WATCHMEN, di Zack Snyder


Edward Blake, meglio conosciuto come il Comico, viene ucciso nella sua abitazione. Il vigilante Rorschach, costretto alla macchia (lol) dopo che un decreto governativo ha messo al bando tutte le maschere, cerca aiuto dai Watchmen, vecchi supereroi con cui era in squadra. Ma dietro potrebbe esserci un piano fin troppo grande...

Il 1986 è stato un anno d'oro per la cultura pop. Mentre Stephen King dava alle stampe il monumentale It, il mondo della nona arte venne letteralmente fatto a pezzi da tre titoli rivoluzionari: Il ritorno del cavaliere oscuro di Frank Miller, Maus di Art Spiegelman e, infine, la miniserie Watchmen, scritta da Alan "genio assoluto" Moore e disegnata da Dave Gibbons. Questo trittico dimostrò al mondo che i balloon non erano sono robaccia per ragazzini poco istruiti, ma potevano ambire ad essere titoli adulti e maturi, sia per le vicende trattate che per il modo in cui venivano raccontate, spingendo l'asticella della narrativa sempre più in alto. Non per nulla l'epopea dei Minutemen venne insignita di un Hugo Award, primo e unico fumetto ad effigiarsi di questo premio, ed è tutt'ora considerata una dei più importanti romanzi inglesi del secolo scorso. 

Adesso bisogna chiamarli graphic novel per sentirsi legittimati, quando basterebbe lasciar parlare gli autori alla loro maniera.

A rendere ancora attualissima l'opera ideata dal mago di Northampton è come ha saputo decostruire l'archetipo del supereroe a partire dal linguaggio del proprio media. Niente più vignetta libera, splash page ad alto tasso di spettacolarità o onomatopee colorate, ma una rigida griglia a nove presa dal fumetto d'oltralpe, personaggi moralmente ambigui e combattimenti in grado di restituire il più squallido dei realismi. L'ingenuità della golden age veniva sepolta sotto i timori della Guerra Fredda e la disillusione del post-Vietnam, mentre una vicenda morbosa sporcava di fango quelle tutine attillate fino a poco prima simbolo di puerile speranza agli occhi dei lettori non ancora smaliziati.

Ovviamente l'idea di farne un film è saltata per lo sghiribizzo di molti e tra questi passò un certo Terry Gilliam che, armato di una sceneggiatura scritta da Sam Hamm (quello del Batman di Tim Burton) presentò un progetto tanto assurdo da sfociare nel meta-cinematografico, avallando scelte di cast piuttosto anomale come Schwarzenegger nel ruolo di Dr Manhatthan e il mai abbastanza compianto Robin Williams come Rorschach. Uno dei tanti progetti naufragati dell'ex Monthy Pithon, che venne rinfacciato dal regista che coronò la trasposizione definitiva... perché sì, c'è stato un momento in cui Zack Snyder si è permesso di fare il verso a Terry Gilliam.  

Per la precisione, il re della slow-mo disse di aver voluto realizzare questo film per "salvare Watchmen dai Terry Gilliam di questo mondo", rispondendo alle accuse del produttore Joel Silver, che lo aveva criticato di eccessiva sudditanza del materiale originale e asserendo che la versione del regista di Minneapolis sarebbe stata migliore. Questo non potremmo mai saperlo e, per quanto il divario tra i due cineasti sia innegabile, l'unica cosa che possiamo fare è attenerci al film uscito nell'ormai lontano 2009, pellicola con mille e pachidermici difetti ma alla quale voglio molto bene per motivi strettamente personali. E forse sono questi a foderarmi di prosciutto tachionico gli occhi, ma anche oggi dico senza tanti problemi che, al netto di alcune semplificazioni eccessive, non sia il disastro che molti millantano. Per una volta, sì, poteva andare peggio! 

Questo non vuole dire che Watchmen sia stato un film incompreso o che Snyder abbia completato la digievoluzione in grande regista. Non lo è mai stato e dubito lo sarà mai. A cominciare dal fatto che, più che su una visione personale, il suo adattamento si basa sul non aver capito l'opera di partenza. Ed è proprio per una questione di linguaggio, la stessa che Moore invece aveva ben chiara quando ha immaginato la successione di vignette e che il re dei tamarri ha replicato senza averne colto la vera essenza.

Infatti il lavoro di Zacky-Zack è un film perfettamente nel suo stile: steroideo, estremamente estetizzato, dove i combattimento abbondano e la direzione degli interpreti non sempre è pervenuta. Tutto in forte contrasto con l'opera di Moore, dove perfino l'inchiostrazione aveva un fine specifico, adottando solo i colori secondari onde offrire al lettore una perenne sensazione di "qualquadra che non cosa", mentre Snyder non rinuncia alla sua perenne saturazione portata al limite, a un senso del dark spesso gratuito e una violenza estrema piazzata a caso. Lui si è sempre nascosto sotto la scusa della parodia, materia che purtroppo necessita di ben altra consapevolezza da chi la maneggia.

La realtà è che se il fumetto parlava di uomini posti dinanzi all'ignoto e ai suoi abissi, nelle cui profondità dovevano fare i conti coi propri irrisolti, il film derivato è un elogio dei super e alla loro volontà di riprendersi lo status che fu. Questo mette la vicenda sotto un'altra ottica, non per forza sbagliata, ma comunque diversa... il problema è che la guida al timone non sempre sembra rendersene conto - basti vedere come viene trattata la figura di Nixon. ma è comunque una personalità che rende il film qualcosa di estremamente scombinato e, proprio per questo, un unicum nel panorama supereroistico che qualche anno dopo avrebbe infestato le sale. Sembra poco, ma è una contraddizione che a suo modo crea un sinistro fascino in un'opera non sempre consapevole - basti vedere come tratta la figura di Nixon.   


Perché Watchmen (film) parte col presupposto di essere un tradimento fatto e finito. 

Dove Moore voleva prendere le distanze dal linguaggio dei fumetti di supereroi, Snyder, con tutta la sua bonaria sempliciosità, ne abbraccia l'estetica. E così dove avevamo un disegno gretto, ingabbiato in vignette geometriche e tinto solo di colori secondari per dare l'effetto qualquadra che non cosa perenne, oltre che la stessa gabbia in cui si sentono i suoi protagonisti, Snyder ci mette le pose plastiche, la fotografia fighetta saturata al 400% e i combattimenti acrobatici.

Sono differenze macroscopiche, perché il modo in cui scegli di raccontare qualcosa e dove chiedi allo spettatore/lettore di guardare, cambia tutto l'andazzo.

Dove Watchmen (fumetto) era un'opera che parlava di uomini che affrontano l'ignoto, Watchmen (film) parla di super che vogliono appropriarsi del proprio stato.

A questo poi aggiungiamoci i ralenti messi a caso da Snyderone nostro, un voice-over onnipresente che smorza molto il ritmo e quella convinzione tutta che, se in un fumetto hanno fatto in un modo, allora anche nel film andrà fatto lo stesso, ignorando che la vignetta vive di spazio e l'inquadratura di tempo. Ah, poi ci sarebbe anche quella cosa sulla direzione degli attori. E quella sequenza iniziale del Comico, che dando fisicità a quel personaggio gli toglie tutta la sua potenza narrativa di essere presente solo nei ricordi e nei racconti.

Ma quindi, bocciato?

No.

A Snyder va dato il merito di aver preso un'opera geniale e, per quanto spogliata e semplificata fino all'imbarazzo, di averla saputa riassumere in una durata corposa ma non eccessiva, di aver saputo conservare i momenti veramente significativi (il discorso finale del dr Manhattan...) e di averci messo anche del proprio. 

Su tutti, quella scena durante il monologo di Rorschach, dove vediamo il primo piano del Comico piangente, con quella lacrima che scende, esce dall'inquadratura e si collega all'inizio, a quella goccia di sangue... ma anche la morte di un certo personaggio che si ricolloca nel suo stesso immaginario semiotico, un'accortezza non presente nel fumetto e che qui dà un piccolo valore aggiunto.

Oh Zack, vedi che quando vuoi ce la fai?

Tante cose potevano essere gestite meglio, sì, questo è innegabile - tipo lo splatter messo a caso tranne quando serve, oppure il fatto che che nell'85 esista solo il blu con lievi sfumature di grigio - ma ce ne sono pure altre che mi fanno ricordare come mai a diciotto anni mi piacque così tanto, portandomi a scoprire uno degli autori che ha segnato maggiormente il mio percorso.

Alan Moore, intendo, non Snyder. Anche se...

Un invito a recuperare il fumetto, forse l'opera definitiva del secolo passato, e scoprire uno degli autori più geniali che l'umanità abbia mai avuto. Fatelo e vi si aprirà un mondo.

Per tutto il resto c'è un simpatico film a cui ho voluto molto bene nella mia adolescenza e che rivedo sempre con piacere, senza sentirmi mai in colpa.






Commenti

  1. C'era troppo lavoro per i suoi soli bicipiti 🤣 rimane un film che ha i suoi (macro)problemi, ma il buon Zack, tra diverse scivolate, ha portato a casa la pagnotta. Il guaio è che non ha la sensibilità necessaria per sobbarcarsi il peso di un simile patrimonio...

    RispondiElimina
  2. Ecco, se dovessi scegliere tra 300 e questo, sceglierei senza dubbio 300...

    RispondiElimina
  3. Da un fumetto epocale (fra i più grandi capolavori del medium), un film del tutto dimenticabile. Bello visivamente, ma chi lo ha adattato non ha capito niente dei messaggi e dei rimandi interni pensati da Moore.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A me piace sempre e su alcune cose, per me, hanno fatto un discreto lavoro. Resta tutta la (forse eccessiva) semplificazione che vi hanno apportato, ma per me porta a caso il risultato, pur con alcune scivolate.

      Elimina
  4. Sono anni che non lo riguardo ma avendolo visto al cinema, totalmente vergine del lavoro di Moore, ricordo che mi era piaciuto tantissimo. Ma ammetto di non avere più avuto il coraggio dopo la lettura di Watchmen...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. È il rischio di trasporre i capolavori, purtroppo 😅 ma pur con gli inevitabili scivoloni, a questo giro Snyder cade in piedi - pur con qualche ammaccatura...

      Elimina

Posta un commento

Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U

Post più popolari