venerdì 25 settembre 2020

LUZ, di Tilman Singer


La tassista sudamericana Luz viene interrogata dalla polizia dopo un incidente. Per l'occasione viene chiamato uno psicologo che effettuerà un'ipnosi per farsi dire tutto. Ma forse le cose sono governate da una forza sovrannaturale che viene proprio dal passato della ragazza...

Nel 2018 un certo Tilman Singer finiva la scuola di cinema in Germania. La finiva così bene che la tua tesina filmica è diventata addirittura il suo film d'esordio, tipo Refn col suo Pusher, e così abbiam tra le mani questo Luz. Un titolo che non posso leggere senza ridere perché, dalle mie parti, per descrivere uno particolarmente arrapato si dice "l'è famado come en luz", dove luz è il luccio acquatico.

E qui tra possessioni demoniache, esorcismi una tantum, sessualità ambigua e spogliarelli improvvisati, di lucci ne abbiamo in abbondanza.

E' materia strana questo Luz (ahahah!), un film che nel suo non dire quasi niente lo fa molto bene, con tutti gli stilemi tipici del classico film d'esordio che però non rischia di impantanarsi nell'ormai quasi ovvia parabola citazionista che sembra andare molto in voga. E' fortemente debitore rispetto a certi mostri sacri, non si vergogna ad ammetterlo e lo palesa, ma ci gira intorno, cercando di dire la sua con uno stile proprio.

Girato interamente in 16mm (solo che non è Tarantino e quindi nessuno ci ha fatto caso), il film di Singer punta al minimalismo più esasperato e ne approfitta per infrangere diverse pareti - quelle della realtà, che poi le scenografie costano. L'azione si svolge in tre luoghi principali, tutti al chiuso, ma ne approfitta per allargare il giro e fare il suo buon esercizio di stile dove col minimo si riesce ad ottenere il massimo risultato.

E' tutto giocato sull'ambiguità della situazione e, non paghi, anche del tempo stesso in cui si svolge. In ogni luogo si parla di ciò che è avvenuto in un altro posto e nella lunga sequenza al commissariato i piani della realtà si sfaldano in un gioco di recitazione e regia che colpisce davvero. Vediamo l'interrogatorio, ma vediamo anche quello che successe prima.

Si tratta quindi di un film per cinefili che punta a mirare l'occhio su più situazioni contemporaneamente, anche se le riflessioni in merito, va detto, lasciano il tempo che trovano.

Perché il passato di Luz (ahahah!) forse poteva essere gestito meglio e quello che si dice, perché di mostrato abbiamo solo degli sparuti flashback, non pare essere molto soddisfacente. A Singer non interessava mostrare una storia credibile, a lui importa solo di poter effettuare questo suo gioco e gli riesce bene fino a che non deve addentrarsi troppo. Ma è un gioco che coinvolge e tiene con l'attenzione accesa.

Per essere un esordio, poi, l'uso dell'atmosfera è ottima. Alla granulosità dei 16mm abbiamo un'ottima fotografia che omaggia i grandi del genere, Friedkin su tutti, anche se il vero maestro ispiratore sembra essere Zulawski per come sono stati diretti gli attori, che sembrano essersi fumati tutti una canna prima di iniziare a girare. Ed è proprio un girotondo di realtà, facce, impressioni e intenzioni quello che abbiamo. Si gira in lungi e in largo, pur stando fermi, e questo è già un grandissima cosa nel suo piccolo.

Luz (ahahah!) è un piccolo film con ambizioni ancora più piccole, che però si diverte un mondo nel fare quello che mostra. E lo fa  con competenza, perché l'occhio c'è tutto, sta solo a noi se stare al giochetto perverso che ci offre oppure no. Oppure a fare come la protagonista, abbandonando il nostro passato a lasciandoci trascinare dalla nostra vera natura, la stessa che il film a suo modo prova a richiamare.

PS: in tutto questo, menzione d'onore all'attrice Luana Velis, bravissima nel suo ruolo e bellissima con poco.





2 commenti:

  1. Non conosco, però se dici che si può vedere, proverò a farlo ;)

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    1. Molto particolare. Non aspettarti il capolavoro, ma è una visione "diversa".

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U