giovedì 3 ottobre 2019

Trauma




Un gruppo di quattro amiche va a fare una serata di bagordi in una casa in campagna degli zii di una di loro. Peccato che bevute e saffici passatempi saranno interrotti dall'arrivo di un male che si nasconde nelle pagine più oscure della storia recente del Cile...


Con il cinema degli eccessi ho un rapporto altalenante. Perché se è vero che moltissimi film che mi piacciono sono anche estremamente violenti, non è detto che la violenza sia una costante nelle mie visioni. Certo, ritengo necessario il vedere cose che ti sappiano scuotere con violenza, termine che assume molteplici sfaccettature, ma è qualcosa che si deve saper gestire.
Un po' come la musica "sperimentale".
Perché a mettere suoni ed effetti a caso per definirsi alternativi sono capaci un po' tutti, farlo con le idee chiare e con una linea melodica ben precisa è tutto un altro paio di maniche.
Stessa cosa con la violenza.
Credo che i veri maestri, i narratori che sanno fare veramente il loro mestiere, siano quelli che anche davanti alla scena più truculenta e volutamente esagerata, sappiano farti dire che no, non era possibile per il fine della pellicola fare altrimenti, sennò l'opera non avrebbe avuto lo stesso effetto.
Spariamola veramente grossa: qualcuno oserebbe mai dire che Giuditta e Oloferne di Caravaggio avrebbe dovuto essere meno cruento?

Questo è l'inizio...

Non prendiamoci in giro, la violenza è un istinto umano assolutamente naturale e non mi stupisce che nell'arte trovi una valvola di sfogo, pure nobilitandola. Ci sono un sacco di modi e motivi per mettere la violenza in un film: si può usarla per dare atmosfera, per conferire maggior realismo e, perché no, anche per divertimento, quando è perfettamente consapevole - lo slapstick di Raimi in Evil Dead 2, ad esempio.
Così pure luci, inquadrature, angolazioni e, a livello di scrittura, pure motivazioni, possono rendere necessaria la catarsi con sangue, cazzotti e frattaglie.
Ma ripeto, è un mestiere difficile.
Ci vuole molta consapevolezza quando i galloni rossi iniziano a scorrere.
Non credo che Lucio A. Rojas, cileno qui al suo quarto lungometraggio, ne avesse molta una volta iniziato a girare e anzi, il risultato finale fa apparire pure parecchio pretestuose alcune sue dichiarazioni promozionali alla pellicola circa il pubblico e la volontà di molti cineasti su quello che si vuole rappresentare coi film.
Rojas dichiarò che il suo voleva essere un film politico, un'aspra critica circa la situazione passata e presente del suo paese e, l'ultima volta che qualcuno se la credeva politicamente così tanto, successe un referendum e ancora prima la produzione di una certa porcata serba...

Quando pure scene così arrivano a stufarti vuol dire che c'è qualcosa che non va...

Molto palese che Rojas abbia voluto mettere in mezzo la dittatura di Pinochet, ambientando il prologo nello stesso periodo, insieme  quella che è la condizione della donna nel Cile odierno. Va da sé che in America Latina il numero degli stupri è ancora molto alto e, legalmente e culturalmente, le vittime non sono quasi mai aiutate come dovrebbero, specie perché fatti simili hanno modo di verificarsi sempre nelle zone più povere e degradate.
Non per niente anche le torture mostrate sono relative al periodo del dictator. Viene mostrata una parilla, una tortura dove la vittima veniva collegata a dei box ad alto voltaggio mentre la corrente veniva fatta scaturire sui genitali o le ferite ancora aperte, insieme ad altre che sono relative ai rapporti emersi dorante la fine degli anni di dominio. Da questo punto di vista, si può dire che è stato fatto un lavoro di ricerca e che Rojas sa dove andare a colpire col suo discorso.
Il problema è il collante...
Trauma è un film estremamente scombinato che, per quanto abbia fatto incetta di premi ed elogi da parte di una certa critica, non funziona per nulla.
E non venitemi a tirare fuori il discorso politici. E' un film di explotation e i film di questo genere ebbero modo di emergere anche per una volontà (pop)olare di vedere una certa parte ignorata dalla politica "che conta" emergere come meritava. Ma che tutta l'explotation sia grande cinema, anche no. Passarono immani schifezze.

La mia reazione arrivato più o meno a metà film...

Il paragone col film di Srđan Spasojević non cade a caso. Entrambe sono due pellicole che puntano alla violenza estrema per poter denunciare il loro stesso paese di appartenenza, mettendo in luce la storia più oscura prima di far esplodere la caciare-gore che li ha resi famosi.
Srpski film raggiunge vette ancora oggi insuperate (qui non vediamo new-born porn a pieno schermo e di ciò ringrazio... anche se una scena molto cringe con una neonata c'è) ma già il prologo faceva intuire che la direzione presa da questo film sia proprio la stessa, dato che nel suo eccedere appare quasi ridicolo e gratuito fin dai primi secondi. E infatti si va avanti con stupri, nefandezze assortite, battaglie, squartamenti e mozzamenti di sorta, portati avanti dalle solite final girl e con dei flashback che dovrebbero irrobustire il tutto ma appaiono sempre più ridicoli mano a mano che vanno avanti.
L'assassino non è più un pazzo qualsiasi, è solo il frutto di quanto il paese ha saputo operare nella propria Storia, l'orrore sopito dell'infanzia che esplode in un adulto che si aggira in un Cile ormai cambiato ma che sotto cova ancora l'orrore di quanto eseguito, che ancora non è dato sapere del tutto e accompagna nella menzogna ogni sudamericano, oggi in mano alle destre più estreme.
Dal punto di vista umano, direi che Rojas ha assolutamente tutta la mia stima e comprensione.

"Cerchiamo di non perdere la testa..."
"Jean, tu e le tue c@##o di battute..."

Gli si può dire tutto quello che si vuole, ma Spasojević è (era? che fine ha fatto? anzi, no, non lo voglio sapere...) un signor regista. Credo che le scene del suo protagonista che si aggira in quei corridoi bui seguito dai cameramen muti siano ancora oggi delle scene evocative e molto potenti, ancora più della carneficina che sarebbe seguita, tutte cose che ti facevano pensare che il film nonostante le premesse strampalate proseguiva benone. E la regia si manteneva su altissimi livelli anche quando la trama dava il suo peggio.
Rojas ha ancora parecchie bistecche da mangiare.
La violenza di Trauma è ben eseguita, con tutto il fare casereccio che per me è sempre un valore aggiunto. Se siete patiti per la bistecconeria facile allora avete emoglobina per i vostri denti. Il problema è tutto quello che accade in mezzo al mantra stupro-ammazzamento-stupro che il film porta avanti per tutta la sua durata, che è davvero slegato, a tratti girato in maniera quasi confusionaria e con quel senso politico che alla fine va a perdersi in un r&r che è ben lontano dai fasti recenti di Revenge.
Gli intenti sono diversi da quelli della Fargeat, certo, e la presenza del figlio di Danny Trejo doveva far intuire qualcosa, ma ci sono troppe cose che non vanno e gli occhi che si possono chiudere sono solo due.

"Spariamone una più grossa di Jean."

Nessuno si aspettava la gestione del dolore di Pascal Laugier e nemmeno chissà quale fine analisi politica, ma mi pare assurdo che una pellicola simile abbia fatto così tanto incetta di premi ed elogi, perché nonostante gli ottimi propositi sembra che il suo unico intento sia quello di mettere su schermo una perversione mal assortita dietro l'altro. Non che ci sia un male e il rischio di trovarci di fronte a una nuova Gunea pig è ben lontano, ma è proprio tutto questo rivestimento politico che gli hanno cucito addosso che mi sembra abbastanza ipocrita, a una certa.
Va bene l'explotation, va bene il restare vicini a un certo cinema "basso" e il non avere paura di piegarsi alle leggi di mercato e al pubblico-capra che vuole vedere solo commedie rassicuranti, ma a una certa davvero basta.
Soprattutto quando si devono usare tutte queste cose per un film che in altre circostanze sarebbe passato come una porcheria qualsiasi.
Perché Trauma per me altro non è che questo, uno Srpski film che non ce l'ha fatta e che mette in scena solo un grand guignol efferato ma che alla fina ha gittata breve. Con un finale che vorrebbe essere provocatorio ma che appare solo ridicolo, come l'intero contesto - e poi, poliziotti che danno armi a dei comuni cittadini così sul nulla?
Dispiace, perché le premesse e gli intenti di Rojas erano più che eccellenti. Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. Di sangue, ma sempre di mare si tratta.

Vi ho mai parlato della mia paura dei dentisti?

Se non altro, è sempre meglio della porcata serba.
Ma quando giochi contro l'apice dello schifo, credo che vincere sia un po' troppo facile...

PS: ma solo a me una delle protagoniste sembra Pamela Prati?





5 commenti:

  1. Se è la bruna che bacia l'altra, ha un che di Pamela Prati decadente! XD
    Comunque, sai... avrà tutti i difetti che giustamente citi, ma mi hai fatto venire voglia di vederlo, da amante del torture-porn (specie quello malgiustificato con qualche stronzatella politica alla buona) XD

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ahah, proprio lei 😂
      Tu guardalo. Magari mi farai cambiare idea 😉

      Elimina
  2. Sto vedendo Martyrs...questo però potrebbe interessarmi prossimamente ;)

    RispondiElimina

Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U