I SEE YOU, di Adam Randall

La famiglia Harper è in crisi. Marito e moglie decidono di continuare a stare insieme, nonostante il tradimento di lei, con tutte le complicazioni possibili sul figlio. Figlio che sembra essere pèerseguitato da una strana presenza che, molto probabilmente, è anche responsabile della sparizione di alcuni bambini nella città...

Tendenzialmente sono un persona molto semplice e basta poco per farmi contento. Nella musica, mi accontento delle schitarrate, nei film invece dei mostri che si menano. Mi rendo conto che non sia proprio un ottimo biglietto da visita per chi gestisce un blog, ma davvero, anche nei casi più "raffinati", non serve molto per creare qualcosa di alto livello e questo film per la prima parte rischia di diventare qualcosa di davvero grosso, pur rimanendo ancorato alla sua dimensione piccina picciò.

Perché I see you è interamente ambientato in una piccola cittadina americana, una di quelle circondate dai boschi e dove tutti si salutano affettuosamente, con tanto di bambini che girano indisturbati in bici, e mantiene la propria ottica su questa famigliola in crisi.

L'ottica qui è molto importante.

Non perché papà Harper faccia l'oculista, è un poliziotto che deve indagare su un caso molto brutto mentre l'atmosfera tra le proprie mura domestiche è altrettanto brutta, ma perché pur spostando lo sguardo poco al di là del proprio giardino riesce a creare un senso di tensione magnifico per tutta la prima parte.

Viene detto poco, pochissimo. Grazie a dei dialoghi minimali e quasi ignorabili i personaggi rivelano tutte le cose necessarie, ma resta questa inquietudine di fondo su fatti che avvengono senza spiegazione, come se ci fosse un altro fattore impossibile da circuire a occhio chiuso, mentre intorno a loro scoppia un inferno che si credeva sepolto. E tutta la prima parte è così, accade poco, ma questa sensazione aleggia in ogni inquadratura, come a sottolineare qualcosa che non si può vedere ma che c'è e tiene in sacco tutti - che sia un vero spirito o un qualcosa di metaforico ancora non lo sai, ma anche questo non saperlo, e l'idea che non lo saprai mai, ti emoziona.

il non detto è rimarcato spesso come il punto più alto della letteratura e della narrativa tutta, quello dove lasci che sia lo spettatore a riempire quello spazio mancante con le proprie riflessioni. Se lo usi male, è una paraculata assurda, se lo usi bene, indirizzi lo spettatore a porsi gli interrogativi che interessano a te e che tu vuoi fargli pensare. Ecco, diciamo che io c'ero cascato e pensavo che il film volgesse nella seconda direzione e già mi ero costruito mille castello che poi sono crollati non appena si è spostato un sassolino.

Perché l'idea di una tensione invisibile che si aggirasse in una cittadina così bella a vedersi, in una famiglia apparentemente così funzionale che vive in una casa con giardino e tutto quanto, era un'idea troppo allettante. E poi quelle riprese aeree che fanno apparire la cittadina stessa come un vero personaggio, un'entità a sé che conglomera tutto e tutti. In un film dove e come si cerca di riprendere qualcosa è molto importante, perché la MDP è l'occhio stesso dello spettatore e dove il regista ti dice di metterlo per capire quello che vuoi dire.

Certo però è che la sceneggiatura dell'attore Devon Graye (quello che interpreta Dexter da adolescente, pe' capisse), qui al suo esordio dietro la macchina da scrivere, dopo aver costruito tutto questo passa un secondo atto a intessere un'altra trama che dà risposte a tutto.

Qui, lo ammetto, tutta la "magia" scompare.

Perché la sceneggiatura sarà sì intelligente e a incastro, ma tutto viene costruito e spiegato così bene da rimanere bello solo in superficie - oltre a lasciare una parte estremamente illogica nel congiungimento finale, ma sorvolo. E tutta la fascinazione per il non detto, per quel qualcosa di più alto che ti aspettavi potesse giungere, viene meno a favore di una fruizione immediata, che dà risposte a ogni quesito e fa capire che questo film è sempre stato un thriller e non un horror, giusto per essere chiari fino all'ultimo.

Il che non lo rende un brutto film, sia chiaro. I see you rimane un'opera intelligente e ben strutturata ma che alla fine offre poco altro se non sé stessa, e la cosa peggiore è che lo fa dopo innumerevoli premesse che facevano aspettare qualcosa di più ampio. Un po' come se ti offrissero una città intera, e invece è pure una casetta col lavandino che perde. 

Un peccato davvero. A mio modo mi ci sono pure divertito, ma la sensazione di qualcosa che poteva decollare - ed essere memorabile, di questo tra pochi mesi avrò un naturale ricordo sbiadito - e che invece si è limitato a planare per poco rimane.








Commenti

  1. Al momento posso solo dire che mi ha sorpreso positivamente ;)

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    1. A me poco, purtroppo. Ma quella prima parte è davvero fantastica...

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