martedì 10 settembre 2019

It - capitolo 2




Pennywise non è ancora morto e dopo 27 anni ritorna a fare vittime. I Perdenti dovranno quindi riunirsi a Derry per l'ultima battaglia...


Stephen King non è mai riuscito a fare un buon finale.
E' questa la critica che viene mossa maggiormente al Re e, in parte, devo dire che è vero. La cosa si palesa innanzitutto in un libro come Cosa preziose, uno dei suoi che preferisco e stranamente uno dei meno citati, nonostante la mole imponente. Lì i tranelli di Leland Gaunt avvengono con un intreccio semplice ma calibrato al millesimo, dove piccole azioni danno origine a danni catastrofici in un effetto farfalla calibratissimo e descritto minuziosamente. Manco a dirlo, si conclude tutto con un effettaccio da b-movie di quart'ordine che, per quanto non sminuisca minimamente tutto quello fatto seicento pagine prima, un po' ti fa chiedere che cacchio si sia fumato il Re.
Che non è tanto il finale vero e proprio, le ultime scene (per quanto la balena viola di Shining mi abbia fatto crescere un melanoma da non so quale parte) ma proprio il palesarsi del male, cosa che a una certa succede persino in It.
Che ripeto, rimane uno dei libri più belli che io abbia letto e una sorta di spartiacque nella narrativa moderna.
Certo però, visti i precedenti, andare a vedere proprio la parte finale - ripeto, finale - un po' di inquietudine te la mette ancora più del film.

Bella ragaaaa! Sono tornato, merde!

Tagliamo la testa al clown: non è un film riuscito.
Con questo voglio dire che è un film brutto?
Beh, se questo Capitolo due fa parte della categoria dei "film brutti", allora molte pellicole che ci hanno sorpreso dovrebbero diventare la media accettabile. No, è un film poco riuscito, cosa che va analizzata più nel complesso, perché le sue qualità le ha, solo che non le sa sfruttare.
E non voglio mettermi a fare paragoni con il libro, sapete che li trovo inutili, ma davvero, se vuoi apportare dei (più che legittimi) cambiamenti a una storia, devi anche sapere quello che stai facendo, cosa che qui non avviene.
Il Capitolo uno mi era piaciuto, al netto dei suoi limiti, ma si trattava di un film che aveva cuore, che presentava dei personaggi e riusciva a farti affezionare a loro - cosa non da poco, visto che erano parecchi - e riusciva anche a cristallizzare un momento delicato come quello della pre-adolescenza con sincerità ed entusiasmo.
Non era assolutamente un film perfetto, ma era un film onesto e sincero e con una sua voce. Una versione che per obblighi verso il media e produttivi presentava diverse semplificazioni, ma che riusciva a trovare un suo senso d'esistere anche in virtù dei suoi limiti. Nel complesso, un ottimo film, che riusciva a imprimersi nella memoria e a offrire diverse scena chiave ben realizzate e con il giusto peso. Certo, affiancarlo al libro diventava un "It per deficienti", ma Kubrick e Tarkovskij a parte, credo che sia il paragone che viene con ogni accostamento.

La Chastain mi rende sopportabile la visione di ogni particolare <3 td="">

Credo anche che i veri capolavori (pur con le dovute eccezioni) siano quelli così fedeli e aderenti al proprio media da non essere trasporti con la stessa efficacia sugli altri. Il primo esempio che mi viene in mente è quello di Watchmen che, per quanto tributato con un film dignitoso, è così fedele al suo gioco di vignette simmetriche e griglie da non dare lo stesso effetto su celluloide, colpa da non tributare solo a Zack Snyder.
Stessa cosa per il mattone di King.
Un libro bello spesso, che si prende tutto il tempo che gli serve per tutte le mille e passa pagine ma, soprattutto, che gioca alla sua maniera col tempo, offrendo una storia che procede cronologicamente come vuole e dando così tante sfaccettature della stessa vicenda da avere un simbolismo nascosto in ogni dove. Certo, narrativa popolare, come dicono alcuni che vorrebbero sfregiarlo negativamente, ma narrativa popolare di altissimo livello.
E già qui l'idea di dividerlo in due parti è castrante.
Almeno, per come è stata realizzata questa seconda.
Perché sembra assurdo dare una versione così lineare di una storia che del tempo e dei giochi col tempo ha fatto il proprio mantra. Se la prima parte uscita due anni fa poteva cristallizzare un momento preciso, l'infanzia, lo stesso non avviene con l'età adulta. Si ha un bellissimo ricordo dei Perdenti da bambini, ma non si riesce a provare un minimo di empatia per loro da adulti. Non ci viene offerto nulla del loro background da che hanno lasciato Derry, se non delle parentesi iniziali abbastanza ridicole e ininfluenti.

La pubblicità del McDonald's comunque me la ricordavo diversa.

Mancano davvero troppe cose all'appello in questo film, ma anche di semplice buona riuscita. Oltre ai salti temporali e alla pessima gestione dello spazio cronologico degli eventi fra il primo e questo capitolo, è la voglia del regista Andrés Muschietti che pare venire meno, anche se certi colpi ben piazzati riesce a metterli e c'è una messa in scena abbastanza raffinata in ogni momento.
Ma i cali, quando ci sono, si sentono.
Tanto che alcune scene sembrano addirittura girate in fretta, quasi contro-voglia, da farti immaginare un dialogo simile.
"Ok André, ora mi metto in posa…"
"No." 
"Ma dai, così mi riprendi da sotto e facciamo sentire il peso che..."
"No James, fai tremare un po' la mano e io ti riprendo in campo-lungo. In fretta, che ci sono i saldi e Barbara mi sta rompiendo mis bolas per portarla a fare compere."
E quando ti viene da pensare a cose simili mentre stai guardando un film, allora... Houston, abbiamo un problema! E di problemi ne seguono parecchi, tanto che col proseguire ti viene da fare una cosa peggiore: pensare al libro e dirti, da solo un accenno di una scena appena iniziata, che sì, King è proprio un genio, dimenticando che stai guardando un film e perdendo la concentrazione.
In quasi tre ore di durata succede parecchie volte.

"Oh-oh-oh! Buon Natale!"

Succede così spesso che per una volta persino i jumpscare non danno particolare fastidio e, anzi, alcuni li ho trovati parecchio azzeccati e contribuiscono anche a un ilare liberatorio. Peccato però che, per ritornare alla cit. di Tom Hanks, siano totalmente fini a se stessi e non aggiungano molto alla trama se non dei brevi spazi comici, a tratti i più riusciti del tutto. Ed è strano che quello che dovrebbe essere un film horror sulla crescita, sul rapporto con l'infanzia e sull'eredità del tempo, non solo prosegua così cronologicamente, ma finisca anche per non far paura e funzionare davvero solo quando agisce come commedia. Con questi personaggi adulti verso i quali non si riesce a provare la benché minima empatia o interesse e che si fanno rubare la scena dai loro se stessi più piccoli in diverse occasioni.
Ma soprattutto, le scene impattanti sono davvero poche.
E non chiedevo lo splatter esagerato, ma se penso alla prima parte ogni cosa buona è stata dimenticata. E mi riferisco a piccolezze, come le entrate in scena di Pennywise. Muschietti era riuscito a renderle memorabili con poco, un gioco di prospettiva coi palloncini, il contorsionismo del clown quando usciva dall'armadio, e a offrire delle stilizzazioni visive (la luce in fondo alla sua gola) che facevano intuire come ci fosse molto di più oltre alla sua forma. E Derry, la città, agiva come vera protagonista del tutto.
Qui no.
Penny si limita a comparire e basta, tanto che la bravura di Skargard serve fino a una certa.

"Occhio di conilgio / rumore di fischi / trasforma quest'acqua in whisky!"

Ma soprattutto è la figura del clown a uscirne con le ossa rotte.
Un male ancestrale che viene ridotto a un pagliaccio da battere, saltando quello che era il vero punto forte del libro e riducendo il tutto a una battaglia con uno spirito coglione che, per quello che è il suo potere e l'importanza che ha in quella città da tutto quel tempo, fa una fine abbastanza miserevole. E ripeto, non si tratta neppure di differenze fra libro e film, ma proprio della capacità di saper trattare una storia. King dimostrò il suo genio - oltre il fatto che con la banche dame non ha mai smesso - proprio in quello, riuscendo a ritrarre un male ancestrale e la battaglia in una dimensione ancestrale, dimostrando un'ampiezza di vedute al di là di ogni immaginazione, la nostra almeno, e mettendo basi e collante per la sua saga de La Torre Nera.
A fine film non si avverte tutta la pesantezza che una figura simile deve avere. Non si sente il suo potere millenario e anche quell'appellativo, divoratrice di mondi, appare messo davvero a caso. E' solo un clown che mangia le persone, quando quella del pagliaccio dovrebbe essere un avatar, tutte cose che erano inizialmente state fatte intuire ma che vengono meno.
E sono davvero troppe le cose trattate alla leggera in questo capitolo 2, troppe cose che azzoppano quello che poteva essere veramente un grande finale e alla fine si riduce a essere un film come tanti.

Sì, è la Chastain.
Sì, ho fatto una battuta volgare e prevedibile...

Che non è brutto, ma si riduce a essere un prodotto molto mainstream (non che l'essere mainstream sia per forza qualcosa di negativo), pensato più a un pubblico di adolescenti, che smorza tutte le buone aspettative che era riuscito a creare, anche se alcune idee di regia sono davvero belle.
Ma sono solo sprazzi.
Troppo poco per una figura iconica di questa portata.

E ad ogni modo, è incredibile come nel 2019 mezza sala abbia fatto versi disgustati nel vedere un bacio a stampo fra due gay. Forse Pennywise vive ancora fra noi...





7 commenti:

  1. Pennywise VIVE tra noi, ed è questo che mi è piaciuto tantissimo del film di Muschietti. E' il bullo sfigato, è il Salvini di turno, è il mostro che se non facesse paura (o non facesse leva sulle paure) nessuno si filerebbe e allora ben venga una risata per seppellirlo. Personalmente, sono molto ma molto soddisfatta.

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    1. Concordo sulla cosa, ma per me non è stata realizzata a dovere.
      Quindi il mondo ancestrale lo ha fatto cadere lui?
      - ok, pessima 😅

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  2. Molto d'accordo Genius, trasformare Pennywise in un bullo da rendere piccino picció é una modifica bella e al passo con i tempi, ma deve avere una logica nella storia. Così decade anche tutta Derry, marcia fino al midollo per la cattiveria del Clown. Il fatto che in sala si siano tutti schifato per il bacio gay dimostra che avevano avuto l'intuizione giusta, peccato abbiano sbagliato l'esecuzione. Cheers!

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    1. Infatti :/ dai, Muschietti avrà modo di rifarsi. La stoffa ce l'ha.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U