lunedì 6 gennaio 2020

The lighthouse




Due uomini, un ex marinaio e il suo giovane attendente, iniziano la stagione di guardia a un faro. Quando una tempesta li costringerà a una permanenza forzata ulteriore sull'isolotto, avverranno diverse problematiche...


Quella appena passata è sicuramente una stagione cinematografica costellata di grandi ritorni, alcuni dei quali di gente che aveva saputo stupire con la sua opera prima e che si ritrovava quindi al grande varco, come cantava Caparezza qualche tempo fa.
E' toccato a Jennifer Kent con The nightingale, ad Ari Aster con Midsommar (se mi è piaciuto? Mah, insommar...), a Jordan Peele con Noi e anche al nostrano Valerio Mieli con Ricordi?, anche se personalmente ci metterei, visto lo scarto di pochi mesi, Ali Abbasi con quella cosetta abbastanza malaticcia che era Border.
Ah sì, anche Mitchell con Under the silver lake.
Che però è il suo terzo, ma abbiamo appurato che il primo non esiste...
Mancava solo Robert Eggers a fare la doppietta e non si è fatto proprio attendere. O almeno, ha aspettato 'solo' quattro anni per farlo, ma si sa che per gli inglesi arrivare in ritardo è molto elegante.
Come, non è inglese?

Io il romanzo di Virginia Woolf me lo ricordavo diverso, comunque...

Da queste parti The witch era davvero piaciuto un botto.
Gli rimproveravamo solo di non essersi fermato un ciccinino prima, che quella scena del Sabba ancora oggi, per quanto elegante e ben fatta, ci appare una pacchianata grossolana, ma nel complesso un esordio coi fiocchi che poteva benissimo preannunciare una carriera magistrale.
Oltre ad essere un esordio che poteva capeggiare insieme ai film della maturità di molti altri, era anche una pellicola ancorata nel passato con tecniche nuove, perché ormai credo sia palese che Eggers sia particolarmente fissato con la ricerca, la ricostruzione e quell'accuratezza storica che raggiunge la maniacalità.
D'altronde, ambo i film sono concentrati in uno spazio ristretto (una casa isolata e un bosco quello sulla strega confederata, un isolotto questo) e sul linguaggio, perché quelli di Eggers sono film che vanno per forza di cosa visti in lingua originale per poter cogliere tutto il lavoro fatto nella ricostruzione dei dialoghi e della dialettica.
Vi basti pensare che questo The lighthouse è totalmente parlato con un inglese arcaico che rende intraducibili alcuni passaggi, a loro volta formati da un doppio gioco di parole...
Si dice anche che verrà distribuito a breve in Italia.
Buona fortuna, visto che siamo famosi con gli adattamenti.

"Ma... sono ancora lì che mi sfottono per Twilight?"

The lighthouse è un film strano, la pellicola di una persona che doveva sentire tutto il peso delle aspettative piovute dopo quel suo esordio e che approfitta della cosa per realizzare un film sicuramente di difficile produzione (A24 grazie di esistere) e da mettere in scena.
Curioso poi che sia stato realizzato con lo stesso formato del film della Kent.
Perché come il revenge movie dell'australiana è un film che cerca di esaltare il meno possibile le location e di concentrarsi più che può sugli attori, stando loro praticamente addosso in questo formato che vuol ricordare i film di inizio secolo, gli horror della Hammer e pure una certa atmosfera espressionista, tanto da essere stato girato su un'apposita pellicola in modo che la fotografia potesse dare quell'effetto così straniante che per tutta la sua durata rimane la fortuna principale.
Il che, unito al linguaggio, rende questo film un lavoro di ricostruzione davvero assurdo, unito anche a dei voluti rimandi a Kubrick, il già citato cinema espressionista a là Wiene, certe evoluzioni di von Trier (un caso che reciti Dafoe?) e pure il Bèla Tarr de Il cavallo di Torino, segno di una cinefilia sfrenata che qui cerca una sua nuova forma, diversificandosi quanto più possibile dal famoso esordio.
Tutto ciò basta a portare a casa le riserve per la tempesta?

In che categoria di PornHub troviamo questa scena?

A mio parere no.
E viaggiamo sui binari della pura soggettività, perché film come questo, alla fine, vigono unicamente su quelle regole, perché sono lavori tanto personali che ognuno potrà riceverli come meglio crede, in base a quella che è la sua sensibilità.
Non è mica Chiamami col tuo nome, che fa schifo a prescindere.
Ok, la smetto...
Anche perché, The lighthouse porta con sé, fra i vari temi, pure quello della fede e della divinità. Non voglio fare sermoni, ma credo che il rapporto con l'Alto, quello con una presunta potenza superiore, sia quanto di più personale possa esistere, cosa che qui viene saggiamente lasciata sul vago a favore dello spettatore, ma anche in maniera piuttosto furba, volutamente criptica, ma che porta a un giramento di idee esteticamente magnifiche ma che alla fine, a parte un bel carrello di immagini suggestive per il desktop, mi ha lasciato davvero poco.
E ci sarebbero state un sacco di cose da trattare.
Perché oltre all'Alto in sé, abbiamo anche come il suo controllo o la sua adorazione portino al comando in terra fra gli uomini, abbiamo i conti col passato che tornano, il passato che determina chi siamo (attenzione al gioco coi nomi...) e come l'isolamento dal mondo porti alla pazzia, al perdere la propria identità. Tanta roba, insomma, forse addirittura troppa.

Eggers e il fratello che cercano ispirazione durante la stesura dello script...

Abbiamo il mito di Sisifo, accompagnato da quello di Prometeo e dal divieto divino di entrare nell'Eden, che alcuni hanno visto anche come metafora del capitalismo - ma mi facci il piacere! - fino a delle citazioni abbastanza gratuite di un certo immaginario lovecraftiano e di alcune stampe del primo secolo che accompagnavano i primi racconti di genere commercializzati su larga scala... tutte cose che ci dicono che non per forza Eggers è il genio che molti dicono.
E' un hipster.
E The lighthouse a mio soggettivissimo parere è un'enorme occasione sprecata. Perché per quanto adori i film dove la trama a tratti sta insieme con lo sputo e devono compensare con un'atmosfera degna di nota, che qui c'è eccome, non è infarcendolo di tante belle cose che acquisisce valore se alla fine ciò che resta è un grande pippone d'autore a due mani. Che per carità, i pipponi possono dare pure soddisfazione in tempo di magra, ma resta sempre il palliativo per qualcos'altro.
Eggers ha dimostrato ancora una volta di essere un tecnico eccezionale come pochi, ma che sulla scrittura ha ancora molto da lavorare e che funziona meglio quando resta sul non detto, sull'intuitivo. Perché quando lavora troppo di sottotesti e di risposte (qui riesce a fermarsi prima del tempo) perde molta della potenza che la semplicità dell'idea di base possiede.

Tra i riferimenti, ci stanno anche Hokusai e il tentacle rape?

Eppure, c'è davvero tanto di bello in questo film.
Come il titolo, che tradotto letteralmente offre quei doppi giochi di parole di cui prima e che dà nuovo senso al film.
Ci sono Pattinson e Dafoe, il primo sempre più bravo e il secondo in grado di stupire anche dopo anni passati a recitare parti memorabili, c'è il loro linguaggio che diventa una sonorità a sé, e soprattutto, quel finale, giocato tutto sul già citato non-detto che è di una potenza davvero unica, ma che purtroppo lascia insoddisfatti come un pippone a proiezione finita.
Un passo falso abbastanza zoppicante.
Perché poteva benissimo diventare il film in grado di chiudere definitivamente questo primo decennio degli Anni Zero ma, al di là di molte suggestioni e di una perfezione formale che al secondo lavoro è quasi miracolosa, non lascia molto altro.
Te ne resti lì, come a chiederti: "E quindi?"
A che pro tutto questo, quando sarebbe bastata una 'semplice' storia di alienazione e isolamento, mentre tutto il contorno risulta offuscato? Perché questo citazionismo quasi sfrenato, se poi non trova una propria formula per far convergere tutto in una via nuova?
Altre domande che si sommano e alle quali, francamente, ho davvero poca voglia di cercare risposta. Per quanto, e ci tengo a sottolinearlo, questo sia un film che è quasi impossibile valutare oggettivamente per i motivi di cui sopra. Anche perché pure chi non lo promuove dovrà ammettere che ci sono dei momenti notevoli, sta a voi come collocarli nel resto.

Quando hai un'idea...

Ad ogni modo, il personaggio di Pattinson di cognome fa Winslow, mentre quello di Dafoe si chiama Thomas.
Io non credo nelle coincidenze, quindi, caro Eggers, preparati ad avere cattive nuove dai miei avvocati...





4 commenti:

  1. Questo è proprio il tuo film, nel senso che oltre ad essere interpretato dal tuo sosia (non Dafoe) anche il nome del personaggio mi ha fatto sorridere durante la visione ;-) Penso che sia il classico film che fa sciogliere i "cinefili nell'era di Internet", però a mq questa atmosfera malsana con punte di Lovecraft è piaciuta, Eggers è fuori dal tempo nel senso migliore del termine, se mai farà un remake di "Nosferatu" come minaccia da un po', beh sarebbe qualcosa di come minimo interessante. Cheers!

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    1. Ma infatti rimane una visione interessante, che piaccia o meno, come il grande cinema vuole.
      Vedremo dove porterà il suo percorso...

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  2. Io l'ho addirittura preferito a The Witch, che pure è un filmone. Strano che parli di pipponi, visto che i due tra sirene e luce proibita si smanettano notevolmente. A parte gli scherzi, io le varie citazioni non le ho trovate fine a se stesse, ma ben amalgamate nel racconto che col suo stile e le sue atmosfere mi ha trascinata proprio nella stessa paranoia vissuta dai due protagonisti.

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    1. Siamo d'accordo nel non essere d'accordo ^^' ma il bello del cinema e dell'arte è anche questo.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U