THE LOVED ONES, di Sean Byrne

Dopo la morte del padre in un incidente d'auto, il giovane Brent si chiude in sé stesso, smosso solo dalla fidanzata Holly. Le cose degenereranno terribilmente quando rifiuterà l'invito dell'anonima Lola al ballo scolastico di fine anno, finendo rapito poco dopo dalla ragazza e dal di lei padre, che hanno in mente una (cit.) "cura medievale per il suo...".

In Australia, oltre ai canguri e due sorci clandestini, deve girare roba molto buona. Non solo se la sono grattata a mille su Interceptor Mad Max per anni, vivendo quasi di rendita, ma ci hanno pure rilasciato due bombazze come Wolf creek (e qui mi parte un anuanauei fuori contesto, per assonanza) e quella squinternata di Jennifer Kent. Poi quasi a caso scopro pure 'sta roba qui e chissà perché non mi stupisce che tutto questo disagio venga fuori proprio da quella parte del mondo, la cui pericolosità è diventata quasi una barzelletta sui social.

D'altronde, in qualche modo devi pur divertirti se ogni giorno rischi la vita per il morso di una tarantola. O se avete Ricky Megee come eroe locale - Cristo passò un mese in meno di lui nel deserto, ricordo.

E si è divertito parecchio Sean Byrne con questo suo esordio, un torture porn di quelli cattivi cattivi che urlano, che potrebbe dire tanto ma si limita a far divertire un sacco se amate il genere con tutti gli annessi che lo caratterizzano. Ergo, preparatevi a violenza, tanta violenza, ma soprattutto a una dose massiccia di disagio d'antologia. E a torture, ovviamente - il porn è ingannatore, purtroppo.

Sarebbe però ingiusto relegare questo titolo solo a queste sue caratteristiche così superficiali. Che ci sono e pure in maniera preponderante, quindi spettatore avvisato, mezzo salvato, ma compongono solo la cima di una piramide che va a modellare un discorso molto più profondo di quello che può apparire a una prima visione. Perché se lobotomie, sfregi e trapanate dei piedi rubano la scena, a creare il vero cuore pulsante della pellicola sono i personaggi, quelli sì davvero indimenticabili. Non lo avrei mai detto, ma la scalcagnata villain di questo film mi è rimasto dentro in maniera del tutto inaspettata, a riprova che un'ottima scrittura non si nega a nessun sottogenere e che spesso sono proprio le storie più pulp a descrivere nella maniera più anarchica le sfumature dell'animo umano. 

Pure la realizzazione tecnica è ineccepibile, molto più raffinata dell'horror medio che vi sarà capitato di visionare nel cestone di Prime, per intenderci. Oltre alla bellezza delle singole inquadrature e all'ottimo ritmo che rende dinamica una vicenda che vede un tizio legato alla sedia per tre quarti del tempo, le numerose macellerie perpetrate su quello sfigato del protagonista sono caratterizzate da quel bel gusto artigianale d'antan che nulla toglie al realismo, nonostante l'esagerazione della vicenda, e vi porteranno a levare lo sguardo dallo schermo più di una volta.

Ma a dare il carico da novante è proprio lei, Lola. Un personaggio particolarmente disturbante non solo per il connubio tra l'efferatezza esercitata e il look da ragazzina sfigata, ma perché il suo agire non porta un vero giovamento. Nelle sue azioni non c'è una malata catarsi e nemmeno un tentativo di rivalsa verso un mondo che non l'accetta, sono i capricci di una ragazzina incapace di gestire il rifiuto che con l''aiuto di una figura genitoriale senza polso crea un circolo vizioso incapace di migliorare la sua situazione nemmeno nella sua folle logica, dato che soffre del proprio stato virginale per tutta la pellicola. 

La finezza della scrittura si vede proprio dal paragone con Brent, che un padre non ce l'ha, ma nonostante la sua dipartita è molto più presente di quello di Lola, complice delle follie della figlia per quella sua incapacità di ricoprire un ruolo genitoriale degno di questo nome e il terrore che quella ragazzina venga schiacciata da un mondo a cui non è palesemente pronta.

E' un personaggio tragico e patetico insieme, Lola, una ragazza destinata al fallimento che è già annunciata come perdente fin dall'inizio. Proprio per questo, nonostante tutto, Byrne sembra volerle quasi bene, anche se non sarà clemente con lei. Non lo è con nessuna delle pedine che si muovono sulla scacchiera della sua storia, in realtà. Ognuno porterà segni indelebili di questa disavventura, ognuno si ritroverà a perdere qualcosa nel cercare di sopravvivere. Ognuno, in qualche modo, verrà rifiutato.

Questa è la vera bellezza di un film estremo e, a suo modo, davvero coraggioso per quello che dice e come lo espone, tanto che mi sono chiesto più volte come abbiano fatto quelli cast e troupe a non guardarsi con estremo imbarazzo alla fine delle riprese visto il livello di disagio che ogni sequenza riesce a ricreare.

Oltre alla mano ferma di Byrne in sala di regia e alla capacità di selezionare una colonna sonore caratteristica per ogni personaggio (si passa dal metal di Brent, e infatti Byrne anni dopo dimostrerà di essere un fedele adepto dell'english steel, alla riscoperta Not pretty enough cantata da Lola), colpisce la sua capacità di superarsi da solo a destra nell'eccesso man a mano che i minuti passano, fino a un colpo di scena finale che cita apertamente Jack Ketchum e fa cadere la mascella perfino ai più impavidi amanti dell'eccesso.

D'altronde, in un mondo abitato da coppie che stanno insieme per convenienza e dove la felicità viene percepita solo in merito all'essere in una relazione a discapito di tutto, una pellicola come questa mi sembra molto meno folle di tante cose che ho visto e sperimentato in vita. Anzi, nonostante si tratti di un esordio, pare che Byrne sia molto più lucido di tanti.

The loved ones è un turture porn estremamente lucido nel suo delirare continuo, che non ha paura di sporcarsi le mani e che alza sempre l'asticella. Come se la lobotomia frontale non fosse già abbastanza, ed è anche per questo che film così ci piacciono.

 D'altronde, per fare i raffinati c'è sempre tempo.

Un peccato però che da noi non sia mai stato distribuito nemmeno per l'home video e che si possa reperire solo per vie traverse sottotitolato.

Spero che tanti lo scoprano e lo vedano. I navigati del genere sicuramente apprezzeranno, senza rimanerne magari troppo sconvolti, ma i novizi potranno scoprire l'entrata di un mondo (a suo modo) bellissimo e di cui non potranno più fare a meno. Al massimo, faremo tutti terapia di guppo.

PS: comunque, autorizzo Robin McLeavy a rapirmi e a farmi tutto quello che vuole.






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