KILL, di Nikhil Nagesh Bhat
Peggio di un regista che non sa più come superarsi però è quando la sua opera diventa un metro di paragone. Oggi se vuoi vendere un film d'azione devi dire per forza che è "il nuovo The raid" o, per essere più onesti, "il miglior film action dai tempi di The raid", ammettendo fin da subito una specie di sconfitta insita...
È la stessa cosa che hanno detto per lanciare prima La notte su di noi di Timo Tjahjanto (dove recitava ancora Iko Uwais) e poi questo Kill, pellicola indiana d'azione che si è distinta per una collezione non indifferente di mazzate. Per quanto immediato però il paragone risulta ingeneroso per entrambi i titoli perché, per quanto pellicole d'azione, sono due film che giocano su campi e campionati diversi. il primo puntava all'esagerazione assoluta e senza logica, spoglia anche dell'eleganza formale che contraddistingue la regia di Evans, mentre questo mette l'azione al servizio delle dinamiche formate dai personaggi, cosa in cui il gallese purtroppo non ha mai brillato - ed è un neo di tutta la sua produzione, a tal proposito è esemplare l'inizio di Merantau. Nulla che faccia pensare a Robert Altman eh, ma è comunque un setting che si sente e influisce pesantemente sull'economia del racconto.
Come modella queste basi è un discorso molto più interessante e articolato, perché ci fa capire come pur sottostando a dei dettami che non riconducono in automatico al cinema indiano, che invece ha una discreta cultura nel genere degli sganassoni su celluloide, ne adotta all'inizio gli stilemi più tipici e stereotipati della Bollywood d'accatto per poi trasformarsi in qualcos'altro e, proprio in corso d'opera, cambiare pelle più volte di un biacco.
A metà film infatti succede qualcosa che non mi sarei aspettato - ed è meglio voi iniziate la visione senza sapere nulla. Una trovata sufficiente a portarlo su una logica altra visti quelli che erano i presupposti con cui ha esordito, alternando così due generi speculari a quello che è la mera cornice d'azione. Nulla per cui indossare la camicia di tweed e dissertare su quelle che sono le possibili sovraletture del film, ma è stata una sorpresa che mi ha colto davvero impreparato, specie per come Bhat ha fatto partire la vicenda.
Partenza che mostra due facce della stessa medaglia, dato che l'input romantico della faccenda è gestito in una maniera a dir poco naif, tanto che a una certa mi sono domandato se questo fosse veramente il film di cui tanti avevano discusso. Invece sì, è proprio quello, abbiamo un incipit che sembra l'episodio pilota di una serie turca e che in alcuni punti appare addirittura uno sponsor per le forze armate indiane, particolare che mi ha regalato più di un trigger, ma è lo scotto da pagare per quanto accadrà poi. Quando il maledetto blindato parte, iniziano a fare le cose da grandi e a intessere una dinamica che finalmente suscita il degno interesse e ti fa capire che le leziosità di poco prima servivano solo per dare un minimo di caratterizzazione ai personaggi. Nulla di miracoloso, ma sono quegli stereotipi che funzionano sempre.
Tolto un protagonista granitico, il cui lancio della carriera come protagonista sembra essere il vero scopo del film, c'è la questione dell'emancipazione femminile con una comprimaria decisa a fare quello che vuole della propria vita in barba ai dettami patriarcali paterni, e pure tra le fila dei villain abbiamo una figura di spicco portata benissimo in scena da un attore che, prima di questa esperienza, faceva il ballerino, particolare che me lo fa apparire ancora più straniante per problemi unicamente miei. Ecco, se il film funziona è anche perché il Billy Ellioth diabolico da solo funziona alla grandissima, davvero, un cattivo efferato come pochi se ne sono visti e che porta avanti una voglia di rivalsa nel sottobosco criminale degna di un corto a sé.
Se però schiacciamo play sul catalogo della piattaforma in cui lo troveremo non è per questo, ma per vedere un po' di sani tafferugli estremi. Ecco, da sottolineare come anche quelli rispondano a delle logiche non indifferenti data l'ambientazione. Per creare dei combattimenti credibili e, soprattutto, che non annoino, bisogna giocare su una sottile linea di equilibrio: azione che porti avanti la storia, momenti di assesto e, soprattutto, varietà. La diversificazione dei movimenti e degli escamotage su come far fuori gli avversari è il punto focale di ogni pellicola d'assalto, particolare che non tutti sanno valorizzare.
Qui poi la difficoltà si fa doppia perché la macchina da presa è costretta a pernottare e muoversi per gran parte del tempo al chiuso, in una struttura a vagoni che riportano tutti le medesime caratteristiche. Il regista e i suoi coordinatori sono costretti a scervellarsi con tutta la fantasia possibile per creare sequenze spezzabraccia e sfondateste con un ventaglio di accessori ed escamotage uno più creativo dell'altro, visti quelli che sono i "limiti" del setting. Da questo punto di vista, Kill è una meraviglia di iper violenza, ha un ritmo forsennato e non stufa nemmeno nella ripetitività obbligata dei combattimenti. Al momento è il film più estremo mai prodotto in quel di Bollywood, e miracolosamente non ha subìto taglio alcuno dalla censura locale.
E da metà in poi, quando il titolo compare per la prima volta (quasi più coraggiosi di Nolan, che lo mette sempre alla fine), la trasformazione del protagonista si fa totale per una storia dai connotati molto più cupi del previsto, dove non sembra esserci scampo o possibilità di una vita felice, solo un mero lascito di furia cieca che preclude ogni possibile lieto fine. Forse è stata questa la sorpresa di un film molto più modesto di quello che hanno voluto farci credere ma che non molla mai la corsa come il treno su cui è ambientato, regalandoci delle sequenze al cardiopalma che sicuramente si faranno ricordare dagli appassionati del genere.
Poi sì, The raid era tutta un'altra cosa, manca totalmente un qualsiasi elemento che lo sappia elevare un minimo e quelle parti romance nei primi minuti fanno venire l'orticaria, ma nel complesso mi sono divertito un botto e il protagonista Lakshya fa ben sperare per un futuro da action-hero dei tempi d'oro che furono. Lo spero davvero per lui.










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