venerdì 18 settembre 2020

HARMONY, di Michael Arias e Takashi Nakamura



Dopo il Maelstrom, periodo di guerre e carestie che farebbe invidia al nostro 2020, le città sono state divise in numerosi dipartimenti ipertecnologici dove salute e benessere sono gestiti con le nanotecnologie. Quando avvengono degli strani suicidi di massa, manderanno a indagare la soldatessa Miach Mihie, che da giovanissima tentò un suicidio insieme a delle amiche per ribellarsi al sistema, ma scoprirà che...

Il cel-shading è un modello di resa non fotorealistico che permette di animare al computer cose che devono dare l'idea di essere state disegnate a mano. Usato prevalentemente per le parti animate di alcuni videogame, ha trovato il primo largo utilizzo con Appleseed di Shinji Aramaki, ma non ha mai soddisfatto completamente l'utenza perché tende a rendere tutto molto plasticoso e finto. In questo Harmony invece viene usato laddove l'animazione tradizionale si fa particolarmente difficoltosa, riuscendo a rendere quasi più naturali alcuni passaggi tecnici.

Ecco, credo che questo sia l'unico merito del film...

Ma viene poi da chiedersi quanti danni possa fare l'aspettativa - o hype, che sono giovane. Perché il giudizio sarebbe forse cambiato se non avessi saputo che questo è un film di Michael Arias?

Lui è semplicemente il pazzo furioso che ha diretto quel bellissimo delirio che è stato Tekkonkinkreet nel 2006. Dopo quello, il vuoto. Durante gli anni mi sono chiesto se fosse ancora vivo, se mangiasse o si mettesse la maglia della salute d'inverno, ma nulla, non spuntava fuori con nessun nuovo lavoro. Quando mi ero rassegnato al fatto che le cattive compagnie l'avessero condotto sulla cattiva strada, scopro invece che nel 2015 ha diretto insieme a Takashi Nakamura questo Harmony, dal titolo equivoco, ma mi si dice sia tratto da un romanzo sci-fi.

Fa parte infatti di una serie di lavori tratti dai libri di Project Itoh, pseudonimo di Staoshi Ito, giovane promessa della sci-fi nipponica morto giovanissimo.

Quindi insomma... nuovo lavoro, produce lo Studio 4°C ed è in compagnia di tal Nakamura, uno che collaborò alla realizzazione del Nausicaa di miyazakiana memoria e Akira di Otomo. Insomma, non il primo stronzo che passa.

Allora perché fa così schifo?

Non trovo quasi nulla che si salvi e, in special modo, mi chiedo come possa aver fatto uno che ha esordito in quella maniera a creare un lavoro così fiacco, scontato e, cosa ancora più imperdonabile, quasi uguale a mille altre cose già viste. Perché se Tekkonkinkreet riusciva a essere qualcosa simile a null'altro nel mondo dell'animazione, tanto da essere in grado di ritagliarsi uno spazio tutto suo ancora oggi, questo Harmony è simile a mille altre cose già viste per chara, design e intenti.

Prendete quello che nello stereotipo generale è attribuito agli anime, e troverete questo film.

Il guaio è dovuto anche al fatto che vorrebbe imporsi una serietà che non può permettersi, dato che dialoghi e situazioni sono sempre proposte in una maniera che fa sembrare tutto estremamente fuori posto, diventando credibile solo quando l'aspetto macabro la fa da padrone - ed è lì che la mano di Arias si vede. Per il resto, tutto è estremamente goffo e pure le animazioni tradizionali a tratti si fanno carenti, mentre la regia infarcisce tutto con queste carrellate che forse potevano stupire a fine degli anni Novanta, ma ormai appaiono quasi uno sfoggio tecnico quasi onanistico.

Ci si interroga sul senso del sacrificio, sul valore del benessere quando questo porta a una vita asettica, al valore proprio e dell'esistenza in generale, ma tutto con un ritmo quasi soporifero, che non valorizza quasi nulla di quanto mostrato e che procede su binari abbastanza arrugginiti.

Nemmeno un personaggio come Miach Mihie gli conferisce un valore aggiunto, perché la ragazza avrà pure le proprie ragioni e un background ben costruito, ma che ci ammorba con questo voice over onnipresente che a tratti sembra descrivere persino le situazioni più elementari, quando addirittura non già dette in precedenza.

Non dico che sia una bella idea gettata al vento, perché ogni storia può essere valorizzata quando hai un buon narratore - spesso il concetto di una buona intuizione è ampiamente sopravvalutato. Abbiamo una storia già vista che è trattata al minimo delle potenzialità di un qualunque lavoro e che butta alle nanomacchine tutto il buono e l'atmosfera che quei temi potevano dare. Resta un anime che se la crede parecchio e prova a filosofeggiare, ma se volevi conquistare le pischelle intorno al falò in spiaggia era meglio passare la tromba e vedere che succedeva, a volte.

Nonostante il budget, pure gli addetti ai lavori ne hanno parlato pochissimo e non sembra aver lasciato una particolare traccia di sé. Qualcosa vorrà dire...




 

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