FREAKS OUT, di Gabriele Mainetti
Dopo un successone inaspettato come Lo chiamavano Jeeg Robot, idea che gli ha fatto sbattere porte in faccia per quasi un decennio per poi trionfare non solo ai botteghini, ma pure ai David di Donatello, avrebbe potuto adagiarsi sui manga e fare un seguito (peraltro richiesto a gran voce) e chi s'è visto s'è visto. Invece no. In un periodo di produzioni sicure e tendenza al revival a tutti i costi, lui partì con un'idea altrettanto folle e mille volte più dispendiosa. Anche qui, parecchi no, ma alla fine arraffò dodici milioni di euro per fare uno dei primi kolossal italiani, o almeno, il primo a memoria recente di cinefilo - e con tutto il bene che gli voglio, Il primo re di Matteo Rovere, per quanto magnifico, non è minimamente paragonabile produttivamente parlando.

Tagliando la testa al fascio, comunque, rispondiamo subito all'annosa domanda: è meglio o peggio delle zuzzurellate di Ceccotti?
Il precedente exploit gonagaiano è sicuramente un'eredità ingombrante, ma per quanto le similitudini abbondino nell'approccio al genere e al suo innesto nel DNA del nostro cinema, è altresì vero che dimensioni, contesto e ambizioni lo separano dall'odissea a Tor Bella Monaca. Il vero pericolo sta quasi nell'occhio dello spettatore, che dopo la meraviglia inaspettata sulle note di Anna Oxa corre il rischio di schiacciare il film sotto delle aspettative fin troppo feroci. Perché dopo aver realizzato un cult al primo tentativo, il rischio di essere schiacciati dall'aspettativa può essere davvero fatale.
Richard Kelly, per caso ti fischiano le orecchie?
Mainetti, molto saggiamente, fa l'unica cosa possibile: rimane fedele a sé stesso, alla propria logica anarchica, ma la trasforma in tutt'altro.
Per quanto mi riguarda, sono uscito dalla sala con gli occhi a cuoricione come non mi accadeva da tempo, ma lungi da me definire un film come Freaks out un capolavoro. Non lo è, per nulla. Rimane un film sincero, onesto, e con un cuore enorme, così come lo era l'esordio di Mainetti. Cambiano però diverse cose, a cominciare dai i soldi (sono molti di più e si vedono tutti) e l'importanza che quell'opera prima aveva al momento della iniziale distribuzione in sala. Non c'è l'effetto sorpresa e siamo su una poltrona molto più sicura, ma ha il medesimo effetto: finisci di vederlo e vorresti abbracciare tutti quegli stramboidi.
Jeeg Robot si svolgeva in un microcosmo urbano, sostanzialmente non uscivano mai da Tor Bella Monaca. Erano le avventure di questo pugno di disadattati, dove il nostro da delinquentello concentrato solo sui cazzi sua diventava l'eroe di cui Roma ha bisogno. Qui il respiro si fa molto più ampio, c'è la Storia che attraversa le vicende dei personaggi e, inevitabilmente, la gittata si fa molto più ampia, così come aumentano pure i volti protagonisti e le sottotrame annesse.
Proprio queste ultime creano i danni maggiore. Il "bello" è che lo fanno perché Mainetti vuole puntare sempre più in alto...
Credo che possiamo essere del tutto unanimi nel dire che la prima parte sia la migliore, quella in grado di offrire qualcosa di anomalo (i freaks, appunto) in un contesto già visto altrove (la guerra in Italia), costruendo una base solida in cui far muovere i personaggi e intessendo una tematica che si collega ideologicamente al film precedente. Ognuno dei protagonisti è ben caratterizzato e ha i suoi momenti in cui spiccare, tutto risulta al proprio posto e nei tempi giusti. Poi però arriva il villain.
Arriva con il suo piano, e verso metà diventa attore unico di una scena ai limiti dell'assurdo. Magnificamente girata e con delle ambizioni enormi, che però porta delle implicazioni così grandi da far risultare al pari di una scoreggina una qualunque risoluzione. Ed è proprio quello che avviene, dato che cercano di chiudere tutto buttandola in caciara e, forse proprio per questo, la conclusione risulta essere la parte più debole del film.
Che rimane un film magnifico in tutte le sue parti, anche quelle più esili, che nonostante tutto non perdono mai il sense of wonder che si crea non appena le luci in sala si spengono.
Rimane uno di quei film che va visto o con la testa o con il cuore, un po' come The shape of wather. Se userete la prima, avrete sicuramene un film che mette in campo troppo, che sarebbe stato meglio tagliuzzare un poco (alert: dura quasi due ore e mezza) e che possiede mille altri difetti che sarebbe ingiusto alla nostra intelligenza negare. Ma se userete il secondo, accogliendo a braccia aperta la sospensione dell'incredulità, vi ritroverete a guardare una pellicola onestissima, ciò che accadrebbe se permettessero a un (talentuosissimo) bambino di giocare con quello che vuole senza badare a spese.
Non ci sono sottotesti filosofici o riletture del mito, c'è solo quello che mostra ed è già abbastanza così. Un film dove i fasci/nazi sono i cattivi e dove si parla di dittature (guarda il caso, due temi che ultimamente la gente confonde un po' troppo spesso...), e che in tutto questo, senza lesinare sulla violenza, riesce pure a farti sognare come solo alle meraviglie riesce.
Ma soprattutto, la tecnica...
Credo che nessuno si aspettasse un film simile in Italia. Che sembra un'eresia, ma davvero, un tale sfoggio di mezzi USATI COSÌ BENE prima di questo sembrava impossibile. Roba da far impallidire i film della Marvel, anche contando che è costato qualcosa come venti volte meno di un Avengers a caso.
La prova che gli artisti li abbiamo anche noi, se solo li facessimo lavorare. Purtroppo il film è uscito un po' con le ossa rotte da parte di diversi critici.
Io mi limito a dire tutti i suoi difetti, che per me sono stati ampiamente surclassati da tutti i suoi pregi. Nessuna delle due fazioni è innegabile, spetta solo a noi decidere a quale dare importanza. Io, personalmente, mi metto dove sta l'organo che pompa sangue.


Adorato dall'inizio alla fine. Sicuramente è il film italiano più bello che passerà in sala quest'anno e darà parecchi punti anche agli imminenti fumettoni Marvel. Qui, se non altro, i freaks e i supereroi hanno un cuore enorme.
RispondiEliminaEsatto. E poi, davvero, dei simili guizzi tecnici per un film nostrano hanno dell'assurdo...
EliminaÈ l'evoluzione naturale di Jeeg Robot: anche qui abbiamo quattro adorabili "diversi" che hanno la responsabilità di gestire i loro poteri. Ma la messinscena è imponente, "esagerata" (in senso buono), coraggiosissima. Non tutto funziona, ma avercene di registi come Mainetti che hanno il coraggio di osare, giocandosi tutto...
RispondiEliminaInfatti ho paura per la sua carriera futura... e sarebbe un peccato enorme.
EliminaInfatti sono contenta di aver fatto "il giro" di tutti i miei blog cinematografici preferiti, compreso questo, perché finalmente ho letto qualcosa di positivo ed entusiasmante su questo film che aspetto da tempo anche io. Ora più di prima non vedo l'ora di riuscire a vederlo rigorosamente al cinema.
RispondiEliminaOoow, grazie 🥰
EliminaPer il resto... corri appena puoi!