giovedì 21 gennaio 2021

DONNIE DARKO, di Richard Kelly

Donnie Darko è un adolescente problematico con frequenti crisi di sonnambulismo. Durante una di queste sogna Frank, una specie di coniglio gigante, che gli comunica quand'è che il mondo finirà e ciò che lui dovrà fare. Quindi...


Ultimamente le pagine social di cinema che seguo hanno preso questa brutta abitudine di festeggiare gli anniversari d'uscita dei film. E così scopro che sono passati dodici anni da Il cavaliere oscuro e venti da La Compagnia dell'Anello. Mazzata finale, in questi primi giorni del 2021 si festeggia la seconda decade di questa stramberia, uscita da noi qualche anno dopo. I capelli bianchi che inizio a trovarmi addosso invece mi ricordano che sono passati 'solo' quattordici anni dalla prima volta che lo vidi, ma la cosa non mi consola nemmeno un poco...

Il che apre alla parentesi più importante di tutte, ovvero quello che ha significato Donnie Darko per gli adolescenti dei primi anni Zero.

Avviso, è un post colmo di nostalgia, perché "o muori da giovincello, o vivi tanto a lungo da diventare il boomer che dovevi combattere"... ma quelli erano davvero altri tempi, c'era molta più campagna e si intravedeva anche qualche mezza stagione. Internet cominciava a muovere i primi passi e gli appassionati di cinema dovevano per forza di cose comprare Ciack per essere informati, mentre qualche scambio sottobanco scaricato dal Mulo faceva circolare titoli poco noti, spesso confusi con pornazzi. Ma quelli che portavano i film sconosciuti erano davvero visti come delle divinità.

Io fregai il dvd di Donnie Darko a un compagno di classe punk che ebbe una crisi cannabinoide durante una lezione, per(e) dire...

Ma ritorniamo al film.

Cosa volle dire quel film? Tante cose, anche se non è così complicato come vuole far credere. Ma è una pellicola che ha la propria magia proprio nel momento in cui la si vede, perché guardare questo film da adolescente, quando vivi le tue passioni con un entusiasmo che, spiace dirlo, dopo non verrà più, significa scoprire che esiste un cinema e una narrazione "altra", un modo diverso dal solito di raccontare le cose e un confine che può essere superato dalla fantasia. Perché sì, è un film che si rivaluta in più modi mano a mano che si cresce, ma le sensazioni provate durante la scena nel cinema, con quel dialogo tra Donnie e Frank... quella non la dimenticherò mai.

Donnie Darko è il rito di passaggio per ogni cinefilo che si rispetta, tanto da segnare un prima e un dopo. Se va bene, invoglierà a scoprire la cinematografia, se va male, ci ritroveremo uno in più a prendere lo spritz sui Navigli. Ma per quanto sia la pellicola per eccellenza dei fighetti, è davvero un film che ha qualcosa da dire.

E' il grido rabbioso incasinato di un esordiente che per poter fare le cose come dice lui si decurta tutto lo stipendio (Richard Kelly ricevette un cachet misero per poterlo girare) per poi vedere il proprio film uscire direttamente per il mercato home video in molti paesi, è la confusione dell'adolescenza e di un mondo che è troppo grande e complesso per noi, è la rabbia verso quella sintesi dettata dalle convenzioni e dalle aspettative sociali e il desiderio di evadere, anche nella maniera più estrema. Sono tutte cose trattate a volte bene, a volte male, e in più occasioni in maniera furba, ma sono cose che credo possano essere apprezzate maggiormente quando si è adolescenti. Dopo c'è un bivio.

E' anche un film che prende il meglio della cinematografia alternativa del periodo - molto bello come rielabora le lezioni di Lynch in più punti - per poterne fare una cosa propria, folle e anarchica, tanto da risultare ingenua in più punti e incasinata dove vuole essere criptica. Ma che spinge a chiedersi cosa abbia voluto dire.

Certo, più di un decennio dopo la prima visione si può benissimo obiettare su molte cose. Non è così complesso, in realtà il finale è un esercizio di stile che permette di bypassare molti gap logici sui buchi nel tempo e su una struttura narrativa che nelle vesti sci-fi è quasi ridicola... ma davvero, l'atmosfera che aleggia su questo film non sono più riuscito a trovarla in nessun altro.

Solo per questo, al di là di tutto l'affetto che si può provare, Donnie Darko è un film quasi unico.

Perché un esordio che riesce a dire quello che vuole in maniera così libera si è visto ben poche volte e il fenomeno culturale che è diventato non ha avuto altri eguali. E il fatto che per molti appassionati si porti dietro una serie di ricordi o aneddoti, è qualcosa che per me travalica il film stesso e lo rende più un'esperienza che un semplice visione. D'altronde, l'arte opera in maniera trasversale.

Certo che Kelly dopo questo non si riprese più, ma quella è un'altra storia...







10 commenti:

  1. Brutto quando il tuo film migliore è quello di esordio, bello invece il tuo post, questo film è in rampa di lancio anche dalle mie parti, un film invecchiato bene, come noi dai, non buttiamoci giù, a quello ci pensa già Frank ;-) Cheers

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    1. Purtroppo hai ragione... è la "sindrome di Orson Welles" 🤪 comunque sì, invecchiato bene, perché se alcune cose con la maturità (?) di adesso stonano un poco, l'aura magica che si porta dietro è intatta. Questo non riesce a tutti ;)

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  2. Non è tra i miei film preferiti ma è innegabile che questa pellicola abbia il suo perché. Oltre ad essere un cult movie, Donnie Darko ha aperto anche diverse questioni accademiche sui temi che tratta. Merita!

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    1. Sulle questioni accademiche non mi esprimo, non essendo il mio campo - e non lo sapevo 😱 ma ha un fascino tutto suo, quello sì.

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  3. No guarda, personalmente niente di che, eppure anch'io innegabilmente devo dire che ha un suo fascino e una sua validità.

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  4. Bel post per un film che mi colpì molto nel periodo a cui entrambi guardiamo con tanta nostalgia e che credo ancora sia un film validissimo, con qualcosa da dire, e che lo dice pure con un certo stile! Grazie! :--)

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    1. Concordo assolutamente :) solo... quale periodo? Quale nostalgia? Io ho ancora diciassette anni 🤓

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  5. E il sequel orripilante dove lo mettiamo? Ciò detto io l'ho visto all'epoca della sua uscita quando avevo 16 anni e mi rimase molto impresso. Per comprenderlo appieno ho dovuto rivederlo qualche anno dopo, ma la prima impressione è ancora quella che mi tiene legata a questo film. Insomma, di capelli bianchi ne ho sicuramente molti più io :)

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    1. Ma il bello di questo film, al di là delle interpretazioni, è proprio l'esperienza che molti si portano dietro. Credo che vederlo dopo l'adolescenza ti tolga gran parte della magia. E sono pochi i film dove questo succede.
      Per il resto...
      Quale seguito? Il seguito non esiste u.u

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