A SERBIAN FILM, di Srđan Spasojević

Milos è un ex pornodivo che ha attaccato gli ammenicoli al chiodo, cosa che lo sta portando a ristrettezze economiche con tutta la famiglia. Una vecchia collega allora lo informa che un regista molto particolare vuole espressamente lui per girare una grossa porno-produzione estera. In realtà...

Nelle cose esistono un prima e un dopo, passaggi obbligati della vita che hanno il compito di renderci delle persone diverse, poiché il cambiamento sta proprio nella crescita e, a volte, purtroppo pure nel dolore che certi inevitabili valichi sono destinati a portare. Succede quando scopri la pesantezza e l'ineluttabilità della morte, di un amore che finisce o quanto un tradimento possa far sanguinare la parte di te che non sapevi di avere. 

In quanto cinefilo, per me nulla è stato più lo stesso dopo aver visto A Serbian film, il paria cinematografico per eccellenza, pellicola che ha letteralmente cambiato la mia esistenza terrena. 

Prima, ovviamente, era migliore.

Credo di aver visto migliaia di film nella mia vita, ma nessuno, e ripeto nessuno, può essere messo in paragone con l'esperienza fuori dall'umana concezione e decenza che è stato questo film, ad oggi prima e unica pellicola del regista Srđan Spasojević. Lungometraggio tanto efferato da essere entrato nella leggenda, bandito in ben otto paesi e tutt'oggi in sede di decisione censoria in Brasile. A un certo punto venne emanata una petizione su internet per l'arresto del regista, che al momento conta solo la partecipazione al collettivo The ABC of the death e null'altro.

Per indole personale e amore dell'arte in tutte le sue forme ed espressioni, mi opporrò sempre alla censura, anche di fronte all'opera più controversa. Da una parte, però, riconosco come il fatto che una roba simile abbia trovato gente desiderosa di finanziarla e distribuirla sia la prova concreta che Dio non debba esiste.

La cosa ancora più assurda è che ti prende pure contropiede. Perché sì, c'è uno strano masochismo inconscio che ti spinge a cercare proprio questo titolo ben sapendo a cosa andrai incontro, aromatizzato dall'alone di proibito che lo pervade e pure per vedere se è davvero terribile come dicono... ma poi lo inizi e ti viene quasi da pensare che, alla fine, possa anche trattarsi di un bel film.

A Spasojević possiamo dire di tutto (... ma non è una pornostar!) tranne che sia uno sprovveduto. Sa come si gira, ha imparato dai maestri come Polański e da tutto il noir francese a seguire; infatti quello che ci propone nella prima parte è ottimo materiale. Grandissimo cinema, aggiungo. Certo, tutto basato su pretesti assurdi e una trama che parte già con delle premesse non proprio idilliache, ma la lezione d'oro della narrativa tutta è che non conta mai quello che si racconta, ma come. E lui dimostra di essere un gran narratore, padroneggiando degnamente quel come così scottante. Sa dove posizionare la telecamera, gestisce la fotografia in modo sublime e, per assurdo, opta in più di un'occasione per la soluzione visiva più raffinata. Le scene di Milos che cammina in questi corridoi, seguito dai cameramen muti, bastano da sole per mandare a casa certo cinema eccessivamente blasonato.

La trama comunque avanza, la tensione rimane costante per tutta la durata del primo atto e il film comincia a entrare nel vivo della faccenda. Le sequenze che il protagonista si ritrova a realizzare diventano sempre più strane, palesando la presenza di qualcosa di marcio in Danimarca Serbia, ma tutto rimane sull'onda dell'accettabile, dell'atmosferico. E tu, ingenua anima candida, cominci a domandarti come mai di tutto questo clamore apparentemente immotivato.

Poi arriva la scena del newborn porn...

Arrivato a quel punto, il film deflagra completamente senza ritrosia o vergogna, e ti viene chiaro come mai abbia creato tutto questo scalpore. Pure il messaggio che sta alla base di tutto questo ti appare lapalissiano, e ti chiedi se per dirti che lo Stato te lo mette nel culo fin dalla nascita fosse necessario spingersi fino a quel punto, con tutto il bene che posso volere al buon Srđan e alla sua visione autoriale.

Ora, io sono un grande amante della violenza, del cinema estremo in odore di blasfemia e di tutte quelle cose che vogliono spingersi oltre il limite consentito dalla comune decenza; d'altronde, Truman Capote in persona disse che il buon gusto è la morte dell'arte. A una certa diventa una gara con me stesso e a quanto posso reggere, ma rimango ugualmente un essere umano con dei limiti che non ci tiene a oltrepassare, a patto che non vi sia dietro qualcosa di estremamente motivato o necessario per la prosecuzione della trama e il suo messaggio. Una di queste è proprio la violenza sui bambini, quindi figuratevi quando ci sono dei neonati di mezzo, perché è proprio di quello che stiamo parlando e che viene messo in scena. E ve lo dice uno che non vuole diventare assolutamente genitore, giusto per ribadire il concetto.

Il regista ha sempre dichiarato come con la propria opera abbia voluto parlare delle angherie con cui il governo ha voluto vessare il popolo serbo, riferendosi alla Jugoslavia Socialista di Tito e alla presidenza di Slobodan Milošević a seguire. Per descrivere tutto questo ha dovuto metterci nel mezzo stupri di neonati, infibulazioni varie, una non ortodossa ripulita totale di un cavo orale, penetrazioni oculari falliche e stupri familiari di gruppo, concludendo pure con una bella necrofilia, giusto per non farsi mancare nulla, a ribadire che la fine è programmata fin dal principio e per il singolo cittadino non esiste salvezza di sorta nemmeno una volta che schiatta.

Personalmente, sono convinto che per parlare di temi forti siano necessarie soluzioni estreme, sia di concetto che di mera forma, ma allo stesso tempo ritengo necessario che l'autore sappia cosa sta andando a modellare. Parlare di violenza è diverso che divertirsi attraverso di essa, cosa lecita come molto splatter ci ha insegnato, ma quando appari confuso su quello che stai imbastendo e il giochino perverso che stuzzica la creatività finisce per mangiarsi la scena, allora anche l'atto della denuncia viene meno. Seriamente, che arricchimento deve avermi dato questo film? Perché mi sarei dovuto divertire se pure Spasojević stesso si prende enormemente sul serio?

Io non voglio che ci siano limite di sorta alla creatività, ma a volte il voler elevare a tutti i costi cose che non lo richiedono è più volgare della volgarità stessa. Specie quando allo schifo segue il ridicolo. Perché con quel tanti mi metto a guardare una Guinea pig a caso, con buona pace di Charlie Sheen.

Qui l'intrepido provocatore politico prosegue indefesso la propria strada, col risultato di tutte le polemiche (a tratti pure esagerate) che ne sono seguite. Pure in patria le cose non è che siano andate un granché bene, dato che il film è stato ritenuto dannoso per l'immagine del paese e ci sono state moti di protesta per le idee politiche del regista. La cosa divertente è che lui non si è mai definito interessato all'horror e al cinema estremo in senso stretto.

Come la penso credo che a questo punto lo abbiate ben capito. A Serbian film è un'opera sicuramente controversa e, a tratti, addirittura indifendibile sul piano artistico, e unicamente come tale mi ritengo di valutarla. Una stretta minoranza ci si è divertita, a me invece ha profondamente turbato in negativo, ma l'arte passa anche da questi lidi senza chiederci il permesso e non è minimamente tenuta a farlo. 

E sempre a proposito di libertà, devo sentirmi libero di definirlo la merda qual è in tutta tranquillità.

Il film comunque resta e rimane, forte del suo alone di cult e del fatto che è praticamente impossibile dimenticarlo. Del resto, per quanto possiamo dire peste e corna su di esso, intanto ne stiamo parlando. Il nostro operato, invece, quante chiacchiere ha suscitato?

Per quanto riguarda il regista, da anni si parla di un western di prossima realizzazione, anche se ricevere fondi oramai per lui è praticamente impossibile. Poi, non so voi, ma io non è che sia così curioso di sapere cos'altro abbia in... serbo.





Commenti

  1. Mi viene in mente la saga Human Centipede che pure, da malata quale sono, ho guardato con una certa goduria. Questo, devo ammetterlo, non l'ho ancora visto, ma la curiosità è tanta XD

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  2. Non ho ancora trovato il coraggio di vederlo, però da quello che scrivi mi par di capire si tratta di una provocazione bella e buona e come tale va presa... quello che a me dà davvero fastidio sono invece i film spacciati per autoriali, "seri", e in realtà pornografici per l'uso subdolo e immotivato della violenza. Penso, che so, per fare qualche esempio a "The Nightingale" o "The Painted Bird", visti entrambi a Venezia ed entrambi ignobili per disonestà intellettuale (per me).

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    1. "The Nightingale" è una passeggiata tra i monti di Heidi in confronto - oltre al fatto che non l'ho trovato così "disonesto". Questo è proprio monnezza, il problema è che è pure placcata d'oro, perché tecnicamente è fatto benissimo.

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  3. Ma solo a me sto film è piaciuto?
    Non fraintendere...ma credo che se bisognasse assegnarli la palma di miglior film disturbante degli ultimi dieci anni sarebbero veramente in pochi a contendergli il primato.
    Il finale almeno per me è il pezzo forte!
    Quello da veramente male allo stomaco ...intendo il suicido dei tre non quello che succede dopo.
    Il resto è almeno per il sottoscritto e mi riferisco alle scene più incriminate ( beh..dai il newborn porn si vede distante un km che è un cicciobello, dai..forse di tutto il film è l’effetto speciale meno riuscito-:)
    È chiaro che magari fa incazzare la giustificazione che fa il regista di certi abomini che si vedono nel film come metafora di un governo o di uno stato che ha in un certo senso violentato e sfruttato il suo popolo per anni...ma a noi che cazzo ce frega?
    Non credo ci sia un limite all’arte o alla libertà di pensiero anche se può non essere condivisibile.
    Ciao

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    1. Per carità, ognuno è libero di esprimersi come meglio crede se ne ha i mezzi, quello non lo contesto minimamente - il dettaglio sulla petizione è solo per dare maggiori info sull'impatto che ha avuto. Però come uno è libero di fare la propria arte, io sono libero di dire che mi fa schifo 😂
      Poi ci sta benissimo che piaccia, figurati, le sensibilità e i gusti non sono tutti uguali e nessuno ha la ragione assoluta. Qui sono solo pareri miei personali.
      Ribatto solo che per me, l'operazione qui fatta e le "giustificazioni" sono solo molto paracule. Oddio... Termine forse fin troppo calzante viste certe scene... 😅😅

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