THE DARK AND THE WICKED, di Bryan Bertino

I fratelli Louise e Michael ritornano al ranch familiare per aiutare la vecchia madre, alle prese col padre gravemente malato e in coma. A complicare i rapporti non proprio idilliaci tra prole e parentado ci sarà pure una strana presenza maligna che,..

Oh raga, non me ne vogliate, ma io non è che sia mai impazzito per il buon Bryan Bertino. Il che mi riporta a quando rischiai il linciaggio perché in un raduno di cinefili dell'horror osai dire che The strangers era sì un bel film, ma morta (che un morto ce deve sempre stà) lì. Seriamente, credo di non averne mai scritto perché non saprei cosa dire a riguardo, un po' come You're next di Wingard.

Cosa un po' diversa per questo The dark and the wicked, che mi è piaciuto di più per alcune cose e molto di meno per quella che è la compattezza finale, ma che proprio in virtù della sua doppia natura per me offre molto su cui discutere.

Uscito in esclusiva sulla piattaforma Shudder - da noi ancora inedita, ma si tratta del PornHub degli amanti del cinema d'orrore - la nuova fatica di Bertino è un horror di case impossessate nel più classico dei termini, con tanto di campagna che fa ancora più satanismo. Il nostro ha sempre presentato una certa predisposizione ai disgregamenti familiari, ma qua la faccenda si fa ancora più tesa ed esplicita per quelle che sono le dinamiche e gli svolgimenti che la celluloide srotolerà 

E diciamolo senza problemi... fa paura.

Compie quello che è il compito di ogni horror che si rispetti: sa inquietare, Da quel punto di vista raggiunge i vertici del semi-sconosciuto Sator, anche se battere quel suo dannato prologo è abbastanza arduo, ma mette addosso la proverbiale strizza e gli basta pochissimo. Una mdp che si ,muove nella migliore delle maniere, trucchi classici, strabusati ma piazzati nel momento giusto, jumpscares quasi assenti (grazie a Odino!) e tutto giostrato sulla fotografia, le atmosfere bucoliche e il disagio che solo la vecchiaia e un corpo in decadimento riescono a dare.

Seriamente, non potrò più guardare un vecchietto che sorride come prima.

Se quella che cercate quindi è l'esperienza visiva di una storia che evita qualsiasi tipo di complicazioni e contorcimenti che sembrano quasi d'obbligo, allora avrete quello che fa per voi. Bertino dimostra di essere perfettamente conscio di quello che vuole fare e, soprattutto, sa come farlo. Realizza un film canonico, ma dirige con mano ferma, riuscendo a usare tutti gli elementi a disposizione per mettere lo spettatore a disagio.

E se pensate che delle caprette non possano inquietare in una scena di suicidio... beh, vi sbagliate.

Tralasciando quindi l'aspetto cardine della vicenda, resta solo l'inghippo familiare a cui Bertino ci sottopone fin da subito, viso che origini dell'entità malefica non gli interessano e sembra essere davvero poco altro.

Ecco, qui iniziano i problemi, perché se sul lato tecnico al buon Bryan (non di Nazareth) c'è solo da spellarsi le mani, su quello narrativo avvengono delle magagnette che lasciano l'intera pellicola in una sorta di limbo fiscale del genere e che la fanno girare a vuoto. Magnificamente, ma è un po' come farsi un giro in macchina perché non ti funziona la radio a casa: spendi per la benzine a inquini pure inutilmente.

Il fatto è che a Bertino interessa ben poco fare discorsi specifici sulla famiglia e la sua deriva - tra l'altro, contando quanto sanno essere ultra conservatori in America su questo e che l'horror nacque proprio per scandalizzare i benpensanti ci sarebbe stato benissimo. Lui vuole solo divertirsi a farti cambiare il colore delle mutande, quello familiare è solo un pretesto per portare avanti il suo delirio di onnipotenza registica.

Louise e Michael sarebbero potuti essere pure Gina e Mimmo, perché a parte un paio di dialoghi hanno uno scavo semi inesistente e la loro vicenda non chiude nessun cerchio. Avvengono cose che ti fanno godere come poche altre, ma alla fine si conclude tutto con un pugno di mosche (non di velluto grigio) in mano, perché rimane una vicenda isolata che non fa crescere né i suoi personaggi e neppure dona un vero senso di completezza allo spettatore, a patto che questi voglia altro oltre lo sfarzo visivo di cui Bertino è sicuramente un maestro. 

Case isolate, caprette invadenti, dita mozzate, loschi figuri che fanno i marpioni sorridenti e tanta angosciosa atmosfera. Per il resto, un cerchio che si chiude a vuoto e con lo scotch pesante. Sta a voi badare se doveva chiudersi meglio o lasciarlo aperto per potervi far entrare ed esplorare di più.

Un dualismo di giudizio incredibile che lo lascia a metà strada. Sicuramente da vedere, ma a certi potrà piacere proprio per il suo essere così secco e conciso. 

A me ha rovinato l'angelica figura delle caprette, comunque.







Commenti

  1. Se ci ripenso ho ancora i brividi, infatti ho evitato di riguardarlo quando lo hanno passato in TV, qualche sera fa, perché non è proprio il periodo adatto per questa bella botta d'angoscia senza via d'uscita.

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  2. Bertino sembrava aver iniziato a girare un po' a vuoto, con questo film secondo me ha dimostrato un po' più di maturità anche perché ammettiamolo, fin troppo spesso ci dimentichiamo che un horror dovrebbe fare anche paura, questo ci riesce ;-) Cheers

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