THELMA, di Joachim Trier

Thelma è una ragazza che ha iniziato l'università a Oslo. Proveniente da una famiglia molto religiosa che la tiene sottocchio, proprio quando conosce una ragazza inizia ad avere delle convulsioni, seguite da dei fatti quasi catastrofici. Che siamo collegati a lei o...? 

Ti parlano da un po' di questo Thelma, film che nel 2017 non era entrato nella shortlist per il miglior film straniero agli Oscar per un soffio, ma anche un film che dopo essere passato letteralmente in sordina ha acquisito una folta schiera di estimatori negli ultimi tempi. Te ne parlano, tu chiedi chi l'ha fatto, ma tutti sorvolano. Poi lo vedi e scopri il cognome.

Trier, ecco perché tutti sorvolavano...

E l'assonanza col danese che tanto detesto iniziano a farmi stare sulle palle questo film come poche altre cose al mondo.

Per fortuna la parentela con Lars (non Urlich...) si ferma solo all'omonimia, anche perché Joachim è norvegese e, soprattutto, sembra avere tutt'altro approccio al cinema rispetto a quell'altro, il che forse è sia pregio (per me) che difetto (sempre per me), specie su un soggetto simile, che però è stato comunque molto amato e che oggettivamente merita tutto il successo, o il suo eco, che ha avuto.

Si dice sempre che il genere puro sia morto o che il far rientrare un'opera in una categoria facilmente ascrivibile sia un difetto. No, non sono d'accordo con nessuna delle due, ma va riconosciuto che gran parte del fascino di film come questo sia anche la loro impossibilità nel rientrare in qualcosa che si possa descrivere con poche parole. A che genere appartiene Thelma, infatti? Drammatico, thriller, horror, fantascienza? Romantico? Un po' di tutto...

Trier ha mano ferma, non è il primo fessacchiotto che passa e si vede. Basta il prologo prima del titolo a regalarci una sequenza che d solo dovrebbe accendere le lampadine a tutti, ma poi il film prosegue il rischio di sbragare è dietro l'angolo. E lo rischia pure, in più di un'occasione, proprio per il suo essere e non essere come il suo omonimo.

Perché diciamolo, i film del "von" bene o male te li ricordi a vita. Questo ha la stessa potenza?

Non dico che per essere memorabili si debba essere per forza esagerati, anzi, spesso la mera provocazione gratuita rovina tutto, scadendo nel cattivo gusto più esagerato. Trier usa proprio l'elemento opposto, con quella visuale totalizzante subito dopo il prologo che si ricollega al tema religioso (god view, si chiama così in gergo tecnico) che però sancisce una distanza che sembrerà onnipresente anche nelle scene che non la richiederebbero. Thelma a me, personalmente, è arrivato così: come un film che ha qualcosa da dire, che lo fa pure bene, ma al contempo stesso distante, quasi un ologramma.

Eppure è un film che parla di molte cose e lo fa con delle sfumature decisamente apprezzabili.

Si parla della religione, con questa famiglia che sembra voler dare un controllo ossessivo... ma gli elementi ci vengono concessi mano a mano, e se prima potevamo condannarli, alla fine finiremo per capirli - e ricordatevi sempre del magnifico prologo. Si parla anche della scoperta di sé, del paranormale che diventa metafora di altro per metterci in un altro concetto di (para)normale.

Thelma è un film che parla innanzitutto di una ragazza che scopre sé stessa e abbandona le proprie convinzioni, si affaccia alla vita, ma il suo potere fa rispondere in questa maniera. Si parla anche di sentimenti e di come questo possano travalicare il concetto stesso, come il nostro rapportarsi a essi e ai blocchi che possono esserci riescano a distorcere addirittura la realtà.

Tutto senza retorica, senza melodrammi o esagerazioni molto faciloni. Ma con questa distanza che, come già detto, a me ha pesato a una certa.

Così come tratti della parte centrale, allungata forse troppo e che necessitava di qualche taglio (la nonna serviva proprio?) e che lasciano troppe vaghezze sui poteri e la loro gestione.

C'è però tutta la bellissima dicotomia tra la famiglia (un rapporto davvero ben eseguito, un controllo che è preoccupazione e paura del passato insieme, dolore non superato e voglia di risparmiarne di peggiori) e la protagonista, il suo scoprire anche una socialità e una sessualità che prima non aveva preso in considerazione, la forza del sentimento che si contrappone col rigore nordico della messa in scena. Così come quell'analogia ultima, il liberarsi per vivere davvero e scoprire la vita, superiore a qualunque potere paranormale.

C'è tanta (forse troppa?) sottrazione in un film che lavora con molte analogie e ribaltamenti di prospettiva, mettendo il piede in tante scarpe e sembrando un Donnie Darko straight-edge. Ma nonostante tutto, un bel film, con dei momenti che da soli riscatterebbero quasi tutto.







Commenti

  1. Ultimamente andiamo parecchio d'accordo con le valutazioni, anche in questo caso devo dire che le tre sono giuste e giustificate, bello sì ma non fino in fondo.

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    1. Molto probabilmente è un limite mio, dato che è piaciuto molto a tutti... Ma non "arriva" mai fino in fondo.

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