lunedì 25 novembre 2019

The Babadook




Dopo la morte del marito in un incidente stradale, Amelia cresce da sola il figlioletto, che mostra dei disturbi del comportamento. Un giorno a casa loro viene recapitato un misterioso libro che parla del Signor Babadook e...


Credo che il 2015 sia stato un anno a dir poco clamoroso per gli horror.
A testa alta spadroneggiano ancora adesso due titoli come The witch e It follows, ma si potrebbero aggiungere anche robe come Turbo kid, The devil's candy, il gotico Crimson Peak, il terzo capitolo del centipede umano e il ritorno in pompa magna di Shyamalan con The visit.
Sì, fu un anno niente male.
E recensire aveva ancora senso perché i blog andavano forte, ma vabbeh...
Tra tutti, però, quello che molti hanno portato nel cuore è proprio questo The Babadook. E quando un film ha un titolo così strano, allora non puoi fare altro che fidarti e morta lì - che detto per un horror, è una battuta di pessimo gusto.
Ma soprattutto, questo, insieme agli altri, sono stati film che ci hanno ricordato come mai anche quello horror può essere un genere di tutto rispetto. Come se ce ne fosse uno che non lo sia...

"Mamma, devi leggermi proprio gli articoli di Recensioni ribelli?"

Tra l'altro, la tripletta vincitrice conta fra i propri partecipanti degli esordi, cosa non da poco. E due parole vanno dette anche sulla regista di questo film per far capire la portata del tutto e l'alone di cult che si porta dietro.
La cara Jennifer Kent non ha iniziato dietro la macchina da presa, ma davanti. L'australiana infatti ha partecipato al film Babe va in città (a proposto di australiani...) e alla serie tv Murder call. Recitare però non la sconfinferava più e, non avendo voglia di seguire un corso di regia, usando proprio questa scusa chiese al regista Lars Von Trier se poteva ospitarla su un suo set per apprendere il mestiere e questi la invitò come aiuto regista al suo Dogville, al momento uno dei pochi film del danese che non mi abbia fatto venir voglia di bombardare la penisola, che tanto hanno ancora la monarchia.
L'avventura con la persona poco gradita a Cannes andò a buon fine, tanto che riuscì a realizzare il corto Monster, che dopo essere stato proiettato a millemila festival  riesce a sviluppare in un lungometraggio, ovvero questo The Babadook.
Nota a margine: l'attrice protagonista, Essie Davis, era compagna di corso della Kent all'Accademia di recitazione.
Nota ancora più a margine: il film ha avuto un tale eco che il mostro, non ho ancora capito per quale motivo, è addirittura diventato un'icona gay.

"Ti giuro mamma, Jean si nascondeva sotto il mio letto!"

The Babadook è, molto semplicemente, un bel film. Questo che siate o meno amanti dell'horror.
Ma cos'è l'horror, alla fine?
Secondo la definizione accademica, un genere letterario nato in Germania che attraverso elementi di paura diventa metafora degli orrori del presente. Cosa che però per me può essere declinata a tutta la narrativa di genere - cosa dire della fantascienza, allora? E come dico sempre: il genere deve essere un tramite, non un fine.
La paura è forse la sensazione atavica per eccellenza, l'istinto primario che una persona usa per difendersi da ciò che non conosce. E cosa c'è di più spaventoso del proprio passato, del non sapere per quale assurdo disegno le cose siano andate in una certa maniera?
Ecco, The Babadook grossomodo parla di quello.
Credo che trattare un simile tema sia difficile per chiunque, la Kent invece riesce a farlo con un equilibrio invidiabile proprio col suo esordio, con una sensibilità e una capacità di fermarsi dove necessario che da impallidire dalla bravura.
Perché l'horror è tante cose, ma è soprattutto, più di altri generi, la capacitò do sapere quanto approfondire e quanto mostrare, senza correre il rischio di diventare gratuiti. Ed è una cosa che sfugge anche a quelli più navigati.

Parentesi: il libro esiste e io lo voglio.

Perché si, anche gli esordi stupiscono - e in certi casi sono l'apripista per una carriera destinata a colare a picco subito dopo. La Kent meravigliò il mondo perché era riuscita a rendere un soggetto più che abusato intrigante e curioso, con degli escamotage non da poco.
Credo che solo Naoki Urasawa in Monster sia riuscito a rendere così inquietanti dei libri per bambini...
Storie di case infestate e spiriti demoniaci ne abbiamo viste a bizzeffe e, inutile negarlo, alcuni cliché stanno pure da queste parti. Anzi, è un film che fa propri tutti i cliché tipici di un certo modo di fare horror, jumpscares inclusi, senza però renderli mai troppo invasivi o facenti parte integrante della narrazione. Questo perché alla Kent interessa solo in seconda mandata spaventare, il suo intento principe è proprio quello di creare un horror che parli di se stessi, del propri passato attraverso il vissuto di altri.
Da qui la metafora.
Ognuno di noi ha un Babadook che ci corre dietro ed è, semplicemente, il nostro passato.
Molto probabilmente alla Kent non interessava creare un horror, lei voleva solo parlare dei traumi che ci portiamo dietro e della maniera di affrontarli. E' questo che ha reso The Babadook un film così amato (da chi lo ha capito...), per tutta la sensibilità e la delicatezza che si trascina nello sviscerare la tematica.

Da allora ho (ancora più) paura del dentista...

Credo sia superfluo sparare pipponi sulla bravura registica della nostra Jenny. Basti dire che la macchina da presa non è mai messa a caso, che il ritmo non cala e che anche a livello di atmosfera è gestito magnificamente, pur con tutti gli scivoloni che possono capitare con un esordio.
L'unica perizia tecnica è quella di consigliare di guardarlo in lingua originale, perché Essie Davis è bravissima a modulare la voce e in certe scene sembra quasi doppiata da un'altra. Davvero, ascoltata in italiano, senza nulla togliere alla doppiatrice, non regala la stessa sensazione. E se a un'attrice in splendida forma dai quella che molto probabilmente è il ruolo dell'anno, allora il risultato si porta a casa tranquillamente.
In quanto a critiche, e qui abbiamo le più tipiche di tutta la letteratura horror, è che quando si prova a dare una sembianza fisica al male il risultato risulta spesso deludente. Ne sa qualcosa pur Stephen King - si, parliamo di un certo ragno gigante...
Pure in The Babadook quando le fattezze del mostro sono lasciate intuire (se non addirittura fuori dall'inquadratura) o appena accennate, funzionano meglio di quando si palesa del tutto - il pov finale è fantastico, per dire. Soprattutto quando il mostro è qualcosa che deve rappresentare un elemento che accomuna tutti (il passato) e mantiene una forma cos' identitaria, propri dove per ognuno è diverso.

Aaaaah-a-a-a / Stayin alive

A parlare di mostri sono capaci un po' tutti, chi più e chi meno.
Parlare dei mostri che ci portiamo alle spalle o nel cuore, invece, è tutta un'altra faccenda. La forza di The Babadook sta proprio in questo, nella rappresentazione così semplice di un problema molto complesso e nella sua risoluzione, proprio in quel finale che da certi non è stato compreso e che ha in una semplice immagine la propria forza.
The Babadook non è "solo" un horror.
Jennifer Kent ha usato l'horror per mettere in scena il dolore e raccontare come, forse, non si deve cercare di annullarlo, perché è impossibile. Il Babadook arriva e tutti ne hanno uno, ma non si può eliminare. L'unica cosa da fare, forse, è cercare di conviverci e di ammansirlo, perché fa parte di noi e altro non si può fare. Ma da quel dolore, da quelle tenebre, è anche possibile riuscire a riparare i rapporti e, perché no, riprendere a vivere.
Ci sono tante cose in questo film.
Tutte trattate con una tecnica calibrata al millesimo e una semplicità - umiltà - d'animo che fa quasi tenerezza, specie vista l'efficacia finale. Una fiaba nera che terrorizza ma che riesce anche a rendere più leggeri, a suo modo.

Quello che tutti sperano succeda a TUTTI i bambini degli horror...

Sì, il 2015 fu un'annata coi fiocchi per l'horror.
Tre anni dopo lo sarebbe stata un po' meno per Jennifer Kent, ma di questo si dovrà parlarne in un'altra sede.
Per ora...
Babadook-dook-dook!





6 commenti:

  1. decisamente una metafora sul dolore bellissima!

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  2. E' vero, il 2015 è stato un buonissimo anno, anche grazie appunto a questo bel film ;)

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  3. Stupendo. L'ho visto quattro volte e potrei rivederlo all'infinito.

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    1. Io sto fermo a due 😂 però sì, davvero bello!

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U