lunedì 15 luglio 2019

Tiere - Animals




Anna e Nick, coppia in crisi, partono per un viaggio di sei mesi presso una baita che hanno affittato in Svizzera, lasciando casa sotto la custodia di Mischa. Durante il tragitto però hanno un incidente, Nick ne esce illeso e Anna con un leggero trauma cranico. Intanto a casa loro...


Perché la gente guarda i film?
Ci possono essere migliaia di risposte, tutte più o meno lecite, e ci sono quindi anche migliaia di film che assolvono a ogni singolo compito. E' una questione che riguarda la sensibilità personale, non tanto le capacità intellettive, perché esistono persone estremamente intelligenti che possono intendere il cinema unicamente come un mero svago prima di andare a dormire.
Quindi, per favore, nessun talebanesimo nei commenti a riguardo.
E nemmeno alla prossima: quand'è che un film è bello?
Anche qua, di termini come bello o brutto non me ne faccio nulla. A me non interessa vedere dei film belli, mi interessa vedere dei film che mi mettano in discussione e che mi facciano arrivare a dare un giudizio dopo averci pensato un po' su. E questo non rende un film semplicemente bello o brutto, ma degno di essere guardato, al di là del giudizio finale.
Ci sarebbe anche una terza domanda: perché ho aperto questo blog?
Beh, che il disagio vada palesato è cosa comune e risaputa, ma a una certa mi viene anche da chiedermi come mai siete qui a leggere i miei deliri.

"Quelli sono i neuroni di Jean Jacques."
"Ma son tutti morti…"
"Appunto."

Tiere, distribuito internazionalmente col titolo Animals e nella mia testa come Lars von Tiere, è un film che porta con sé tutte le caratteristiche dette in precedenza. Perché non è classificabile come bello o brutto, non così semplicemente, è un film che fa dell'ambiguo e del non detto il suo marchio di fabbrica, mettendoti più domande che risposte anche contro ogni possibile principio logico.
Perché bollare tutto come una sensazionalata fatta solo per stupire e accaparrarsi la critica che conta sarebbe fin troppo facile, anche se in certi punti viene quasi da pensarlo tanto sono assurde le vicende  gli sviluppi che vediamo susseguirsi sullo schermo, ma forse non è così.
Per come sono fatto, non credo alle cose semplici.
Al massimo a quelle non riuscite.
Certo che al netto di tutto questo mi piacerebbe capire cosa ho appena visto, perché è inutile negare che scrivo di questi film anche per cercare delle riflessioni che mi aiutino a capirli. E come già detto, se un film (ma anche un libro, un fumetto, un'opera teatrale) ti porta a tutto questo, allora in parte è già riuscito nel suo intento. Tiere in questo fa il suo sporchissimo compito, pur con tutti i se e i ma che un'operazione simile può inevitabilmente comportare proprio per via della sua natura di voler shockare a tutti i costi o nel creare un mind-trip che vuole elevare una storia che proprio su un gioco delle menti si basa, al di là delle apparenze.

E già qui...

Dirige e scrive il tutto tal Greg Zglinski, un polacco di Varsavia trapiantato in crucconia, e già qui la cosa fa ridere visti i precedenti storici - ma pare che il tizio sia famoso per essersi spostato continuamente nella sua vita, sia per lavoro che per studio.
Non so chi sia, non l'avevo mai sentito nominare e pure su internet sono riuscito a reperire abbastanza poco su di lui e i suoi lavori precedenti. Pare che sia proprio con questo Tiere che abbia raggiunto una piccola vetta di popolarità e, a ripensarci, si può fare anche il gioco del film polacco sottotitolato in tedesco.
Ok, la smetto.
C'è da dire che al "primo appuntamento" il Greg dal cognome semi-impronunciabile convince, anche se in parte, con un film che sicuramente si fa ricordare nel suo piccolo e che desta i giusti interrogativi, magari con delle soluzioni un po' facilone, anche a dispetto di tutta la complicazione che vuole tirare fuori, ma che trova la sua vera forza nei non detti, nei momenti suggeriti che lasciano la libera interpretazione allo spettatore.
Su un canovaccio semi-inesistente trovano una serie di collegamenti e interpretazioni molti elementi che, fra animali parlanti e viaggi spazio-temporali improvvisati, fanno più volte la loro comparsa.


Spesso si dice che di certi film l'atmosfera conti più di tutto il resto.
Lo ammetto, certe volte questo mi frega. Di tutti i film del maghetto quattrocchi adoro Il prigioniero di Azkaban proprio per le atmosfere che Cuaròn ha spauro dare alla pellicola, mentre un film come Valhalla rising mi piace quasi più di quello che meriterebbe per l'alone di pesantezza che Refn ha saputo dargli - nei suoi momenti mi è piaciuto persino La solitudine dei numeri primi, tanto per capirci. Ma se proprio vogliamo sciorinare titoli a raffica, posso dire che il Suspiria di Guadagnino, per quanto eccellente a livello di fotografia e ambientazioni, non è riuscito a convincermi perché da sola credo non possa reggere sulle metaforiche spalle un intero film, a patto che non sia spoglio di qualsiasi contenuto.
Tiere si fa strano anche su questo, perché è quasi impossibile dargli una vera e propria atmosfera cardine e, quando vedi qualcosa che ti colpisce, cambia subito, lasciandoti senza il tempo di respirare nonostante a conti fatti accada davvero poco.
Si può passare dai toni leggeri della commedia, in un film che non sembra volersi prendere sul serio manco per un secondo, a quei lunghi momenti nei tunnel che da soli valgono quasi più di tutto il resto, lasciandoti addosso una sensazione che non se ne va fino a che non arrivano i titoli di coda.
E in questo film di tunnel ce ne sono parecchi.
Ma di cosa parla, alla fine? Perché è difficile da capire, ve lo assicuro...

"Ma quindi Zglinski è una buona forchetta?"
"Ahahahahah fuori di qui."

Se tutto questo pensare mi ha dato tanto, parla "semplicemente" di rapporti umani.
Metto il semplicemente fra virgolette perché credo siano la cosa più complicata esistente, così come tutto ciò che ne consegue. Perché per quanto uno possa legittimamente crederci o meno, la nostra vita è costantemente in bilico fra le persone che conosciamo e quelle che incontriamo accidentalmente.
Tiere sembra parlare delle ossessioni che li contraddistinguono.
Non verrà mai specificato se la coppia va in quello chalet affittato per separarsi o per ricostruire un rapporto in evidente crisi, per quanto nella prima parte facciano di tutto per far credere il contrario. Così come è palese che parli anche di morte, dato che è la prima cosa che si nota quando devono far vedere alla ragazza l'appartamento e come conservarlo - si vedrà infatti che nell'acquario un pesce galleggia. E ripensandoci, un cuoco il più delle volte non ha a che fare con animali morti, per cucinarli?
E' tutto un aleggiare continuo di una morte non ben specificata che si ripercuote anche su tutto il resto, giocando coi personaggi a diversi livelli temporali e di esistenza, nonché di locuzione geografica. E quella porta che sia nella casa principale che in quella affittata non va aperta...

"Jean?... ditemi che è un incubo e svegliatemi!"

Non c'è un vero senso nelle ossessioni, così come non avviene secondo una logica comune. Alla fine Tiere è un film di una donna invisa dalla gelosia e che nei suoi sospetti vede un concretizzarsi e poi un ampliarsi portandoli all'esasperazione. C'è quella donna a badare alla loro casa che è uguale alla coinquilina del terzo piano, col quale il marito ha una relazione, il cui viso poi si vede ovunque, anche nella gelataia che incontrano in città. Così come i punti di vista si scambiano, e non si capisce mai se stiamo vedendo tutto dagli occhi di lei o di lui, forse perché in questi giochi bisogna per forza essere in due.
Perché in certi momenti possono essere benissimo i sensi di colpa di un uomo che sa di sbagliare e invece fa tutto quello che l'istinto gli comanda, come un animale.
Alla fine non siamo animali?
Perché qui gli animali hanno una valenza non solo simbolica, ma anche utile all'economia del racconto.
Zglinski dirige tutto con mano sicura, senza esagerare con la sua abilità nel comporre le immagini, che si lascia andare solo in un paio di passaggi, ma tenendo una regia sicura e impostata, senza scavalcare mai l'assurdità della sceneggiatura e lasciando (non)parlare i fatti. Scuramente un nome interessante che sarebbe meglio approfondire, specie visto il successo, per quanto contenuto, di questa sua fatica.

"Jean, oltre che a recensire impara anche a fare le lavatrici."

Sicuramente un film che, al di là dell'apparente leggerezza di diversi momenti e per quanto si dica alle pellicole tedesche, non me la sento di consigliare. Si arriva fino alla fine senza tanti problemi, ma comporta degli sforzi che non tutti vogliono fare nel guardare un film.
E mostra i rapporti umani senza ipocrisie, in maniera che certi potrebbero trovare scomoda.
Anche questo è un motivo per voler bene a questo piccolo film.





2 commenti:

  1. Mai sentito, lo ammetto, però sembra molto affascinante.
    I frame che hai inserito sono pazzeschi!

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    Risposte
    1. E non sai che fatica trovarli! 😂
      Comunque sì, è affascinante, al di là della confusione che può creare. Peccato che come tutte le cose "molto particolari" sia di difficile reperibilità...

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U