DUNE, di Denis Villeneuve

Per ordine dell'Imperatore, la casata Atreides sostituisce i crudeli Harkonnen nel controllo del pianeta Arrakis, detto Dune, centro focale per l'estrazione della Spezia, sostanza che permette i viaggi interstellari con effetti psicoattivi. Le cose però non potrebbero essere così semplici, senza contare che il giovane rampollo, Paul Atreides, sembrerebbe...

Credo che per un italiano sia difficile capire cosa significhi una nuova trasposizione di Dune, perché nel paese che sembra una scarpa il romanzo di Frank Herbert non ha avuto lo stesso impatto che ottenne in America, dove è considerato una specie di religione e che ha permesso ai figli e ai nipoti dell'autore di vivere di rendita. Fu persino l'ispirazione per un certo George Lucas, uno che ha fatto un filmino di famiglia, credo lo conosciate, senza contare che permise alla fantascienza di andare a svilupparsi verso una destinazione più metafisica. A noi al massimo ricorda una Fiat o una canzone di Zucchero...

Si tratta di un libro molto particolare, ostico a tratti, che nel suo parlare di vermoni della sabbia e sostanze allucinogene diventa anche un forte spaccato su potere, religione e guerra. Temi non da poco, trattati pure in maniera abbastanza lisergica, tanto da aver ispirato un zuzzurellone come Jodorowsky per un'eventuale traspisizone che non venne mai realizzata - esiste però un documentario su quanto voluto fare dal cileno.

Ebbe già una trasposizione nell'84 da parte di David Lynch (uno degli ingaggi più nonsense della storia, per un film in parte rivalutato nel tempo ma rinnegato dallo stesso autore), una serie di videogiochi e una miniserie per la tv a inizio Anni Zero, tutti progetti che rivelarono la complessità del romanzo di partenza, imponendo una specie di maledizione su quanto scritto da Herbert, qualcosa di così complesso da essere ritenuto infilmabile, almeno, attenendosi alle logiche comuni del film di consumo.

Ora tocca a Denis Villeneuve e, onestamente, da uno che aveva adattato Saramago facendo lo stracacchio che voleva, un po' di fiducia ce l'ho.

Ecco, la cosa che non molti hanno capito, è che Dune non è un romanzo molto firulì come potrebbe sembrare, e non solo per quello che può far pensare una certa propensione alla fattanza delle figure al suo interno. I suoi sono personaggi mai del tutto positivi (come invece succedeva nel film di Lynch) e dove anche il ruolo di Eletto è visto con un'ottica molto borderline, dato che il messaggio di Herbert sembrava essere come ogni forma di governo e religione nasconda dei lati oscuri. Paul, anche sotto forma di Muad'dib, non porterà pace e volemossebbene, ma sarà un culto che i Fremen diffonderanno per tutta la galassia al prezzo di una Guerra Santa.

Questione simpatica come un shai hulud tra le chiappe, che Villeneuve porta avanti alla sua maniera. Se c'è una cosa che all'omonimo del formulaunista è riuscita, come a Nolan, è quella di mantenere una propria visione autoriale anche in progetti dispendiosi come questo.

Perché Dune non è un blockbuster qualunque e le scene d'azione che si vedono nel trailer sono le uniche che vedrete in quasi tre ore di film. Quasi tre ore di film (marò, ma un bel film di un'ora e mezza non siete più capaci di farlo, mannaggia a Peter Jackson?) che coprono solo la prima metà del romanzo e che servono da lento e lungo preambolo per spiegare bene tutte le forze in ballo in questo mondo così caratterizzato ed espanso, riuscendo molto in tante cose e quasi per nulla in molte altre...

E' un film di Denis Villeneuve, abbiamo detto, con tutti i pro e i contro della cosa. Abbandonati i barocchismi delle precedenti versioni, il canadese mette in scena la propria visione fredda, geometrica e rigorosissima, che alterna trovate visive essenziali ma davvero efficaci ad altre palesemente più semplicione, lungaggini e momenti in cui si sarebbe potuto premere l'acceleratore senza che cambiasse sostanzialmente nulla. Dune è una pellicola a metà strada, che cerca di essere più fedele che mai a tutti i temi sollevati da Herbert nella sua opera e allo stesso tempo di riuscire a coinvolgere la più grande fetta di pubblico generalista possibile, cercando di essere epico ma, mi spiace dirlo, se alla testa prende in più di un punto, è alla pancia che manca molto.

Perché quando funziona, funziona, soprattutto nei "momenti screensaver" che servono a offrire il meglio del talento visivo del nostro, fallendo miseramente quando questi devono fare un passo indietro per far parlare i propri personaggi o, cosa ancora più sottile, l'ambiente. Perché tutta la seconda parte è ambientata in un deserto, ma non si riesce mai a sentire quel pianeta come vero e proprio protagonista e il tormento interiore dei personaggi persi in esso non è mai del tutto palpabile.

Ah, qui poi nessuno ride mai. A parte Jason Momoa, che deve farlo per contratto ogni volta.

E non ci sono colori. Grigio e nero, perlopiù, tranne giallo accecante quando sono nel deserto, ma con deboli striature di grigio.

Quello di Villeneuve è sicuramente un cinema intellettuale e molto fighetto che su qualcosa come Dune offre fino a una certa, proprio per la natura insita dell'opera, una storia che offre una realtà perfettamente realistica nel suo essere immaginaria per poi lasciarsi andare alle visione di un essere semidivino, perfettamente fallibili, dopo che la mente ha saputo espandersi. Manca tutto l'aspetto lisergico di un'operazione simile e che dovrebbe far intuire quello che aspetta (c'è un breve segmento, perfettamente ignorato subito dopo...). E poi, è una mia impressione o le parti più interessanti visivamente sono quelle che riguardano gli Harkonnen? Seriamente, voglio una sitcom su di loro e la voglio tipo ora.

Però è sicuramente grande cinema, nel senso più tecnico e visivo del termine, di qualcuno che vuole provare a fare qualcosa di grandioso, riuscendoci nella gran parte dei casi. Un impiego di forze e mezzi che visti i tempi sembrava quasi impossibile, una tipologia di cinema che sta andando purtroppo a perdersi per ambizioni e tecnica e che qui sembra trovare nuova vita.

Anche solo per questo, rendiamo grazia a Villeneuve.

Però, per amore di coerenza intellettuale, diciamo anche che... bello, ma non ci vivrei.

Comunque, non so quanto sia colpa mia o cosa, Timothée Chalamet continua a rimanermi indigesto. Davvero. Non so come abbia fatto a convincere tutti e a sembrarvi credibile in questo ruolo, in tutti i ruoli, in qualunque cosa faccia. Odio profondo.

Ah, e se non c'avevate sordi per tutto quer bendiddio di cast, un mio amico grafico i poster ve li faceva pure gratis...






  

Commenti

  1. lo vedrò anch'io, ma sono legatissima al Dune di Lynch, speriamo che sia bello

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    1. Sicuramente non sprechi 150 minuti di vita (Villeneuve è un regista di razza e si vede), anche se, pur non amando l'opera del Davidone, con tutti i suoi sbagli quel lavoro riusciva a essere memorabile e personalissimo.
      Qui decisamente molto meno...

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  2. Esatto, bello ma non ci vivrei. Aggiungerei anche fighetto e noiosetto, ma con il beneficio del dubbio. In fin dei conti abbiamo assistito solo al primo tempo...

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    1. Che tra l'altro... mi ha pure dato l'idea di un "finale" monco 😅

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  3. Dopo aver visto i due film di Dune è evidente che senza una certa infarinatura generale dei romanzi molti dettagli si perdono, ma soprattutto non si può giudicare degnamente l'opera. Secoli fa avevo tentato di leggere il primo romanzo della saga di Herbert ma all'epoca ero nel pieno della mia scoperta della prosa di Robert E. Howard, e quindi non c'era spazio per qualcosa che non fosse avventura pulp ed epica dell'eroe solitario. Ovviamente il romanzo non mi prese granché e lo misi sullo scafale. Prima o poi mi devo decidermi a recuperarlo.

    Quello di David Lynch è barocco, sognante, maestoso ma ha il difetto di dipingere il protagonista come il messia sceso in terra fin da subito (tipo prescelto da opera fantasy scadente) e un andamento traballante della storia che soprattutto nel film subisce pesantemente il peso di tagli e semplificazioni (rendendo difficile capire cosa sta succedendo e il perché). Poi i verbi della sabbia di Carlo Rambaldi sono ancora oggi la cosa più bella messa in scena in entrambi i film.

    Il film di Villeneuve è più chiaro, esprime meglio la coralità della storia, è più "realistico" e un ottimo cast. Dall'altra le musiche non mi sono piaciute per niente, il fatto che il tono sia più serio rispetto a quello di David Lynch toglie molta forza la suo immaginario e alcune scene perdono il mordente (tipo la prova con la Bene Gesserit o il primo incontro con i Freman).

    Alla fine a mio giudizio non ci possiamo lamentare, sono entrambi ottimi film. Alla fine la palma del vincitore è un po' a gusto personale. Comunque sono per il team David Lynch.

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