giovedì 29 agosto 2019

Antiporno - Anchiporuno




La frenetica giornata dell'innovativa pittrice-scrittrice Kyoko, tra interviste da organizzare e le sue quotidiane pazzie da assecondare, anche a danno della sua devota assistente, insieme all'immancabile demone del passato… o forse non è proprio così?


Se ci pensate, la nostra società negli ultimi anni ha fatto passi da gigante su molte questioni. Ci pensavo leggendo un articolo che diceva che, per certi aspetti, una serie come Friends vista adesso per certi versi può addirittura apparire ingenuamente omofoba.
Lo so, si sta lottando e si deve ancora lottare per un sacco di questioni, ma dei progressi li abbiamo fatti. Che alcuni siano approdati solo da poco dovrebbe far riflettere, ma non mi voglio dilungare...
In tutto ciò, le donne rimangono sempre in fondo alla catena sociale.
Ancora oggi gli stipendi maschili e quelli femminili non sono equiparati, il desiderio di maternità può determinare un'assunzione, norme ed etichette comportamentali variano in base all'uno o all'altro, ci si aspettano precisi obblighi e sessualmente sono ancora soggette a moltissimi pregiudizi.
Non è stato un politico (badate, con la o) a essere paragonato a una bambola gonfiabile tempo fa, ogni anno non vengono uccisi 120 uomini fra le mura domestiche, sui social a nessun maschio è mai stato augurato lo stupro e a nessun uomo viene detto cosa fare del proprio corpo.
Oddio, a volte mi dicono di girare con una maschera perché spavento i bambini, ma passiamo oltre...

"Jean, che guardi?"
"Mamma, ma non avevi detto che uscivi?"

In tutto questo, il #metoo si è (purtroppo) concluso col proverbiale pugno di mosche in mano, con una fraintendimento da parte di ambo i sessi di cosa sia il femminismo e, lasciatemelo dire, che molte donne non sappiano quelle che sono le basi fa capire che un certo germe radicato nella nostra cultura ha fatto più danni del previsto.
Ovvio che uno come Sion Sono, il quale, per dirla in termini raffinati, è abituato a prendere a pisellate in faccia la comune moralità, possa aver trovato campo fertile in questo argomento per girare un suo film, specie dopo alcuni anni in cui aveva provato a darsi al mainstream - anche se alla sua maniera.
Interviene anche stavolta una commissione che vuole finanziare diversi registi, tra cui anche Hideo "Ringu" Nakata, per rilanciare il pinku eiga, in special modo il roman porno della Nikkatsu, progetto al quale Sono aderisce pur andando per i fatti suoi e facendo, come suo solito, lo stracazzo che gli pare e come gli pare.
Anchiporuno va quindi visto con la coscienza di guardare un film di un tizio che tanto dentro di melone non lo è mai stato (casomai non si fosse capito, da queste parti vale come complimento) e che in quel momento era strafatto di una pista tagliata particolarmente male. Perché questo film è folle, visionario, anarchico, kitsch come solo i film di Sono sanno essere e provocatorio per il gusto di provocare - ma con del contenuto.

"Jean, ma alla tua età non ti vergogni a guardare di nascosti i film zozzi?"
"Mamma, non è quello che sembra!"

In Giappone, per quello che comporta i media con le persone reali, la censura impone il tassativo divieto di riprendere organi genitali o delle copule in atto. Inoltre i pinku eiga erano sempre al limite del pornosoft, per quanto ebbero modo di svilupparsi anche su scenari violenti o addirittura sull'hardcore, e una durata di poco superiore ai sessanta minuti per poter essere proiettati più volte durante l'orario della giornata insieme alle normali pellicole distribuite, senza contare che dovevano costare molto poco e girati in una settimana.
Sono rispetta tutti questi canoni per il suo Anchiporuno, che infatti dura poco più di un'ora e dieci, non mostra mai scene di nudo troppo spinte e tutte le perversioni varie sono più che altro accennate a parole o fuori dallo schermo, senza mai approfondire i dettagli.
Ad accomunare ancora di più le cose, sta il fatto che i pinku eiga furono comunque dei film che ebbero pure una certa valenza artistica e che permisero di arrivare al climax di una pellicola come Ecco l'impero dei sensi, che ne è erede di un certo filone, così come questo film possiede, come tutte le pellicole di Sono, una presuntuosa voglia di avere qualcosa da dire. Che poi lo faccia con gli stilemi tipici del regista è un altro discorso che lascio tradurre alla vostra personale sensibilità ma, sarò chiaro, da queste parti è piaciuto parecchio.

"Jean, ma quindi tutti quei fumetti in camera tua..."
"Mamma, ti prego..."

Parlavamo di donne, appunto...
Sono realizza un film quasi interamente interpretato da donne, dove sono le donne che parlano, agiscono e fanno cose, contro gli altri e contro se stesse. Per fare ciò il "buon" Sion gioca coi generi e coi piani della realtà, creando una gioco di scatole cinesi (ahi!) che porta ogni volta la storia su una diversa facciata, mostrando una realtà differente.
Il tutto per quella che è la pellicola più folle e anarchica dell'autore jappo, sempre concentrato in un discorso che va contro la società del prorio paese, ma che potrtenne essere quella di tutti, la sua castrazione sull'individuo e su un individualismo che però non porta a nessuna coscienza di sé. Tutte cose che derivano dall'apertura con l'occidente che insieme al progresso economico e tecnologico ha portato una serie di stilemi che hanno fatto evolvere una certa rigidità già presente nella cultura asiatica.
Le donne ne sono state vittime.
Come dappertutto.
Anchiporuno inizialmente stranisce, poi decostruendosi e sommando particolari arriva a formulare un discorso preciso e, anzi, estremamente semplice: le donne non hanno mai ottenuto la libertà agognata e quella raggiunta è solo una facciata. Lo dice chiaramente, prima in quello che sembra un delirio, poi più seriamente, e le stesse parole appaiono così drammatiche da far passare la voglia di ridere.

"Jean, le uniche persone vestite in questo film hanno pessimi gusti."
"Mamma, ma la vuoi piantare?"

Credo che un film così valga quanto un "Vaffanculo!" urlato in piena faccia, con la scusa che lo fa con voce potente e, anche se imperfetta, piena di rabbia. Perché è la rabbia che resta addosso una volta che tutta la matassa viene sbrigliata. Resta solo un enorme senso di delusione e impotenza, che va al di là della storia personale raccontata dalla protagonista o il suo triste passato, e al di là anche dei giochi prospettici della realtà.
Tutto quello incanta, eslata e rende curioso un film che alla fine è molto semplice.
Le donne non sono mai state libere.
Lo fa con colori vivaci, con quelle numerose prese in prestito dalla pop art e con un certo auto-citazionismo (i palloncini di Koi no tsumi, per dirla tutta), ma lo fa in maniera accattivante, che non ha paura di prendersi in giro da sola nell'affrontare un discorso così serio e riuscendo a farsi capire con gran facilità. Pecca forse nel suo voler essere sempre così su di giri, sopra le righe, strano a tutti i costi quasi per il mero gusto di stupire e confondere, insieme a un paio di momenti che allungano quanto già detto - in poco più di un'ora, ricordo.
Perché di tutto quello alla fine resteranno solo le accuse fatte a piena voce da una ragazzina a un paese - a un mondo - intero, resterà il suo trovare la leggerezza che dovrebbe esserci di natura fottendosene (letteralmente!) di tutto e di tutti, troverà quella libertà che dovrebbe essere di ognuno. Si sporcherà, ma sporcarsi è l'unico modo per essere liberi e in pace con se stessi, senza il desiderio di mostrare cosa si può essere e senza pregiudizi su cosa sia sbagliato o meno.


"Jean, pensavo fossi migliorato dalle superiori..."
"ふしだらな女!"




Sion sono è la conferma che delle voci in grado di leggere e trasfigurare la realtà esisteranno sempre. E che dalla bruttura di un mondo che ha dimenticato i suoi figli nascerà sempre della bellezza.
Di certo, non una bellezza canonica.
Nel frattempo, resta solo da sperare che il mondo possa migliorare. Per tutti.

PS: il film da noi non è ancora uscito e credo non lo farà mai. E' reperibile solo in rete e, visto il titolo, per una volta i continui popup sembreranno normali...





4 commenti:

  1. A frenarmi è il titolo, ma se sono solo in camera lo vedo :D

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    1. Le didascalie hanno fatto scuola 😂😂 è molto meno spinto di quello che può sembrare, alla fine.

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  2. Post molto interessante. Non conosco il regista ma sembra abbastanza "matto" da piacermi.

    Sono d'accordo con te sul discorso disperata sociale tra uomini e donne, la situazione è migliorata ma c'è ancora molto da fare.

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    1. Matto? Sta fuori come un balcone, più che altro, ed è geniale proprio per questo ^^'

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U