lunedì 2 dicembre 2019

The nightingale




Tasmania, 1820. Claire, giovane detenuta irlandese, vive in una colonia inglese insieme al marito e alla figlioletta. Quando il capitano delle guardie britanniche e i suoi sottoposti abusano di lei e uccidono la sua famiglia, si affida alla guida dell'aborigeno Billy per avere la propria vendetta.


Se sei un artista, la cosa di cui devi aver più paura è di fare il botto dei botti con il tuo esordio. Lo insegna bene Orson Welles, che esordì con Quarto potere, perché se inizi con quello che ancora oggi è considerato uno dei film più belli della storia, allora sono nightingale amari per tutti.
Andando piano coi sassi, come diceva Santo Stefano, paragonare Jennifer Kent al compianto Orson è un po' un azzardo e non solo perché questi ha fatto due track coi Manowar - sempre siano lodati. Diciamo però che se inizi con un filmetto come The Babadook, allora per il tuo secondo giro di valzer dietro la macchina da presa le cose iniziano a farsi un tantinello opprimenti.
E tutti quelli che attraversano un periodo simile credo girino col santino di Richard Kelly in tasca...
A tal proposito, qualcuno sa dirmi se Dave Eggers sta bene e mangia in maniera regolare? Tra poco dovrebbe toccare pure a lui.

E già qui si arriva abbastanza provati...

La cosa che colpisce subito è il cambio di genere. Non più un horror, ma un film storico in costume, che a un certo tipo di horror si ricollega per il rotto della cuffia e che cambia totalmente registro stilistico e narrativo. Nuovo aspect radio, quel 4:3 che fa molto snob, stile molto meno patinato, regia meno fluida e al posto dell'accettazione del dolore, una rabbia sottopelle che non lascia nemmeno un fotogramma della pellicola.
Non fosse che sapevo già tutto, a mente vergine non avrei mai detto che la regista fosse proprio la Kent, che solo per questo si merita applausi a scena aperta per il coraggio di non adagiarsi mai sugli allori.
Le cose però avevano preso una strana piega...
Il film aveva partecipato al Festival di Venezia del 2018, dividendo gli spettatori. Peccato che dal pubblico si sia levato l'insulto di un giovane spettatore rivolto proprio alla regista (in sintesi, le ha gridato: "Vergognati pu**ana!"), fatto che ha destato la giusta indignazione, col risultato che la Biennale gli ha ritirato l'accredito. Fatto a cui è stata data ancora più risonanza perché la Kent era l'unica donna presente in concorso. Lei ha saputo reagire con gran classe, dicendo che ad odio e ignoranza di può rispondere solo con amore e compassione.
Chapeu!
Peccato che il premio della giuria, dopo questo pasticciaccio brutto, risulti come una toppa messa dall'organizzazione...

"Sento odore di Jean Jacques selvatico..."

The nightingale è un film che ha diviso.
Al di là della cafonaggine di alcuni accreditati, ci sono stati pareri molto contrastanti sulla riuscita della pellicola e, tocca ammetterlo, da queste parti ha lasciato abbastanza perplessi. E' un film che va visto, giusto per farsi un'idea (partendo dal presupposto che non esiste cosa che non vada vista, letta o analizzata), perché ciò che può esaltare qualcuno sarà estremamente deludente per l'altro.
Tipo l'aspect radio.
Sembra strano, ma quelle bande nere laterali hanno davvero infastidito molti, quasi avessimo a che fare con un vezzo autoriale della domenica - ma se le usano Samuel Benchetrit e Xavier Dolan sono tutti contenti e loro dei gran dritti, come mai? Stando alle dichiarazioni della Kent, l'intento era, tra i vari, anche quello di evitare di dare "l'effetto cartolina" ai paesaggi della Tazmania, per concentrarsi maggiormente su quelle che erano le figure umane che si muovono fra i fili della storia e della Storia.
Una storia che parla di prigionieri.
E quei bordi neri laterali non sembrano quasi delle sbarre? Un imprigionare l'immagine in una spazio ancora più stretto di quello già fornito dalla sola inquadratura?
Anche i personaggi girano sempre intorno a questo discorso.

"Appena passa Jean, mira alle palle!"

La Tasmania è conosciuta prevalentemente per il marsupiale della Warner, ma pochi sanno (o almeno, io non lo sapevo, ma sono ignorante come una capra...) che si trova in Australia. Nel 1803 avvenne la colonizzazione da parte degli inglesi e l'avvio della cosiddetta Guerra Nera, considerato tuttora come il primo genocidio della storia, di quella che era una popolazione, i Parlawa, già decimata dalle guerriglie interne e anche dai virus (si pensa il vaiolo) portato dai primi commercianti europei sulla fine del Settecento.
Quella degli aborigeni australiani era considerata la tribù più primitiva ancora esistente e già nel 1889 venne censito quello che era l'ultima aborigena rimasta, Fanny Cochrane Smith. Al momento la lingua di quelle popolazioni è andata perduta e quelli che possono ancora vantare una sorta di discendenza sono poche migliaia, ma fanno parte di un meticciato derivato dalla compravendita e dalla prostituzione, pertanto non ne hanno mantenuto la cultura.
E' per questo che un film come The nightingale riesce a far parlare di sé, soprattutto in un paese come l'Australia, che come l'America fonda le proprie radici sul sangue, sull'aver depredato e rubato agli abitanti originali - pensate a Van Diemen's Land, tanto per dire. E lo dice una donna, mettendo come protagonista una donna che ha subito abusi e ingiustizie alla stregua degli stessi abitanti originari.

"Ma che continui a cantare? Siamo in un film della Disney?"

In tempi di #metoo che sbarellano, la cosa ironica è che siano proprio un film come questo e Revenge ad aver fatto uno dei ritratti più lucidi e folli che si siano mai visti sul femminismo, per quanto il film della Fargeat sia più intellettualmente onesto e calzante col discorso generico.
Va detto che non tutto funziona in The nightingale, appunto.
La Kent ci crede molto in quello che fa e si vede. Tutto il film è rivestito di una rabbia, come già detto, che non abbandona mai e che lascia un senso di oppressione che non lascia nemmeno sul finale, di una disillusione disarmante. E per quanto un paio di scene facciano voltare gli occhi anche al più duro degli uomini della strada, è costeggiato di lungaggini, esercizi di stile e parentesi che si potevano comodamente sorvolare per snellire il tutto, che due ore e passa per questa storia alla lunga si fanno sentire.
Gestita benissimo il feeling fra i due protagonisti, tanto che il film parte come un rape & revenge, si trasforma in un western fino a diventare un atipico buddy movie, con questi due prigionieri allo sbando che si ritrovano molto più simili di quanto può apparire a prima vista.
Se i due protagonisti e la loro amicizia è così ben gestita, non si può dire lo stesso sui villain, che sono così malvagi da sfiorare l'inumano, senza uno scavo psicologico abbastanza delineato. Sono inglesi, sono uomini e sono bianchi. Stop. Ad ogni modo, Sem Claflin sensazionale.

"Hai osato bocciarmi il film? Adesso ti faccio vedere io...!"

Sta proprio in questo ciò che impedisce al film di Jennifer Kent di elevarsi quanto vorrebbe e di rimanere ottimo solo nelle intenzioni che stavano sulla carta. Perché sì, parte bene, benissimo, per poi perdersi in quei dilungamenti che, anche se fossero cambiati, non avrebbero tolto nulla a una pellicola davvero mastodontica che a un certo punto è costretta a girare su se stessa, lasciando anche dei momenti piuttosto assurdi (non nel senso positivo, purtroppo) che ti fanno chiedere un mesto, desolato e incredulo perché?
Per quanto la ricerca e la fedeltà storica siano costantemente ricercate, da diventare quasi disturbanti e fastidiose anche negli esordi del rapporto fra Claire e Billy, sono proprio le scelte finali ad apparire quasi forzate e totalmente fuori contesto visto quanto la Kent aveva voluto rappresentare.
La seconda metà di The nightingale non è un completo disastro, ma sicuramente non funziona come dovrebbe e anche nella risoluzione della vendetta tutto lascia estremamente a desiderare, con una scena che sfocia nel ridicolo involontario, per quanto permeata di riscatto nazionale.
Per quanto la bassa macelleria venga usata col contagocce, e che quando presente sui cattivi ci riserva alcuni dei momenti 'di pancia' più soddisfacenti, visto epoca, estrazione sociale e contesto dei due personaggi principali, come la regista decide di risolvere la questione lascia basiti, non soddisfa e dà al tutto una lettura abbastanza superficiale nonostante tutta la profonda analisi fatta in precedenza.

"Almeno non sono in un horror..."

Alla fine The nightingale è un film che parla di una sconfitta tutta umana. Perché quell'alba finale si leverà su delle perosne che hanno perso tutto, ma anche su un'umanità che ha perso il suo senso d'essere, fra sangue, guerre, conquiste e avidità.
L'alba di un nuovo giorno che non sarà migliore degli altri, come insegna la Storia.
Anche a vendetta effettuata...





8 commenti:

  1. Non funziona tutto hai ragione, è il classico film che mentre lo guardi, fai la conta delle trovate che ti fanno storcere il naso. É ricercato (a partire dal 4:3) e tiene i piedi in un po' troppe scarpe, però alla fine mi ha preso lo stesso malgrado i difetti, sarà che sparando nel mucchio la Kent ha toccato anche atmosfere che di solito gradisco. Cheers!

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    1. Ma infatti parte benissimo e la Kent ha un occhio ottimo. E già che i difetti facciano così parlare, suscitando pareri diversi per ognuno, lo rendono un film "a suo modo riuscito".

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  2. No, qui non sono per niente d'accordo. The Nightingale è un film osceno, indifendibile sotto ogni punto di vista. E' un film ignobile che mette in mostra solo violenza compiaciuta e gratuita, con un sadismo da far accapponare la pelle. 136 minuti per un copione ridicolo (un revenge-movie senza nè capo nè coda) che sono solo un pretesto per "regalare" al pubblico ogni tipo di efferatezza: stupri, assassinii, mutilazioni, neonati uccisi... oltre ogni limite di buon gusto e senza alcuna ironia. Il classico titolo buttato lì in concorso al solo scopo di provocare, cosa che è puntualmente avvenuta. Ma a tutto c'è un limite, anche alla provocazione.

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    1. Oddio... Siamo d'accordo che non siamo d'accordo 😂 il bello è che non l'ho neppure promosso... 😅
      Non concordo in parte col tuo discorso, anche perché non mi sembra così provocatorio ed esagerato - ma dopo "A Serbian film" tutto è più leggero, va detto. Anzi, le scene che danno più soddisfazione "di pancia" le ho trovate fin troppo trattenute.
      Concordo invece sullo script, quello davvero deludente, soprattutto verso la fine.

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  3. Se sono questi i film esagerati...
    Non concordo assolutamente con la visione di Sauro, è più violenta o esplicita una qualsiasi serie TV che non sia Uccelli di rovo, e con te solo in parte. In particolare, che confusione i viavai del finale. Però mi ha emozionato e indignato così tanto, grazie alla protagonista, che mi sono commosso.

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    1. Assolutamente d'accordo sull'esagerazione, a parte un paio di scene... Non pervenuta.
      Sono più che altro i viavai finali ad avermi fatto abbassare il voto. Ma l'ultima inquadratura... Mamma mia!

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    2. I viavai davvero brutti. E al massimo avrei lasciato lei dormire, mentre lui andava a fare quello che doveva fare. La protagonista aveva avuto la sua rivincita dichiarando di appartenere a sé stessa già nel monologo, da brividi, verso la fine. Ed è vero che è un film pieno di difetti, ma quando lei si accascia a terra in strada, stanca dell'inseguimento e del discorso, mi ha emozionato come poche cose quest'anno.

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    3. Che quel monologo ha tanti pro quanti contro, vista estrazione sociale e tutto quanto...

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U