THE HOUSEMAID, di Im Sang-soo

La giovane e ingenua Eun-yi viene assunta come governante nella casa di una ricchissima coppia. Le cose sembrano andare bene fino a che non viene sedotta da Hoon, il facoltoso e fascinoso marito, rimanendone incinta...

E insomma, quel vecchio sporcaccione di Im Sang-soo ci (ri)prova ancora una volta. 

Lui, che ha fatto dell'erotismo disperato un marchio di fabbrica, con quelle copule controluce e le impennate di capezzoli turgidi, prende quel classicone che fu Hanyeo di Kim Ki-young.

A dispetto del nome del cineasta, è un vecchio film in bianco e nero, considerato come il Citizen Kane coreano. Una roba che qualunque regista ambisce a replicare e che è diventato un punto di riferimento per la generazione di autori sui quali noi cinefili dell'internet ci siamo spippettati fino all'altro ieri. Facente parte di quella nouvelle vague asiatica che ci siamo letteralmente persi, è un titolo che ancora oggi, con quei suoi movimenti di macchina, quelle prospettive, l'erotismo appena suggerito e i giochi narrativi costringono ogni cinefilo a sistemarsi il pipo nelle mutande e fanno fare invece sonori sbadigli a quelli che devono ascoltare i deliri entusiastici degli stessi.

Capirete quindi che fare il remake di un film simile è roba che scotta. 

Sarebbe come se un regista osasse dire che Gilliam può essere un peric...

Ah, già.

Comunque, dato che everybody In Sang-soo, du dah, il nostro preme l'acceleratore sull'erotismo - che ovviamente negli anni daltonici non poteva superare una certa soglia nemmeno in oriente - e cambia le relazioni e i caratteri dei personaggi, dandoci così un film sicuramente derivativo ma, a conti fatti, tutta un'altra storia.

Questo regista è stato generalmente molto apprezzato per quella roba che era La moglie dell'avvocato, che... forse non faceva per me. Qui è giustamente andato per fatti suoi, ma da una base preesistente, e forse è proprio questo che fino a una certa non gli ha permesso di sbragare, ma anzi, di creare un lavoro compatto, a tratti perfino interessante e capace di coinvolgere anche se non compare mai Stallone a prendere a cazzotti tutti.

Un film raffinatissimo, forse perfino troppo, uno di quelli che vanno visti proprio in hd per godere della bellezza delle immagini e della fotografia, che fanno valenza proprio a quello per cui il cinema erotico è nato: riuscire a trasmettere i vari pruriti non tanto con il fare più esplicito, ma proprio con la compostezza formale, con le luci e i naturali giochi che fanno i corpi, suggerendo anche quando mostra esplicitamente. Su quello, nulla da dire, Sang-soo è un maestro nel mostrare i corpi.

Cambia come già detto anche il rapporto tra i personaggi, e la protagonista non è più la sfasciafamiglie sfacciata e predatrice, ma un'ingenuotta, che forse inizia tutto sapendo quello che fa ma lasciandosi prendere la mano, proprio come una bambina (i riferimenti al suo lato infantile poi sono estremamente ambigui...), così come il marito è un figlio di puttana un uomo che è sempre stato abituato ad avere tutto quello che voleva, senza curarsene delle conseguenze.

Inizia proprio in questi anni la profonda critica sociale che ha così tanto a cuore le ultime produzioni made in Korea, e il film diventa quindi uno spaccato di quello che normalmente ci si aspetta dalle famiglie benestanti coreane, messe in contrappeso a quelle più comuni (Eun-yi vive insieme a una sua amica in un mini appartamento) e alla loro incapacità di provare la benché minima empatia.

Un film di corpi, ma anche di volti, sui quali sovrastano quelli della moglie e della suocera, bellissime ma inquietanti come pochissima.

Ma anche un film però così elegante che, oltre a farti sentire in colpa per aver mangiato un panino con la mortazza nel mentre, rischia più volte di cadere sotto il peso della propria stessa raffinatezza.

Riesce a sbracare come non mai in un finale che con tutta la buona volontà del mondo - e con tutta la comprensione della filosofia buddhista che fa da contraltare al sentimento vendicativo - non sono riuscito a prendere troppo sul serio. E strano a dirsi, nonostante tutto, riesce a sopravvivere in extremis anche a quello, segno che dietro la macchina da presa non c'è proprio il primo dei gonzi. E quegli sguardi finali faranno male come una pugnalata, segno di una borghesia che non avrà mai morte.

Forse uno dei nomi meno rinomati del panorama orientale, ma che ha saputo sopravvivere al proprio stesso strafare (ah, 'sta vendetta...) e al peso di un cult imprescindibile. 

Non è proprio da tutti, va detto.







Commenti

  1. Non ho visto l'originale, ma al di là di questo il film personalmente non mi è dispiaciuto, anzi, nella media del gran cinema coreano ;)

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    1. Quello sicuramente, hanno una media autoriale da slogamento di mascella.

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