CLOUD, di Kiyoshi Kurosawa
Il secondo aneddoto è quello che mi inquieta di più, perché un mondo che permette di costruire una ricchezza così pantagruelica mentre dal capo opposto c'è gente che letteralmente muore di fame, lo trovo marcio e sbagliato fino al midollo. L'effetto collaterale di tutto questo diventa quindi speculare a ciò che fu lo yuppismo negli anni Ottanta, un abbracciare pienamente la filosofia capitalista che, per quanto ne facciamo tutti parte in qualche modo (non starei a scrivere su una piattaforma e non userei i social, altrimenti) per me è il vero anti-umanesimo, giacché riduce la vita e l'essenza umana a un pragmatismo che aumenta le differenze di classe e permette lo zero culturale in cui pensieri di un certo estremismo possono trovare giustificazione.
L'ennesima prova che l'umanità sta andando a puttane, poi, l'ho avuta in una discussione di qualche giorno fa con un conoscente. Avevo appena detto di essere per la redistribuzione della ricchezza e che, in un mondo ideale, chi ha tutti quei soldi dovrebbe usarli per il bene comune. Risultato: mi è stato detto che sono limitato perché Amazon permette ai giovani di fare affari giocando coi titoli in borsa; cosa che, ovviamente, è possibile solo per chi è sveglio.
Ovviamente, chi mi ha contestato si è poi messo a parlare di remigrazione...
Ecco, il motivo per cui il genere horror negli ultimi anni sta fiorendo in questa magnifica maniera è dovuto al pericoloso bilico in cui ci troviamo a ridosso di un baratro umano e morale senza precedenti (il bello è che si può sempre fare peggio...), a mio parere strettamente collegato a un'inedia collettiva nata dal confort, lo stesso che sta facendo perdere il naturale slancio umano di poter cercare qualcosa che vada oltre quello che si è. Lo vedo quotidianamente quando mi capita di parlare con un appartenente alla generazione successiva alla mia, puntualmente trovandolo senza slanci o passioni, e in parte ci ho pensato guardando questo film. Che non è proprio un horror, ma i presupposti mi hanno inquietato nella stessa maniera.
D'altronde porta la firma di Kiyoshi Kurosawa, uno che di horror se ne intende parecchio dato che è stato il pilastro dell'orrore nipponico con dei cult come Cure e Kairo - probabile che di quest'ultimo abbiate visto il dimenticabilissimo remake americano Pulse. La sua produzione in realtà ha variato pure fuori dai confini più brividosi, ma ogni suo lavoro è sempre rimasto permeato da un'inquietudine sottopelle che conduce i personaggi negli aspetti più torbidi della società. Quella nipponica, ovviamente, ma sviscerando temi che ci riguardano tutti come in questo caso. Pertanto è naturale che, per quanto questo sia un thriller, le suggestioni orrorifiche rimangano sempre particolarmente visibili.
Non potrebbe essere altrimenti quanto mostri l'avidità o la totale mancanza di empatia umana diventare padroni dell'animo di qualcuno a favore del guadagno assoluto e alle conseguenze che ciò lascia. Cloud non è "solo" un film sul commercio via internet, è una parabola discendente tanto semplice quanto diretta, dove il carnefice diventa il fabbro che ha forgiato la medesima spada che finirà per accopparlo; quel che è peggio, tal personaggio potrebbe essere chiunque di noi, e lo stesso può dirsi tra le file degli aggressori. D'altronde, recentemente ci siamo trovati particolarmente abbruttiti e l'uno contro l'altro...
Kurosawa dirige con una flemma a tratti snervante, soprattutto nella prima parte. Si prende i suoi tempi, mostra le pratica di Yoshii senza apparenti slanci e con una distanza in grado di rendere la visione piuttosto anestetizzante. Una serie di particolari che inizialmente mi sono apparsi parecchio indigesti ma che dormendoci sopra ho trovato coerenti con la visione dell'autore, specie pensando agli ultimi sviluppi storici.
La deriva non deve essere per forza ritmata, perché nulla capita d'improvviso o per caso, fa tutto parte di un lento processo disumanizzante che abbiamo accettato nel nostro quotidiano. Così i traffici di Yoshii devono per forza essere lenti e meticolosi, perché è così che il capitalismo agisce. Quando attendiamo l'uscita di un nuovo modello di telefono, quante cose accadono mentre aspettiamo qualcosa di cui, a conto fatti, non abbiamo questo assoluto bisogno? Kurosawa pone il suo sguardo lì, tra i filari del tempo, mettendo più di un avviso che viene volutamente ignorato dal protagonista. Gli stessi avvisi che abbiamo noi stessi se non fossimo troppo occupati a badare solo al nostro orticello di consumatori - finché i soldi li abbiamo, aggiungo...
La reazione dei truffati dal protagonista quindi diventa perfettamente coerente col cinismo che da sempre caratterizza questo autore.
Un mondo che ha preso quella deriva può aspettarsi solo di ricevere violenza, perché è l'unico strumento che rimane quando non si ha altro modo per reagire ai torti subiti. Quella contro Yoshii diventa quindi la rappresaglia di un branco di poveri gonzi (colpo di classe assoluto, ci sarà pure il suo ex titolare, segno che la ruota può girare per tutti) che non potendo batterlo al suo stesso gioco agisce tramite la parodia di una rappresagli, rappresentata senza eroismo, gloria o dignità. Non c'è nulla da nobilitare. Sono dei partigiani della merda incastrati in un meccanismo inamovibile che finiranno per essere preda della loro stessa incapacità, mentre tutto il corollario mostra la totale perdita di valori, dignità e legami in senso lato.
Non c'è un solo personaggio che si salvi in questo marasma, tanto che alla fine ne uscirà fuori un mucchio selvaggio antietetico a qualunque rappresentazione. Kurosawa lo ha definito un cyber-western, ma se il western autentico mostrava la genesi di quello che sarebbe diventato il paese più potente del mondo, qui sembra mostrare l'apocalittico finale della civiltà, concedendosi un finale mefistofelico e quasi ultraterreno che è l'epitaffio su ciò che pensa sul moderno andamento del mondo. Non può esserci finale diverso o definizione altra, l'Inferno ce l'abbiamo davanti e ci stiamo addentrando in esso.
Il nome di Kiyoshi Kurosawa rimarrà sempre legato a quei lavori che lo hanno lanciato prima tra gli appassionati e poi fatto esplodere a livello planetario come il precursore che fu, ma dimostra che, per quanto la freschezza giovanile forse si sia fisiologicamente affievolita, il cinismo del suo sguardo non è cambiato.










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