IL GIOCO DI GERALD, di Mike Flanagan

Per risollevare  un matrimonio in crisi e senza più passione. Gerald propone alla moglie Jessie un giochino erotico che prevede il legarla al letto con delle manette. Sull'ultimo però lei ha un ripensamento... proprio quando Gerald ha un attacco cardiaco. Sola, ammanettata e in preda alle visione, Jessie dovrà trovare il modo di uscire da quella situazione, anche perché una strana presenza parrebbe aggirarsi nei dintorni...

Da tanti è ritenuto il nuovo re Mida del cinema horror, eppure io non sono mai impazzito per Mike Flanagan. Ho visto Oculus, e mi annoiai a morte - per quanto la scena della lampadina sia davvero una trovata aggiaccianDe. Hush aveva una bella atmosfera ma si risolveva in maniera stupidissima con un pugno di mosche (non di velluto grigio) e la serie di Hill House, a parte per qualche guizzi tecnico, mi ha fatto fare dei sonori sbadigli. Ouija non lo consideriamo che era una commissione e tutti devono pagarsi l'affitto, in qualche modo più o meno onorevole o lecito.

Poi però è arrivato questo Gerald's game.

Per farmi fare pace con costui è servito Stephen King, e non la trasposizione di uno dei suoi libri più famosi o semplici. Anzi, credo che per il Re del Maine, la parola semplice sia da bandire, perché per quanto zio Steve sia quanto di più popolare (nel miglior senso possibile, ovviamente, anche se preferisco il termine pop) possa esistere, la sua produzione è "vera letteratura", perché non ha mai cercato facili scappatoie, ha saputo prendersi i suoi rischi e, soprattutto, offrire visioni complete e non parziali della sua opera. Questo al di là dei finali spesso risibili o dell'effettiva riuscita dei singoli romanzi.

Il libro in questione però è materia che scotta, perché non tutti possono scrivere 360 pagine su una donna legata a un letto (ok, barando un poco qua e là) senza far cadere nella noia o ripetendosi a ogni capitolo. Soprattutto, non è da tutti usare uno spunto tanto demenziale per dare un ritratto psicologico simile di un personaggio molto più complesso di quanto si presenti a una prima occhiata. Quello che il libro ci offre infatti è un'introspezione molto bella, particolare e morbosa, come qualunque cosa riguardi gli scritti del Re.

Flanagan apporta delle opportune modifiche, allunga dove King aveva brutalmente riassunto (tipo l'inizio, dato che il libro iniziava con lei direttamente legata al letto) e sintetizza per ovvie ragioni di spazio e minutaggio tutto quello che riguarda la parte psicologica (le voci nella testa di Jessie si riducono a due, suo marito Gerald e una versione più forte di lei stessa).

Però funziona.

Personalmente, non ho perdonato a Flanagan che l'infarto di Gerald non sia dovuto a un calcio nei gioielli dato dalla moglie rivoltosa (cosa che cambia di molto la prospettiva), ma il film fila liscio, liscissimo, non ha un attimo di tregua o noia nonostante la staticità della situazione e in un paio di punti ha saputo addirittura sorprendermi, sapendo tradurre per immagini in maniera semplice ma efficace quello che la logorrea di King aveva trascinato per molte pagine - Steve, bacio la terra su cui cammini, lo sai, ma a volte sei davvero estremamente prolisso...

Perché Il gioco di Gerald era un libro pieno di simbologie che Flanagan riesce a estrapolare e trascriverle in materia visiva, cosa non molto semplice di per sé.

Il cinema vive di immagini, questo è vero, ma riuscire a dare un vero senso a quello che mostra per poi farlo diventare un fil rouge (in tutti i sensi, vedrete) è ben altra cosa. Serve attenzione, programmazione e, soprattutto, sapere esattamente di cosa si sta parlando per non far diventare il tutto una barzelletta stilosa per hipster wannabe. 

Così l'eclissi che viene citata avrà più di un significato e, senza tanti giri di parole, viene usata proprio come sintesi del superare un trauma - bellissima la scena in cui compare per l'ultima volta e, particolare che in pochi hanno colto, quel sole finale - come tante altre cose sono rese in termini visivi in maniera semplice, raffinata e di alta classe, ben più di quello che ci si aspetterebbe per una produzione Netflix. Flanagan ha occhio e sa come usare i mezzi che ha (è anche montatore, quindi merito doppio per certe scelte) a servizio di una storia che poteva facilmente sbracare in un battibaleno vista la sua particolarità.

E poi c'è Carla Gugino, che riesce a render perfettamente tutti gli stati della sventurata protagonista. Lei è stata una vera e propria rivelazione e mi chiedo come mai nessuno abbia mai saputo usarla così bene in precedenza.  

Poi certo, sul finale c'è quel lungo monologhetto in voice over che deve per forza di cose riassumere con dovizia di particolari quello che King aveva portato avanti per e trenta pagine finali (a proposito di prolissità...) che stempera il ritmo, ma quel confronto finale, quello scambio di prospettive e di occhiate, fa perdonare tutto. Anche quel primo flashback che ha uno dei momenti più involontariamente cringe del film - e no, nn è in senso positivo.

Non un capolavoro (a mio parere, per quanto notevole, non lo era neppure il libro) ma un film che si regge in piedi da solo e che mostra una storia a dir poco folle con una lucidità invidiabile. Forse potrei quasi ricredermi si Flanagan, da qui in avanti... 

PS: l'attore che fa Joubert forse vi sarà familiare... beh, è Carel Struycken, che tra le altre cose ha partecipato a Star Trek e nella parte di Lurch nei due film de La famiglia Addamns.







Commenti

  1. Difficile trovare minaccioso Lurch ma Flanagan ci è riuscito ;-) Cheers

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  2. Niente da aggiungere, anche se non ho letto il libro, condivido tutto ;)

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  3. Sai che non lo sapevo che fosse tratto da un romanzo di King quando l’ho visto?
    Mi è piaciuto molto.
    Soprattutto il finale ..perché spiega ogni cosa linearmente di quello che si è visto nel film senza lasciare alcun spazio a nessun dubbio o a finali aperti o sequel vari per capirci.
    Adesso il dilemma sarebbe quello di convincermi a leggere il libro.
    Di solito si legge prima il libro e se si vuole si guarda il film..ho paura in questo caso di perdermi un po’ l’effetto sorpresa.
    Ciao

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    1. Nel libro per ovvi motivi ampliano molto di più lo spettro della protagonista è la storia di Joubert è più articolata, ma i cardini coincidono tutti. Flanagan ha fatto una riduzione impeccabile.

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