mercoledì 2 dicembre 2020

SOURCE CODE, di Duncan Jones


Colter Stevens, pilota militare, si sveglia d'improvviso su un treno e scopre che tutti lo vedono con le fattezze dell'insegnante Sean Fentress. Quando il treno esplode, si desta all'interno del Source Code, un dispositivo sperimentale che permette di rivivere gli ultimi otto minuti di vita di una persona. Dovrà così indagare sul perché il treno è esploso e...


Dopo un film come Moon ritrovarsi gli occhi di mezzo mondo attaccati alle chiappe è quasi d'obbligo. Quindi, dopo aver dimostrato a tutti chi era al di là della parentela che poteva vantare, ecco che il buon Duncan dovette rendere conto al mondo ancora una volta del proprio talento e che quel piccolo film indie non era stato solo un colpo di culo ben riuscito.

Quando una cosa simile accade restano da fare tre cose: o dannarsi per non aver iniziato con un film qualsiasi, o divorare nutella mentre ascolti Il secondo secondo me di Caparezza, o ancora, fare un passo indietro e uno avanti al contempo.

Bowie jr scelse la terza. Ma non garantiamo anche la seconda.

Perché Source code non può essere nulla di più simile e al contempo così diverso dal film d'esordio del nostro, per temi, struttura, ambientazione e gestione della stessa, ma anche per come cerca di ampliare diverse cose che, per ovvi motivi, nella precedente pellicola venivano naturalmente escluse.

Moon è un film minimalista che usa la fantascienza per esprimere un concetto, Source code invece è un film di fantascienza. Se al proprio esordio l'apporto di Jones alla sci-fi era dovuto solo alla presenza di navicelle e all'ambientazione spaziale, una struttura che avrebbe potuto gestire chiunque fosse a digiuno del genere, qui le regole si fanno più articolate, più soggette a certe logiche che lo rendono tutt'uno col genere che rappresenta - per quanto rappresentino delle ingenuità, ma anche questo, è dovuto dall'essere fanboy di Jones di una fantascienza vecchio stile.

Quindi sì, è passato dall'esprime qualcosa tramite un genere, al raccontare una storia di genere. La differenza sostanziale è questa. Si è tolto al dipinto per dare maggior compattezza alla cornice.

Questo è un motivo per rendere questo film inferiore al precedente? No, per nulla. Source code è un ottimo film di intrattenimento che fila spedito per tutta la propria durata, senza annoiare mai, ma è proprio questa corsa che a tratti lo fa leggermente inciampare perché, se prima seguivamo Rockwell all'interno di quattro mura, qui abbiamo un Gyllenhaal che corre, salta e con in alto la mano segue il capotrano.

Da un'azione statica che permette di far evolvere un personaggio, si usa la stessa logica su qualcosa che però è in continuo movimento. Non ci è dato di conoscere Colter perché già all'inizio del film siamo nel bel mezzo dell'azione e in tutto questo anche la prospettiva in cui si affaccia a questa nuova dimensione, la visuale del professor Fentress, potrebbe dare ulteriori tematiche che però qui non vengono mai approfondite perché inutili all'economia della storia - il che è un peccato, ma lascia dubbiosi sul finale.

E poi diciamocelo, un'ora e mezza di Michelle Monaghan che sorride come una beota la fanno apparire fin da subito antipaticissima, tanto che l'odiosa parentesi della love story finisce per essere ancora più odiosa di com'è realmente.

Si tratta di uno di quei film di mezzo dove il regista cerca di esplorare territori prima lasciati da parte per far evolvere la propria tecnica, stavolta a sfavore dell'empatia che si può riscontrare nel personaggio, ma a favore dell'azione. E su quel piano funziona egregiamente. Jones, pur risparmiando sugli effetti speciali (persino le scene viste nel trailer di lancio facevano ridere i polli...), riesce a padroneggiare gli spazi senza rinunciare a un'idea di cinema personale e perfettamente coerente.

Rimane però un'esperienza divertente ma che non appaga fino in fondo proprio per queste mancanze. Lascia una certa dipendenza, come un finale che non dà la botta che si sperava, ma fa desiderare che la cosa sia continuata più a lungo. Forse è questo il demerito maggiore, e che al di là della perizia tecnica, fa avvertire un leggero calo dal predecessore ma, al contempo, una speranza che in futuro queste due peculiarità potessero essere unite.

Poi però andò a infognarsi con Warcraft, sul quale preferirei non sprecare una sola parola in più.







10 commenti:

  1. Un'onesta (ed interessante) recensione la tua! A quanto ne so fu un film su commissione, non un progetto personale, cosa che quadrerebbe con le tue giuste considerazioni sulla mancanza di una certa profondità.

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    1. Da quel che ne so, Jones ne curò il soggetto - la sceneggiatura è altrui. Però ugualmente, è quella love story buttata lì così ad essere abbastanza detestabile e a dare l'effetto opposto...

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  2. A me non era dispiaciuto, forse il finale un po' troppo affrettato.

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    1. Non l'ho mai trovato affrettato. Lo zoom out finale sul vagone, piuttosto...

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  3. A me, per quanto main stream, ha convinto più di Moon. Sarà che ho visto prima questo, senza la minima aspettativa.

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    1. Ma come prodotto d'intrattenimento funziona benissimo, infatti.

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  4. Alcuni secondo me lo sopravvalutano, sono infatti d'accordo con te, comunque adrenalinico, non troppo enigmatico, intrattenimento perfetto ;)

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  5. Moon è su un altro pianeta, anche se la Luna non è un pianeta (ahah), ma Source Code secondo me (storia d'amore improponibile a parte), rimane un film degno di nota a prescindere dai confronti.

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    1. Per quello sì, è davvero molto figo è non annoia manco per un secondo.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U