mercoledì 21 ottobre 2020

AKIRA, di Katsuhiro Ōtomo


Neo-Tokyo, 2019. La città si riprende dal caos della Terza Guerra Mondiale, mentre per le strade di periferia circolano gang di teppisti in motocicletta. Tra questi si distingue Kaneda, ma quando il suo sottoposto Tetsuo verrà coinvolto in un incidente con uno strano essere, il nome di un certo Akira comincerà a riprendere una vecchia eco che... 

Katsuhiro Ōtomo è stato uno dei pilastri della mia adolescenza e questo Akira il film che mi proiettò nel mondo degli anime - e che per un periodo mi fece diventare un jappominkia, ma questo è un altro discorso. Per chi non bazzica nel mondo d'inchiostro da leggere al contrario, definire l'impatto che quest'opera ha avuto sul mondo artistico tutto è abbastanza difficile, ma fidatevi, credo sia una delle esperienze cinematografiche da fare almeno una volta nella vita per tutti.

Ōtomo in patria era già abbastanza conosciuto grazie alle sue storie brevi (quelli sul regno-piovra sono davvero deliranti...) ma raggiunse la consacrazione con Domu, horror splatter di ricordi perduti e bambini che si ritrovarono a superare il limite. Poi però venne Akira e sono stati katsi(hiro) amari per tutti quelli che vennero dopo e che dovettero scrivere qualcosa di fantascienza.

Il fumetto è ancora oggi considerato un capolavoro della nona arte mentre il film una delle migliori pellicole di fantascienza mai prodotte. La cosa fa ancora più ridere se si pensa che Ōtomo si considerò sempre un disegnatore mediocre (quando dovette girare il corto Carne da cannone, chiamò un altro chara, asserendo che ne esistessero di migliori di lui) e durante la prima dle film scappò terrorizzato dalla sala, considerandolo un vero e proprio fallimento.

Quindi, quando ve la tirate pensando di essere bravi in qualcosa, pensate che esiste LUI.

L'impatto del film riecheggia ancora oggi. Basti pensare a tutta la fantascienza che ne derivò e che persino Kanye West nel video di Stronger lo omaggiò. Ebbe comunque il merito di essere il primo film d'animazione ad usare la CG, quindi bafantuculu a La bella e la bestia, e ancora oggi rimane uno dei film d'animazione nipponici più costosi di sempre - e qui il buon Katsuhiro si superò a sua volta con Steamboy, ma con esiti e ambizioni diverse.

Il merito più grande però è stato quello di fare da apripista al mondo degli anime in Occidente, facendo capire ai figli di Walt Disney che un'animazione adulta, coerente e ben lontana dalla provocazione punk (ma che punk lo era comunque, a suo modo) di Ralph Bakshi era possibilissima.

Riassumere oltre duemila pagine di fumetto in un'opera che dura poco meno di due ore è impossibile, quindi è per questo che Akira (film) va preso in maniera complementare ad Akira (manga). Sono la stessa storia, realizzata però attraverso due mezzi che hanno diverse esigenze e necessità diegetiche. Se il fumetto offre un respiro ampissimo e post-apocalittico, il lungometraggio diventa una sci-fi vecchio stampo più incentrata sugli intrighi politici e le riflessioni su potere, rivoluzione e responsabilità.

Perché quell'Akira del titolo è solo un pretesto per inscenare il complesso ma comprensibilissimo rapporto tra Kaneda e Tetsuo, quest'ultimo uno dei miei personaggi preferiti di sempre, il loser che si ritrova coi poteri di un dio, diventando villain e incompreso della storia insieme.

Akira è tante cose, oltre la prova che quelli che sembrano mansueti come una pecora abbiano in realtà l'immaginario più violento di tutti. È un film che ha un cuore grande come una casa, che sa gestire perfettamente i suoi tempi e si concede pure a delle sferzate body-horror entrate nella storia - Cronenberg, a cuccia! Ma oltre alle animazioni stupefacenti ancora oggi e il bangbang di rito, ha molto di più.

È la voce degli oppressi che chiedono di emergere, è la voglia di dimostrare chi si è, ma è anche tutto il negativo che una follia populista incontrollata può scatenare, motivo per cui ancora oggi sembra più attuale che mai, nonostante sia un riassunto di una storia molto più ampia. Ma è anche una storia di amicizia virile gestita ottimamente che trova in quel finale assurdo la sua epifania, completando un discorso ampissimo e per nulla scontato.

Siamo stati tutti quanti un po' Tetsuo nella nostra vita. Se alla fine non ci siamo trasformati in un mostro di carne, è perché al male che coviamo dentro, specchio di quello esterno, forse non ci siamo arresi. O perché c'è stato un Kaneda che ha saputo tenderci la mano quando necessario.

Un film che mi porterò sempre nel cuore. Un film che tutti dovrebbero vedere, jappofili o meno.





6 commenti:

  1. D'accordissimo su tutto! Questo film ha anche una colonna sonora da paura, tra le altre cose.... Bello l'appunto sulla complementarietà di manga e anime, in effetti la trama è un po' densa!

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    1. Cavolo, sì. La prima volta che lo vidi la colonna sonora mi lasciò di stucco.

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  2. Hai trovato un modo per farmi vedere un video di Kanye West ;-) Pietrona miliare, classico film che più guardo e più mi piace, ormai ne ho fatto una malattia. Cheers!

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  3. L'esperienza l'ho fatta, tuttavia dovrei rivederlo una seconda volta, perché alla prima occhiata non ne rimasi molto entusiasta, di certo però è caposaldo dell'animazione giapponese per inventiva ed ispirazione ;)

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    1. Bisogna tener conto che è figlio del suo tempo, anche se per me rimane ancora oggi attualissimo - ma parlo con gli occhi dell'aMMMMore 🥰

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U