martedì 6 agosto 2019

Possum




Philip, uomo psicologicamente instabile, torna alla casa in cui visse da piccolo dopo uno spettacolo di marionette andato molto male. Lì ritroverà il patrigno Maurice e, senza che l'abbiano mai abbandonato, i fantasmi del suo passato. Soprattutto il Possum, orrido essere, e la marionetta da cui non riesce a liberarsi...


Quanto è importante la novità per la riuscita di un'opera?
Ve lo dico io.
'na sega.
Per quanto sia qualcosa che, se c'è, è sempre gradita, credo che prima o poi moriremo tutti alla ricerca di qualcosa di nuovo senza riuscire però nel nostro intento. Non credo sia impossibile inventarsi più altro, l'idea giusta al momento giusto verrà, ma sono altresì sicuro che per imprimersi bene nella memoria ci sia altro. Non per nulla, alcuni dei film e dei libri più belli che ho visto e letto, erano rodatissimi nelle tematiche e nello stile, ma mi sono ugualmente rimasti dentro.
La novità non è essenziale, anche perché è un concetto abbastanza fugace e volatile, quindi preparatevi al bird watching. Soprattutto agli esordi, dove rimandi, derivazioni e maestri ispiratori sono più evidenti che mai, a parte in quel periodo della carriera in cui vuoi fare "l'omaggio" e che preannuncia che ormai hai esaurito la trippa.

Jean, ti hanno cercato Lars von Trier e Luca Guadagnino.

Possum di Matthew Holness è un film di questo tipo. Lineare come il profilo di Keira Knightley e con dei rimandi autorevoli così evidenti da farti fare un collage delle visioni che devono aver ispirato il cineasta inglese, a cominciare da quei titoli di testa che sembrano rimandare a una serie tv ma che sono ugualmente di grande effetto. Per il resto, c'è un'impronta del miglior Cronenber non da poco, soprattutto dal suo Spider, e qualche rimando ad horror cult più recenti come il già più volte osannato The Babadook-dook-dook insieme a rimandi più o meno forti di quella che è la cultura pop - i palloncini, ad esempio - e degli stilemi tipici di un certo cinema dell'orrore.
Per quanto non sia proprio un film dell'orrore.
Manca il costrutto sociale, manca la paura della modernità e, soprattutto, il sovrannaturale. Possum è in tutto e per tutto un film grottesco mascherato da film dell'orrore, da horror introspettivo, basandosi interamente tutto su questo giocoforza in cui vanno a completarsi più elementi: l'ambiente, la regia e il cast.
La cosa che sorprende non è tanto l'ottima riuscita del tutto - detto senza mezzi termini, è un vero e proprio gioiellino - ma che il regista Matthew Holness sia al suo debutto in un lungometraggio e che prima abbia avuto una florida carriera come scrittore e, udite udite, comico.
Sì, davvero.
E visto che pure Jordan Peele lo era, credo che non riuscirò più a guardare gli show di Maurizio Crozza con la stessa spensieratezza di prima.

Vedi alla voce: casting perfetto.

Come gran parte dei film estremamente notevoli e fuori dagli schemi (o di melone) degli ultimi anni, Possum non è ancora stato distribuito qui da noi ed è reperibile unicamente sottotitolato. Il che da una parte è davvero un gran bene poiché molto del lavoro lo fa, come già detto, il cast, che ascoltato nella albionica lingua originale permette di vedere una vera e propria meraviglia recitativa.
Se da una parte abbiamo uno Sean Harris (Macduff in Macbeth) che riesce a esprimere una compassione infinita con lo sguardo e una voce spezzata, dall'altro giganteggia Alun Armstrong, famoso perlopiù in parti secondarie in alcuni film, anche Blockbuster, e in numerose serie-tv, che nelle scene in cui compare riesce a rubare la scena. Solo due attori a gestire tutte le file di un film piccolo e lineare, due voci pazzesche che anche senza capire quello che dicono riescono a ipnotizzare tanto sono belle.
Se poi pensate che uno dei due passa gran parte del tempo seduto, riuscendo comunque a imprimersi nell'immaginario, basta questo a darvi un assaggio della loro bravura.
Restano ambiente e regia.
Due cose così strettamente collegate - come la recitazione, ma in maniera diversa - creano tutta la cornice su cui il film poggia le proprie fondamenta. Ed è per questo che stupisce il fatto che sia un esordio, per la gestione di luci, colori, il senso di marcio che aleggia grazie anche alla particolare pellicola usata per le riprese in interni e, infine, il design del Possum.
Ma del Possum a una certa ce ne frega meno di zero.
Come della novità, del resto.

A

Al posto di quel pupazzo, realizzato dallo studio di Sydney che si occupò di film come la seconda trilogia di Star Wars o dei Pirati dei Caraibi, poteva esserci un Ciccio Bello e non sarebbe cambiato nulla. Il design fu suggerito da Holness per via della sua fobia dei ragni, sulla quale aveva gestito il racconto breve che ha dato origine allo script del film... ma come spesso succede sui film che fanno perno proprio sui metaforoni, non è il soggetto in sé che deve impressionare quanto quello che si porta dietro.
Anche se a portarselo dietro è Philip.
Ba-dum *tsssss*
E non riesce a separarsene, cosa che occupa quasi tre quarti del film. Vediamo cercare di annientare quel maledetto pupazzo in più di una maniera, senza però riuscirci, facendo sempre ritorno nei modi meno plausibili, tanto da farci chiedere se il tutto esiste nella realtà o solo nella mente del protagonista.
Un intero film gestito su questo e che, nella sua breve durata, per forza di cose si fa un po' ripetitivo - i vari trip di Phil erano sempre necessari? - oltre che portatore sano di un ritmo non proprio da maratoneti, quanto di passeggiatori casuali. Ergo, se vi cala la palpebra facilmente, siete avvisati.
Se siete attenti, invece, capirete che Possum è una pellicola che parla di alienazione, di un passato di cui è impossibile liberarsi e col quale siamo costretti quotidianamente a fare i conti. Tutte cose già dette, ma a una seconda visione capirete molto di più di tutti i riferimenti lasciati qua e là. Perché come tutte le grandi opere insegnano, sono i non-detti a contare.

"E questo bel bambino a chi lo diamo?"

Non è un caso che Phil sia ritornato in quella casa così come non è un caso il rapporto morboso che lo lega al patrigno. Nulla, in questa pellicola, è messo tanto per fare. Alla fine tutto fa parte di un preciso disegno che traccia un profilo preciso ed estremamente lucido, pur con tutte le classiche imperfezioni che può avere un esordio. Anche se è un esordio estremamente sicuro come questo, libero anche da ogni catalogazione.
A Holness non gliene frega di raccontarci del mostro e molte scene in cui compare appaiono perlopiù per allungare il brodo, pur essendo sempre molto evocative, anche se con pochissimo. Gli importa di Phil, un essere dimenticato dal mondo, tranne che dal Possum, perché è lui stesso a portarselo dietro - importante: guardate bene come spegne la sigaretta a inizio film, scena madre per capire qualcosa sul suo passato. Gli importa di raccontare del parziale riscatto di una vita. E sta proprio in quel finale la vera bellezza.
Perché il passato bussa alla porta e lui finirà per aprirla. Ma il riscatto arriva con poco, non cancella tutto quello che c'è stato, non migliora in maniera pratica il suo presente e non gli darà l'applauso della folla. Gli darà solo l'assenza della paura, quella di un uomo che ha lasciato il proprio passato libero di andarsene, pur sapendo che c'è stato.
Philip è sempre lo stesso.
Ma in quella scena finale sembra cambiato in qualcosa. Nello sguardo.

Ma è un riferimento a Ridley Scott?

Ad ogni modo, confido nell'uscita del probabile sequel Emming, che parla dei suicidi di massa tramite salti acrobatici nei burroni.
Ok, la smetto per davvero.





6 commenti:

  1. Post che mi è piaciuto quanto il film, una roba che dovrebbe essere un horror, invece è un METAFORONE, solo che quel cazzarola di mamozzo è inquietante sul serio ogni volta che compare. Cheers!

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    1. Mamozzo? 😂😂 Sì, film veramente bello e assurdo. Peccato sia così poco conosciuto.

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  2. Sembra molto interessante, quanto il tipo di film che non può piacere a mio marito, che patisce i ritmi lenti...peccato perché mi incuriosisce!

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    1. Interessante lo è, eccome! Poi diciamo che la malattia generale può sopperire la lentezza.
      Forse... 😅

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  3. Strano davvero questo film, per questo ancor più interessante, ma potrei soffrire il ritmo, mah vedremo..

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U