lunedì 19 ottobre 2020

MARY AND MAX, di Adam Elliot


Mary Dinkle è una bambina australiana molto sola che, per pura curiosità, prova a inviare una lettera a un indirizzo a caso in America. La lettera arriverà a Max Horowitz, quarantenne newyorkese con la sindrome di Asperger. Nascerà così un'amicizia epistolare che durerà anni...

Ci sono film perfetti, che non hanno bisogno di spiegazione alcuna. Ci sono film pessimi, solitamente su quelli c'è moltissimo da scrivere per far capire cosa non va - ed è più facile stroncare che elogiare. Poi ci sono quelli che non sono brutti, ma che hanno diverse imperfezioni che impediscono loro di elevarsi. Poi ci sono i film come Mary and Max, che giocano un campionato tutto loro e vivono in una specie di limbo personale.

Al netto di molta retorica, sono i film che vanno visti più col cuore che con la testa.

Perché volendo ci sarebbero diverse cose da dire su questo film in stop motion, tecnica che adoro ma che necessita anche di diverso tempo e finanze. Ce ne sono perché ha dentro di sé tutte quelle cose che in un film non andrebbero mai fatte ma... puf! Qui sembra non importare. Avrò rivisto questo film quattro volte negli ultimi tempi, ma non riesco a non volergli bene come alla prima volta.

Ah, e puntualmente mi trasformo in una fontana.

Se ve lo dice un cinico, preparatevi che è vero. E fidatevi che era era dai tempi di Dragonheart che un film non mi faceva cosi male.

Ad Adam Elliot, regista e sceneggiatore, l'idea è venuto dopo una ventennale corrispondenza col suo amico di penna. Cosa che ora suona quasi strana, in un epoca di messaggeria istantanea e vocali di dieci minuti che perlopiù non dicono un cacchio, ma scoprì che la stessa cosa successe a una bambina e il frutto è stato questo film. Tanto per cambiare, da noi ancora inedito, perché forse de André con le rose era stato fin troppo ottimista.

Stop motion, dicevamo...

Sì, proprio quella de La sposa cadavere. Forse la tecnica che più di ogni altra richiede un amore ossessivo per la mole di lavoro richiesto (una media di tre secondi la giorno) e che ha bisogno di staff preparati per essere realizzata al meglio. Qui siamo dalle parti del cinema indie e quindi si fa quello che si può, con tutti i mezzi del caso.

Si tratta di animazioni molto semplici e grezze, spesso non adatte nemmeno a un discorso registico preciso, perché si è dovuta fare di necessità virtù e togliere da una parte per dare dal resto. E poi, diciamolo, i personaggi sono davvero brutti.

Brutti perché, sostanzialmente, non è un bel mondo quello che raccontano, tra alcolismo, depressione e vita ai margini. Ma anche perché Elliot soffre di un tremore psicologico che ne condiziona lo stile di disegno, che prende vita in quella che lui definisce clayography - animazione d'argilla basata sul proprio stesso vissuto.

E poi è tutto raccontato da una voce narrante onnipresente - quella del comico Barry Humphries. E lo sappiamo bene come questo abbia affossato progetti forse meno ambiziosi, perché il cinema deve innanzitutto raccontare per immagini. Qui invece ogni azione è accompagnata da un dialogo, se non quello del narratore, dai lunghi monologhi di Mary e Max, doppiati a loro volta da Toni Colette e Philip Seymour-Hoffman.

Ma no, il film funziona lo stesso e sa parlare all'animo come pochi altri. Nonostante tutte queste cose che non andrebbero fatte, queste animazioni a tratti quasi dozzinali e un'estetica che a tratti diventa davvero respingente. Credo che questo sia uno degli articoli più WTF che mi sia mai capitato di scrivere perché, non lo so nemmeno io, la delicatezza con cui tutto questo avviene non si può spiegare a parole.

Si può solo guardare e chiedersi come sia possibile.

E arrivare a quel finale, forse uno dei più belli che mi sia mai capitato di vedere, che dubito potrete staccarvi dalla testa finché vivrete.

Non è facile parlare di Mary and Max, perché non è facile parlare di due vite così agli antipodi eppure così simili. Non è facile parlare della sofferenza e della solitudine nella maniera più sbagliata per il mezzo senza cadere nella retorica o nel sensazionalismo. Sono tutte cose che succedono, così come a volte succede la vita o di trovarsi in determinate situazioni.

Però, ogni tanto, in mezzo a tanto orrore e vuoto la magia succede.

Spetta a noi riconoscerla e farla entrare dalla porta quando ci capita di incrociarla.





2 commenti:

  1. Che film meraviglioso e che gran post per rendergli omaggio, ancora lo conosciamo in troppo pochi questi film, ma per una volta forse è anche meglio così, non li voglio i meme di Mary & Max. Cheers

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U