domenica 25 agosto 2013

Gummo


Non è un mistero che, nonostante il mio modo di atteggiarmi da ribelle, sono solito conservare dentro di me un certo moralismo che mi impedisce di far passare alcune cose sia nei film che nei libri. Nonostante tutto però ci tengo a sottolineare di non essere un bigotto, anzi! Semplicemente se una persona vuole provocare credo che debba farlo con un certo senno. La provocazione deve sconvolgere e scandalizzare, ma dietro di essa deve esserci un'opportuna pensata e un nesso logico non indifferente. Altrimenti è molto facile incappare nella banalità o, ancor peggio, nella stupidità. Non mi basta dire "Governo ladro di merda muori!" per essere un provocatore, devo farlo anche con una certa classe. E le provocazioni gratuite sono facili da fare come estremamente fastidiose a vedersi. Tutte cose con cui fare i conti quando si viene a fare la conoscenze di Harmony Korine, che a dispetto del cui nome i suoi film non sono leggeri come un romanzo rosa da edicola, ma non sempre riescono nella loro intenzionale provocatorietà.

Siamo nella cittadina di Xenia, nell'Ohio, appena devastata dall'uragano Gummo. Qui seguiamo le gesta di due ragazizni che per vivere cacciano gatti da rivendere a un ristorante cinese. Coi soldi ricavati da questo commercio comprano colla da sniffare e pagano le performance sessuali di una prostituta down. Intanto a loro tutto degrada sempre di più, fra adulti irresponsabili, madri assenti e ragazze troppo vogliose di crescere (vogliose non è un termine scelto a caso...).

Harmony Korine è un autore più unico che raro. Per fortuna, mi verrebbe da dire, perché significa che al mondo c'è ancora una parvenza di sanità. Una sanità che però nell'arte può dare grandi risultati, come poteva succedere a questo film. Gummo è la proiezione malata e distorta di un universo artificioso e palesemente finto che però non di distacca molto dalla realtà. Siamo in una cittadina immaginaria distrutta da un uragano e che, proprio per questo, sembra caduta in una forma di anarchico caos. A mio parere il vero interrogativo però non consiste tanto nel degrado post Gummo, bensì in quello che c'era anche prima. Non credo che basti una catastrofe per far scoppiare un tale numero di nefandezze e sconcerie, perché sono un qualcosa di più profondo, qualcosa di radicato nell'anima stessa della società. In questo mondo gli adulti hanno perso la loro autorità, o meglio, non sono minimamente intenzionati a esercitarla, lasciando che i loro figli crescano da soli. Ed è così che vediamo ragazzi fare di tutto, dallo spacciare, all'uccidere gatti fino a farsi delle vere e proprie guerre fra loro, mentre gli adulti ridono, si ubriacano e festeggiano fra loro in maniera discutibile. Tutto è puro degrado, tutto è una scusa per mostrare quanto di più repellente possibile, e per una volta gli attori (tutti non professionisti e quindi offrenti delle performance non particolarmente rilevanti) aiutano nell'enfatizzare questo concetto. Non ho mai visto delle persone all'apparenza così disgustose, come il bambino nella prima immagine della galleria qui sotto, che nell'ormai iconica scena del bagno/pranzo mi ha davvero fatto fare un grande sforzo per non vomitare. Non nell'uccisione dei gatti, ma proprio per quella scena ho cominciato a pensare che Korine dovesse essere una persona molto malvagia. A tutto questo disagiante disagio assiste il bambino della locandina, che personalmente ho idealizzato come la scintilla, la minima speranza di un mondo ancora legato all'innocenza e che potesse recuperare la propria purezza. Ma è una scintilla fallace che, alla fine, schiacciato dalle insensate leggi di quel mondo, finirà per esserne la prima indiretta vittima. Tutte queste cose potrebbero innalzare una pellicola come questa (indie nella fattura e nel modo di esprimersi) a capolavoro generazionale, ma per me, pur essendo un film riuscito, è decisamente ben lungi dall'essere considerato tale. Innanzitutto il neo più grande dell'intera opera è quello di non avere una trama specifica. I personaggi compiono delle microstorie a sé stanti che servono sempre e solo a sottolineare un unico e ben preciso concetto, ovvero di un mondo dove nulla riesce più a smuovere gli animi e dove ogni valore sembra perso. Il che è un messaggio giusto e con una sua non indifferente portata, ma esprimendosi fin da subito in tutta la sua interezza finisce per perdere col tempo tutto l'appeal iniziale. E la voce finto depressa fuori campo aiuta di molto nell'accumulare un senso di disagio che a lungo andare si fa insopportabile, fino ad arrivare a far riconoscere l'esito finale nella mera provocazione gratuita. Fortunatamente non si arriva mai a quel livello in maniera totale, ma certi tratti mi hanno davvero fatto storcere il naso più di una volta, specie nell'insensatezza dell'andazzo generale, alla lunga davvero stancante e fin troppo facilone. Ma alla fine rimane il particolare più importante di tutto: nel bene e nel male questo Gummo non è un film che fa rimanere indifferenti proprio per via di questo sua estremismo. E anche se la sua ultima visione risale a qualche anno fa, certe sequenze sono ancora vive nella mia memoria.

Molto figa la colonna sonora che ripropone i classici del metal estremo anni Ottanta, che per i cultori come me si dimostrerà imperdibile. 


Voto: ★½


6 commenti:

  1. Ciao, bella recensione. M'intrometto perché un altro blogger, visionesospesa, mi ha segnalato questa recensione, sapendo che sono un grande fan di Korine. Innanzitutto, complimenti per il blog, ogni tanto ci passo, ma raramente ho visto i film di cui parli; questo, però, l'ho visto, e mi è pure piaciuto molto perché, fondamentalmente, hai ragione: tutto è una scusa per mostrare quanto di più osceno e repellente esista, tant'è che la domanda fondamentalmente del film debba ricercarsi sul pre-Gummo, piuttosto che circolare attorno al dopo. A ogni modo, non concordo molto quando scrivi sull'osceno, perché, come ha più volte detto Korine, la sua estetica è l'osceno, nel senso che per lui "non c'è niente di più poetico di un divano dismesso ai bordi di una strada". Questo discorso è portato avanti e radicalizzato in "Trash humpers" e, in qualche modo, capovolto ma pur sempre approfondito nell'ultimo "Spring breakers - Una vacanza da sballo". Non credo che la mancanza di storia sia un neo del film, proprio perché è l'osceno, l'estetica e l'etica del riprovevole a condurre il film fino alla fine, un film che appunto non vuole dimostrare nulla ma solamente mostrare: credo sia uno dei punti forti di questo "Gummo", se non il suo punto più forte e il suo aspetto più interessante. Scusa l'intromissione, e di nuovo complimenti per il blog.

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    1. Figurati, la tua è stata un'intromissione graditissima, specie per la qualità delle tue affermazioni :)

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  2. Un film violentissimo, difficile da digerire. A me piacque parecchio come mi piace lo stile di Harmony.

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    1. Devo approfondirlo come autore, infatti a breve recensirò altri suoi lavori

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  3. Perfettamente d'accordo con quanto dici. E' un'opera che inevitabilmente stordisce però lo fa in modo sgraziato. Avrei preferito un maggior controllo e meno provocazioni.
    O forse sono io che sono un bacchettone ;)

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U