mercoledì 24 gennaio 2018

I racconti di Terramare



Nell'immaginifico regno di Terramare le cose non vanno come dovrebbero. Dei draghi vengono visti lottare fra loro, epidemie e carestie imperversano e, ciliegina sulla torta, i maghi sembrano aver perso i loro poteri. Le cose si complicano quando il principe Arren, in preda a una crisi che gli porta ad avere uno sdoppiamento di personalità, uccide il re reggente e si dà alla macchia...


Uno non può nemmeno passare una bella giornata che subito arrivano le brutte notizie: Ursula K. LeGuin è morta.
Solitamente non mi dispero per lo zerocalcariano "morto del giorno", ma ultimamente, specie dopo quell'ecatombe che è stato il 2016, ho avvertito come non mai il segno del tempo che passa perché ho visto un gran numero degli idoli della mia adolescenza passare a miglior vita - o cedere il testimone a esponenti più giovani. Questa morte poi mi ha toccato nel profondo perché quella donna è stato un tassello fondamentale della mia adolescenza.
La conobbi leggendo alcune sue interviste a proposito del femminismo (e con tutto il discutere che se ne è fatto ultimamente, ho ripensato spesso alle sue parole) e collimai la conoscenza proprio con il Ciclo di Earthsea, una saga letta in un'estate per me molto particolare, quella del 2007. Da allora, le avventure di Ged "lo sparviere" e di tutti i comprimari di quello strano mondo hanno segnato in maniera indelebile il mio immaginario, tanto che Il mago di Earthsea figura tuttora come uno dei miei dieci romanzi preferiti, perché la filosofia e la poesia che quella donna è riuscita a racchiudere in meno di duecento pagine sono qualcosa che ancora adesso è in grado di mettermi la pelle d'oca.
Immaginate la gioia quando seppi che lo Studio Ghibli ne aveva realizzato un adattamento animato.

"Puoi sempre cavarti gli occhi con questa, dopo aver visto il film."

Per Gorō Miyazaki la vita non deve essere stata semplice. Già è difficile per tutti, se poi sei l'erede di sangue di quello che è considerato il più grande narratore del nostro secolo, quel certo Hayao Miyazaki che ha realizzato dei capolavori come Princess Mononoke e La città incantata, allora le cose si fanno ulteriormente complicate, perché verrai sempre paragonato al tuo talentuoso genitore. E se costui è considerato un vero e proprio maestro ineguagliato della propria arte, allora sono uccelli draghi per diabetici per tutti.
Lo è ancora di più se cerchi di adattare un ciclo apparentemente semplice come quello di Earthsea, perché tutte le implicazioni nascoste in quella trama sono un po' la sintesi di un pensiero complesso ma estremamente lucido che la LeGuin aveva della vita, degli ideali e della condizione dell'uomo e della donna.
Insomma, non una robetta.
Non poteva essere semplice nemmeno per un regista navigato, immaginiamoci per chi si appresta a entrare nel mondo della regia con un esordio, senza contare che persino l'autoritario padre lo aveva definito «non ancora maturo» per un simile incarico.
Il risultato finale, quindi...
Beh, ci sarebbero molti modi più signorili per dire quello che penso ma, dato che qui siamo molto "pane e salame", mi limito a dire che quando lo vidi per la prima volta lo definii senza troppi problemi una bella stronzata. La LeGuin invece, gran signora, asserì unicamente che quello adattato non era il suo libro, anche se non ha mai nascosto che avrebbe preferito la regia di Miyazaki senior.
Il nostro Gorō esordiva col botto.

Nell'immagine, Gorō Miyazaki che affronta le critiche negative.

In realtà Gedo senki non è proprio l'orrore su celluloide che molti dicono. Più che altro è un film estremamente confuso che, nel suo cercare un qualcosa di non ben definito finisce per diventare il nulla, ma possiede un paio di bei momenti che, purtroppo, da soli non bastano. Nel corso degli anni mi è ricapitato di rivederlo in televisione un paio di volte e, pur rimanendo un film non riuscito, migliorava vagamente ad ogni visione.
Il casotto è più che altro strutturale. Gorō ha preso come spunto la trama de La spiaggia più lontana, il terzo libro della saga, mischiando sul finale un paio di temi riguardanti L'isola del drago e I venti di Earthsea, i volumi finali, con tutta la confusione del caso. A metà film, come se ciò non bastasse, una dei co-protagonisti fa riferimento a Le tombe di Atuan, senza però spiegare cosa siano, elemento che sicuramente non giova alla comprensione effettiva delle dinamiche di quel mondo.
Chi mi conosce sa bene che della differenza dal tal libro o fumetto di riferimento me ne frega ben poco, ciò che voglio è vedere un prodotto a sé che abbia una sua strutturazione coerente. Molto semplicemente, Gedo senki non ce l'ha.
Non aiutano nemmeno i personaggi a creare una qualche empatia, perché fra il monoliticamente freddo Ged e un protagonista schizofrenico che vede la propria patologia passare in secondo piano più volte, è pressoché impossibile creare un qualche contatto, qualcosa che ti porti fra le pieghe della storia in una maniera particolarmente sentita. Restano solo le animazioni dello Studio Ghibli, sempre sopra una media ottima, ma nulla di miracoloso rispetto a quanto già mostratoci da altri addetti ai lavori su progetti ben più umili di questo.
Pure il villain sembra piazzato a caso.

Dopo quasi dieci anni devo ancora capire il sesso di questo personaggio...

Si esce dalla visione un po' frastornati, perché non è tutto subitamente chiaro quello che succede nel finale.
Manco dopo, a dire il vero.
Gedo senki pecca principalmente di iniziare in maniera molto pacata, arrivando a un sovraccumulo tale nell'ultima parte che qualcosa si perde per strada, facendo apparire ciò che la LeGuin aveva espresso con una lucidità disarmante nelle sue pagine come un castello di carte sontuosamente costruito ma che crolla con la minima folata di vento, il classico casino creato attorno a un'idea di base abbastanza flebile per far distrarre lo spettatore. Ci sono dei maestri in grado di far sembrare complicato ciò che invece è fin troppo semplice (chi ha nominato Inception?), Gorō Miyazaki invece non aveva abbastanza frecce nella propria faretra e tutta la complicazione che crea gli si ritorce contro.
Come detto, però, non tutto è da buttare.
Anche se certe soluzioni visive appaino decisamente approssimative, i temi trattai dall'autrice rimangono e mantengono, anche se abbastanza edulcorata, tutta la loro potenza. La faccenda riguardo il vero nome delle cose, quello che permette ai maghi di usare la magia, mantiene inalterato il proprio fascino, così come rimane vagamente intatta una certa condizione umana che ci viene restituita con la delicatezza che merita. Miyazaki jr poi ha un'ottima mano nel dosare la violenza, decisamente accentuata ma mai morbosa, cosa che fa sentire un vago malessere nelle scene di combattimento e conferisce all'opera un tono più adulto di quello che ci si aspetta. Purtroppo però si ferma tutto qui...

Viene da piangere al pensiero di ciò che poteva essere...

Al contrario di quanto pensano i più, non bastano i draghi e la magia per creare un buon fantasy, che non è un genere letterario di serie b ma un qualcosa con una sua dignità e valenza. Anche perché, come ripeto sempre, il genere trattato è un tramite e mai un fine - almeno, nelle opere che contano davvero.
Il film fa restare una certa amarezza, perché un'opera e un'autrice simili avrebbero meritato un diverso trattamento, almeno sul piano filosofico. Quello che resta invece è una pellicola che magari ad alcuni potrà piacere, ma che agli spettatori più attenti farà rimanere il perenne sentore di qualcosa che è andato storto già in fase concettuale.





2 commenti:

  1. Di certo non è il mio miglior film dello studio Ghibli, e forse concettualmente non è perfetto, anzi, ha più difetti che in altri, però a me è sempre piaciuto questo film, anche perché non avendo letto nulla e non sapendo niente, l'ho sempre visto senza timori referenziali ;)

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    1. Più che altro è incompleto anche se visto con mente vergine 😕

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U