martedì 29 ottobre 2019

Border - creature di confine




Tina è una guardia della dogana che ha il potere di individuare potenziali sospetti grazie al proprio olfatto. Un giorno sotto il suo fiuto capita Vore, essere dall'aspetto sgradevole quanto lei, che viene fermato più per la sua somiglianza che per qualche potenziale pericolo. Viene fuori che sono entrambi dei troll e...


Al compianto Stieg Larrson non perdonerò il fatto che la sua Lisbeth Salander per qualche anno abbia fatto scoppiare quella stramaledetta moda dei thriller svedesi (che poi, l'aurora è già finita?) che infestò le nostre librerie, ma lo ringrazierò perché ci ha dato modo di conoscere quel gran pezzo di psycho di John Ajvide Lindqvist.
Salute!
Che per quanto faccia slogare una mandibola pronunciare il suo nome e sia quasi impossibile impararlo a memoria per intero (lo chiameremo Lind, sperando di non confonderlo col cioccolato) è la mente, piuttosto malaticcia, che sta dietro a Lasciami entrare, da cui Alfredson ha tratto quel bellissimo film, oltre che di tutti quei libri ripieni di zombie, perversioni varie e solitudine urbana aggregata. Poi anche una pseudo auto-biografia su quando scappò di casa per unirsi a un circo, giusto per farvi capire il soggetto.
Insomma, il tipo giusto che può piacere a me.
Perché se non sono pazzi scatenati proprio non ne vogliamo sapere.

"Che, sto per caso a Uomini e donne?"
"Un'altra battuta sul fatto che mi chiamo Tina e ti sbatto dentro!"

Resta il fatto che a questo giro non si prende un suo romanzo, ma il racconto Gräns, contenuto nella raccolta Muri di carta, dove facevano allegramente (?) la loro comparsata anche Oskar & Eli. A dirigerlo c'è tal Ali Abbasi, regista iraniano trasferitosi in Svezia a vent'anni e che alle spalle aveva l'horror gestazionale Shelley, 'na robetta che faceva intendere che aveva mangiato le bistecche giuste ma che col doc e la sua creatura però non c'entrava una Eva.
Perché tutta questa premessa?
Perché il primo metaforone saltato fuori durante le prime del film, che al proprio centro ha il tema dell'inclusione, è stato quello sulla popolazione sami (i "lapponi") contro la quale i governi scandinavi adottarono politiche molto simili a quelle prese contro i sinti e i rom, con tanto di sterilizzazioni e deportazioni infantili.
La storia personale del regista era, con suo sommo disappunto, venuta fuori proprio in questo contesto, tanto che dovette prendere posizioni chiarificatrici per dire che, almeno il suo film, non era uno j'accuse contro quel fatto. Aggiunse però che, qualora avrebbe voluto farlo, sarebbe stato molto più esplicito.
Non si può certo dire lo stesso su Lind, che sembra essere un bel peperino proprio come testimoniano i suoi libri...

"E quella partita di cocaina che avevi fiutato?"
"Cocaina?... sniff... quale cocaina?"

Film strano, questo.
Una pellicola che non ha paura di mostrare nulla e che non si lesina a farlo, giocando coi generi per tutta la propria durata. Qui il suo punti di forza, ma anche quello che può essere respingente per molti. Perché è difficile dire cosa sia Border, così in bilico tra il fantasy, il racconto popolare e di formazione, con quella sotto-traccia thriller che sembra rendere le cose ancora più assurde. E con quella trama così lineare che permette di far combaciare tutta questa accozzaglia di generi senza che uno prende il sopravvento sull'altro, ma tenendo questo strambo equilibrio che però lascia sempre un senso di malessere di sottofondo.
E c'è anche quel suo non essere del tutto definito in tutti i generi che tocca, perché il worldbuild è proprio messo lì alla jävla hund, con questo affiorare di creature folkloristiche e di come la storia svedese sia collegate a esse, senza contare che anche la parte thriller è appena accennata e con dei colpi di scena, se così vogliamo chiamarli, abbastanza prevedibili.
Ma come già detto... una volta che l'assurdità condensata del tutto non ferisce, quelle che normalmente potrebbero essere considerate delle mancanze finiscono per essere giustificabili nell'insieme.
Quindi sì, un film decisamente strano. Ma di quella stranezza che riesce a farti sentire il bello del mondo, anche se bello non è proprio la prima parola che viene in mente a guardarlo.

"Amo', dalla de Filippi però potemo annacce."
"Seh... c'è poster per te."

L'aspetto che riesce a rimanere intatto dall'inizio alla fine è quello della fiaba, per quanto non lo sia. Non è ambientato in un luogo fittizio, c'è una gestsione del tempo e degli spazi piuttosto esplicita, ne è solo direttamente collegato con quelli che sono gli aspetti folkloristici della Svezia.
Quelle scandinave sono culture che, oltre al proliferare del metal, nell' antichità hanno sempre avuto un diretto contatto con la natura e in Border la cosa si respira a piene mani.
Detto ciò, alla fine di che parla 'sto film?
Di tante cose. 
Di rinascita, di scoperta di sé, di amore, di amore vissuto e di disillusione. Tutte tappe nella vita che Tina non era mai riuscita a fare e che Vore la aiuta a compiere. Lui, con quel ghigno sempre dipinto in faccia, con quella sicurezza su di sé e il proprio corpo, in grado di istruirla si quello che i troll erano e che possono ancora essere, del loro stare tutt'uno col mondo e con la natura.
Abbasi mette in scena quella che potrebbe essere una storia comune, puntando sul weird, sul famolo strano (in tutti i sensi...) che, una volta trovato il punto di contatto con questa piccola perla, riuscirà a infondere sensazioni difficili da trovare. Molto più reali di quelle che potrebbero sembrare a una prima occhiata - disgustata.

Guadagnino, guarda e impara!

Naturalmente, questo suo essere ibrido si ripercuote anche sulla messa in scena della pellicola. Che parte come un film minimale e di un certo cinema veriteé segue le orme, con queste atmosfere opprimenti e una telecamera a spalla che segue i personaggi, senza troppi barocchismi. Ma poi sul più bello ecco che arriva la sferzata fantasy che, però, tanto fantastica non è.
Abbiamo già parlato dell'aspetto folkloristico del tutto e, come ben si sa, prima dei fratelli Grimm le fiabe in tutta Europa non erano racconti per la buona notte dei bambini. Facevano parte del mondo e del mondo erano uno specchio, sia nel positivo che nel negativo.
Abbasi si approccia alla materia, complice anche il passato narrativo del buon Lind e il proprio esordio, con uno sguardo molto virato all'horror. E dato che questo è un cinema che parla di corpi e della naturale paura che assale quando si inizia la scoperta del proprio, ecco che le strizzate d'occhio, mai invadenti, a Cronenberg e al suo body horror si fanno interessanti.
Entra così in scena anche la sessualità e, abbracciando quella che è la cultura scandinava su quelle strane creature, affronta un ribaltamento di ruoli non da poco che spiazza. Anche perché sono scene di sesso così assurde che sfido chiunque a non avere un #effettoWTF la prima volta che le vede, anche lo spettatore più smaliziato.

"Posso capì er trucco, ma è necessario vestisse così demmerda?"

Davvero, non credo ci sia una sola cosa in questo film che non mi sia piaciuta, dalla direzione, all'atmosfera, agli attori. Così come il trucco, che trasforma un'attrice di certo non brutta come Eva Melander in Tina, che recita con degli occhi che vi faranno innamorare e con tutto il retso dle corpo con una naturalezza estrema.
Ed è proprio quel richiamo alla natura che prende, quel riuscire a spogliarsi, metaforicamente e non, per trovare la vera parte di sé in un mondo che sembra guardare di sbieco e creare solo malanni.
Ma soprattutto, risulta incredibile che una delle pellicola più umane e disperate degli ultimi anni sia proprio questa, che cerca di essere ridicola e assurda con tutte le proprie forze, stando però ben attenta a non sfociare mai nel cattivo gusto, per quanto il rischio sia dietro l'angolo - sì, specie con una scena.
Non solo ricerca e scoperta di sé, ma anche tutta la disillusione che può nascere nel vedere che la bruttura sta in tutte le realtà che ci vengono offerte, qua la mossa di vero genio che Lind mette in tutto ciò che scrive. Border diventa così anche un film su qualcosa di ancora più importante, la comprensione del bene e del male.
Perché sì, il mondo e la sua storia fanno schifo.
Ma siamo anche noi che, mettendo da parte anche la nostra felicità, possiamo fare un poco per migliorarlo.

"Questo potrei proprio lanciarlo addosso a Jean."

Ad ogni modo, le scene di sesso di questo film in che categoria di Pornhub possiamo trovarle?
Chiedo per un amico...





6 commenti:

  1. Anche loro meglio di Guadagnino, credo che mi piacerà ;)

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    1. Il paragone lo fa anche la persona sbagliata 😂😂 però davvero bello! Ma è "strano" forte...

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  2. Mi è piaciuto moltissimo, come ti dicevo.
    Sicuramente una delle visioni dell'anno.
    Spero di vederlo nuovamente, questa volta in italiano, perché ricordo di aver beccato una folle versione sottotitolata...

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    1. Questo nostro continuo concordare mi spaventa...

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  3. Stavolta concordo con te al 100% : film bellissimo e particolare. Anche a me ciò che mi è piaciuto di più è l'equilibrio perfetto, seppur sul filo del rasoio, mantenuto per tutta la pellicola, che alterna situazioni estreme, paradossali, al limite del ridicolo... eppure questo limite non viene mai oltrepassato, contribuendo anzi al fascino del film.

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    1. Infatti! Lavoro difficile anche per i più navigati... Abbado invece era solo al secondo film 😱

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U