martedì 8 ottobre 2019

Midsommar - il villaggio dei dannati




Dani, già bella ansiosa di suo, cade in un profondo stato depressivo dopo che la sorella si suicida, soffocandosi con gli ignari genitori. Fa così un viaggio in Svezia con il fidanzato Christian, che comincia a essere stufo di lei, e i di lui amici, con l'intenzione di studiare le usanze di una strana comunità che festeggia il Midsommar, un'usanza che si ripete ogni nove decadi e che...


Credo che per un cinefilo non ci sia cosa migliore dello scoprire un nuovo autore e poterlo seguire nella sua evoluzione. Perché fare binge-watching del regista obbligatorio di turno è un conto, ma seguire un artista nella sua evoluzione, anno per anno e film dopo film, è qualcosa che fa diventare la sua conferma come qualcosa di nostro.
Ari Aster aveva già avuto modo di far parlare di sé l'anno scorso col suo Hereditary, un film che aveva diviso abbastanza ma che da queste parti era stato parecchio apprezzato. Ad ogni modo, tutti erano stati concordi nel dire che dietro la macchina da presa stava uno che sapeva il fatto suo, un po' meno quando c'era da battere a macchina per uno script...
Resta il fatto che a tempo record il tizio si è fatto sborsare bei soldoni per il suo secondo lavoro e che già l'anno dopo era bello e disponibile. Pare che la maledizione che sembrava attanagliarlo, e che era stata ispiratrice per il suo esordio, alla fine non l'abbia fregato più di tanto.

Non vi ispirano fiducia?

Sì, il Midsommar esiste sul serio ed è una delle feste più importanti in Svezia. Si festeggia il 24 giugno e possono partecipare tutti. Lo Svenska Institutet, l'istituto della cultura svedese, ha pure realizzato un tutorial per tutti i forestieri che vogliono prendervi parte.
Ovvio che quello di Ari Aster è molto meno lieto ed è la conferma che, con l'horror, questo ragazzone ci sa fare. Oltre del fatto che deve essere un grande appassionato di cultura nordica, perché i riferimenti presenti sono davvero molteplici, anche se non si tratta mai di una cornice che si mangia il quadro o l'opera di un nerd che si masturba sulla propria passione. Ovvio però che uno cresciuto a pane e Manowar/Amon Amarth qui avrà di che divertirsi - a proposito di questi ultimi, posso dire che si vede pure una graziosa aquila di sangue.
Tutto questo però non è atto a screditare o svilire il neopaganesimo, che esiste e conta i suoi adepti, ma è semplicemente un pretesto per raccontare una storia. Sarebbe come se i cristiani se la prendessero per Mao Dante.
Ah, successe davvero?
Non protestarono perché l'anime faceva schifo?
Vabbeh, comunque ora che la polemica è tolta, perché si deve polemizzare su ogni cosa, possiamo andare avanti a parlare del film. Che è un bel film, senza dubbio, un prodotto anomalo nel mainstrem.

Quant'è bella giovinezza / che si fugge tuttavia!

Non è anomala invece la distribuzione italiana, è solo che pippano cose più forti di Aster. Se prima aveva aggiunto il sottotitolo le radici del male, qui fa lo stesso citando a caso le buonanime di Carpenter e Rilla, e in locandina mette una frase che col film non ci capa nulla.
Ma andiamo con ordine...
Dicevamo che anche i più scettici, avevano dovuto dire che Hereditary era un film diretto benissimo, ancora di più se si pensa che era un'opera prima.
Pare incredibile, ma Aster migliora ancora di più. Bastano i primi quindici minuti introduttivi per farlo capire, tanto che viene da pensare che sia necessaria una seconda visione per cogliere tutti i riferimenti nascosti fin dall'inizio o per poter saggiare meglio la potenza d'insieme. Perché le immagini qui dicono tanto, l'atmosfera si fa opprimente fin da subito e non sembra un caso tutto quel rimandare agli specchi, ai riflessi, che tanto ricordano l'intro di Unbrakable, ma sembrano non essere un mero esercizio stilistico.
Quella nordica era una cultura, come molte nell'antichità, che faceva riferimento e collegamento alla natura, all'essere un tutt'uno con essa, e cos'è l'uomo se non un riflesso della natura, che diventa pure un viatico per i vari mondi?
Il primo modo per comprendere questo Midsommar credo quindi che sia il pensare che non si tratti di un excursus nel male, quanto del raggiungere un'alt(r)a forma, sbrigliata dalla modernità e dal proprio passato.

Non è un horror se nel villaggio non c'è il deforme di turno.

Dani è una ragazza in preda ai farmaci, alle proprie paure e che si trova schiacciata da qualcosa che non augureremmo neppure la nostro peggior nemico; Christian invece è indeciso, sta con questa ragazza che ormai l'ha stufato, si lamenta che non fanno abbastanza sesso (anche qui, richiamo alla natura, ci arriveremo) ma non si decide a mollarla e anzi, quel viaggio ha come scopo anche lo scoprire un certo tipo di fauna.
In quel villaggio sembrano tutti perennemente fatti, fanno danze, lavori d'insieme e sono così legati ai loro avi. Un paradiso in Terra che rivela ben presto dei lati oscuri, ben prevedibili, ma la potenza del film sta nel suggerire fin da subito come andranno le cose, senza però lasciarti mai distogliere lo sguardo.
E' magnetico.
Poca macelleria, ma quando c'è, si fa sentire eccome. E' proprio in questo la sua potenza, nel saper gestire un'atmosfera che diventa vera protagonista del film e che accompagna in questo viaggio ai limiti del grottesco, in questa rinascita che lascia una scia di sangue dietro di sé.
Aster stravolge tutte le regole classiche dell'horror: ambienta il tutto di giorno, fa predominare un pattern candido e avvolgente, stravolgendo persino il ruolo della protagonista all'interno di quella che è l'economia dell'orrore. Resta invariata solo la "legge del nero", mi sa.

Aster, facce sognà!

C'è un perenne e forte connubio fra la natura primordiale personale e quella bloccata dai propri limiti. Aster gioca continuamente con le allusioni e ha uno degli epicentri delle varie sotto-trame proprio in una scena di sesso, forse una delle più grottesche viste di recente, ma che era stata tirata e pre-annunciata per tutta la durata del film - solo, non con quegli effetti. E cosa possono esser ei fiori se non la metafora dello sbocciare della donna, della sua apertura alla vita e alla rinascita anche in quel senso?
Dani in quel villaggio ha trovato molte cose. Ha trovato l'orrore, ha trovato una dimensione lontana da un mondo che la stava inglobando e da un passato che la perseguita ad ogni passo. Dai propri blocchi, e anche dal prendere le distanze da quel ragazzo che non sembra avere la maturità necessaria per portare avanti un rapporto.
Sembra che tutto il villaggio giri in circolo per arrivare a lei, come se tutto fosse già scritto e non aspettassero altro che la sua venuta.
La loro regina.
Una regina che in tutto quello prima piangerà, per vedere il proprio passato andare in fumo. Il fuoco non solo purifica, ma lascia macerie, che però possono essere ricostruite, pur con la coscienza che ci sono state. E non so voi, ma trovo che tutto questo sia la visione di una persona che dentro di sé ha un intero mondo.

# All'osteria svedese / viene l'omo con le brache scese #

Siccome semo stronzi dentro, però, non possiamo dare solo zuccherini a 'sto Aster. Che oltre ad essere bravissimo è pure semi-omonimo di Paul Auster.
Si diceva che a scrittura di Hereditary non avesse convinto...
Che come avevo già scritto, non erano altro che due metà diverse unite da un collante debolissimo - come funzionava la bruciatura del diario e qual era il piano del demone-digimon?
Qui abbiamo una trama lineare e la si dilunga all'inverosimile. Dove però l'atmosfera fa perdonare la prevedibilità (è sempre un male?) non è lo stesso per come vengono tratteggiati i personaggi, molti superflui e che cambiano atteggiamento in base alle esigenze della storia. Senza contare che a una certa iniziano a cadere come mosche nell'indifferenza comune, così come è anomalo il reagire davanti a certe iniziative - ma sul serio dicono mentalità aperta e cultura? - o accettare droghe come se nulla fosse.
Pure il pasticciaccio brutto della tesi da scrivere sembra piazzato a caso, giusto per allungare un minutaggio già bello disteso, per essere dimenticato subito dopo, così come è parecchio pasticciata la gestione del lutto di Dani, a metà film quasi ignorato e che ricompare a caso dove fa più comodo.
Tanti piccoli difetti, come il suo predecessore, che fanno intuire come Aster sia già al suo secondo lavoro un grande uomo di cinema che però dovrebbe forse mettere da parte l'ego e farsi aiutare nella gestione della storia, cosa che non gli riesce ancora con la medesima perfezione con cui usa la macchina da presa.

Possiamo dare a Florence Pugh tutte le parti? Anche quelle degli uomini?

La perfezione però credo l'abbia raggiusta Florence Pugh.
Cioè...
A parte che anche vederla così, vestita alla cazzo, con quei vestiti che non la valorizzano (anche questo, un altro richiamo alla sessualità mancata) e la fanno somigliare a una cosplayer di Billie Eilish, mi fa azzerare la saliva.
Ma la sua bravura, poi.
Volgiamo ricordare Lady Macbeth, per caso? Credo che solo piche, così giovani, avrebbero potuto sopportare un ruolo simile, tutte tranne lei. E anche qua, regge sulle spalle un intero film, dando una prova d'attrice strabiliante e che da sola merita la visione. E quel suo sorriso finale, al di là di tutti i trucchi registici usati da Auster, racchiude dentro di se tutto quello che il film ha fatto precedere nelle deliranti due ore e mezza prima.
Auster e la Pugh hanno unito i loro talenti per un film imperfetto ma trascinante, che offre numerosi spunti di discussione ma, soprattutto, la possibilità di essere inquietati con poco.
Peccato che sarà l'ultima escursione di Aster nell'horror, dato che ha già annunciato di volersi dedicare ad altro.
Io posso dire che lo seguirò ovunque, anche in Svezia, se necessario.
Perché ho la certezza che sia nato un nuovo Autore.

Spiega a tutti perché hai la stessa espresisone a fine film...

Si vocifera che possa esistere una director's video con mezz'ora di materiale inedito.
Forse con quella tutti i nodi verranno al pettine e molta della parte centrale abbastanza pasticciata potrà essere risolta. Ma credo che possa essere un allungamento di un viaggio che a tratti speri proprio non possa finire.
Per me questo film è stato così.





4 commenti:

  1. Purtroppo, al contrario di Hereditary, mi è piaciuto molto poco.
    Ingiustificatamente lungo, per quanto affascinante, con una trama che non ha lati oscuri. E quando il pubblico in sala rideva, davanti alle urla esagerate della Pugh, purtroppo questa volta mi sono unito a loro...
    Per me, fra le maggiori delusioni dell'anno.

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    1. Avevo letto che non avevi apprezzato 😕 ti dirò, a me quelle urla, la situazione finale, avevano messo un discreto magone...

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  2. Non funziona tutto vero, ma Ari-Ari-Ari-Oh ha portato la sua vena autoriale nell’horror mainstream come non si vedeva da tempo, mi rompe solo un po’ che abbia già deciso di chiudere con questo genere per passare ad altro, lo vedevo piuttosto portato. Buonanima riferito a Carpenter era affettivo vero? Lo sai che il vecchio John ci seppellirà tutti no? ;-) Cheers

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U