È STATA LA MANO DI DIO, di Paolo Sorrentino

Napoli, anni '80. Il giovane Fabietto vive con la propria famiglia, molto unita nonostante tutto, e circondata da una miriade di parenti e conoscenti decisamente pittoreschi. Un tragico fatto cambierà tutto, la sua idea su ciò che vorrà fare nella vita e forse...

Penso che la cosa più difficile al mondo per un artista, in qualunque categoria egli operi, sia gestire lo status di "autore di culto". Pescando nella storia vagamente recente credo che uno dei pochi che è stato in grado di portare questo pesante titolo con assoluta sciallanza sia David Cronenberg, il quale, con la tipica flemma canadese che lo contraddistingue, ha saputo variare rimanendo però fedele a sé stesso e alle proprie ossessioni. A differenza sua molti sono invece finiti con l'esasperare gli aspetti tipici della loro espressione, divenendo la parodia di sé stessi. 

Ti fischiano le orecchie, Nolan?

Dopo quella dannata statuetta per la fessa La grande bellezza è capitato pure a Sorrentella, e qui andrebbero aperte diverse parentesi per parlare di questa sua ultima fatica.

Lo dico tranquillamente fuori dai denti anche a costo di farmi lapidare sullo scoglio Isca dai suoi fan più accaniti... un'altra trombata intellettualoide come Youth non sarei riuscito a sopportarla, e non c'è Mădălina Ghenea che tenga. Pure il dittico di Loro non è che mi abbia fatto proprio gridare al miracolo, per quanto ammetta di aver goduto, e pure tanto, per i furori che è riuscito a scatenare al diretto interessato. Contro ogni mio più nefasto pessimismo, però, sotto l'egida della N Rossa è successa una mezza magia, ovvero il ritorno del Sorrentino più spoglio, che gioca sempre con tutti i propri stilemi senza però diventarne schiavo. Pure la miriade di ridondanze mentali, a tratti irritanti e quasi fuori luogo tanto erano esasperate, vengono accantonate, senza che il suo solito stile ne venga minimamente intaccato.

Insomma, un Sorrentino che però non esagera con le sorrentinate.

Se proprio vogliamo fare un altro paragone, andando a memoria un'operazione simile mi ha ricordato quella fatta da Pedro Almodovar con Dolor y gloria. Anche qui un film ai limiti della autobiografia, caratterizzato però da una sincerità quasi infantile di esporre la propria parte più intima da sembrare la confessione di un vecchio amico d'infanzia.

Nello spagnolo trovavamo i soliti colori pastellosi, la sessualità spinta e i dialoghi quasi artefatti, in quel di Napoli c'è l'ossessione per la fisicità (che sia quella della Ranieri, che mi è debitrice di un paio di diottrie, o quella della zia che mangia mozzarelle in mezzo al giardino), gli eleganti movimenti di macchina accompagnati dall'inframmezzarsi del sonoro, e lo sguardo melanconico verso la città e il presente in cui si muovono i suoi personaggi,

Non aspettatevi una grande trama o chissà quali rivelazioni. Anzi, se avete letto alcune dichiarazioni sul suo vissuto fatte da Paolone durante questi anni di vippaggio estremo, credo riuscirete pure ad anticipare la svolta drammatica più importante di tutte che si vede nel film, perché questa è palesemente un'autobiografia in tutto e per tutto, anche se con i nomi alterati. Non mi esprimo sul ritratto familiare che ha pennellato su schermo, bensì sul passaggio umano e adolescenziale, oltre che artistico, del protagonista, totalmente rilevato su quanto il regista partenopeo abbia dichiarato nelle interviste.

Ci facciamo i cazzi di uno che ce li racconta e, perlopiù, che lo fa molto bene. Ma sappiate che il film altro non ci mostrerà che questo, pertanto, riferito a quanto prima, non aspettatevi una storia vera e propria. 

C'è semplicemente la sua. Quella che lo ha formato come persona ancor prima che come artista, e nella cui arte è stata riversata, alimentandone l'immaginario e tutte le tematiche cardine. Si capisce così la sua doppia anima di cittadino italiano, le influenze che ne hanno condizionato il carattere e anche il dolore silente che ogni pellicola si porta appresso, vero tratto distintivo del nostro.

Capiamo anche perché gli piace l'odore delle case dei vecchi, ma anche qui, non faccio anticipazioni. Gliene hanno già fatte abbastanza a lui... 

Ok, la smetto.

Tutto questo basta a rendere questo film qualcosa di estremamente particolare nel nostro panorama, dove tutti vogliono sapere sempre di più sugli altri ma non hanno mai la volontà di ascoltare chi si racconta veramente. Sorrentino ci serve a sua versione, di cosa ancora non si è capito, ma è la confessione di uno dei migliori narratori per immagino del nostro paese. Un bellissimo ascoltare e vedere, una carezza mista al pianto che riassume l'anima stessa degli abitanti della sua Napoli, vista con gli stessi occhi con cui ha ritratto quei genitori tanto imperfetti ma comunque impattanti sulla sua vita.  

Il non-racconto fila che è un piacere e, nonostante non sia proprio un film d'azione, ha un ritma che farebbe invidia a molte pellicole. Ci sono tutti i manierismi tipici dell'autore, ma asserviti a quello che sta narrando e non per esaltare un pensieri che basta già da solo. Anzi, qui tutte le sovrastrutture sono semi-inesistenti, c'è solo la figura di Antonio Capuano (che per inciso, è realmente esistito ed è stato il primo regista con cui Paolone collaborò) che fa un discorso sul dolore che indiscutibilmente ha accompagnato Sorrentino in quella che è la sua poetica narrativa. Tutto il resto, come già detto, è un semplice raccontarsi, e nella migliore delle maniere.

Certo, Sorrentino ha fatto di meglio (il mio preferito rimarrà sempre il sottovalutatissimo L'amico di famiglia) e anche indiscutibilmente molto di peggio, ma pochissime altre volte ha saputo offrire qualcosa al pubblico che non facesse pensare che sia più furbo che bello, proprio per l'onestà di cui sopra, che poi è il riassunto di tutto quello che si può dire di questo film.

"Quello sono io, quello è il mio cinema, quello è stato il mondo che mi ha formato".

E nell'immergersi nel suo vissuto possiamo anche immergersi nei film che ha realizzato nella sua carriera, e da suoi diventano in parte anche nostri in un modo del tutto nuovo, più di quello che potrebbe assimilare uno spettatore. E senza onanismi di sorta.

Malick ha volito fare i Kubrick della situazione, qui Sorrentella fa il Fellini di turno (pure lui omaggiato) e realizza il proprio Amarcord.

Poi che un film simile sia stato acquistato da Netflix per me è il vero miracolo.

PS: che poi sì, va bene l'omaggio perché "Denghiu du Maradona", ma i Talkin Heads li abbiamo dimenticati?







Commenti

  1. Aspetto di vederlo, purtroppo sono in ritardo...
    Ho visto pochissimi film di Sorrentino e mi sono piaciuti tutti, la sua cifra, il suo stile lo riconosco e lo apprezzo ma senz'altro i suoi film non saranno tutti riusciti in pieno così come per altri registi. Il gusto per l'estetica di certe inquadrature, l'inquietudine che mi arriva dai suoi film disincantati ma mai banali devo dire mi colpisce, ma appunto per questo Sorrentino non credo piaccia a tutti. Piano piano completerò la sua filmografia, il film che hai citato è incredibile.... però, però, lasciami stare Nolan 😂

    Buone feste, ti auguro buoni progetti e buoni risultati, un abbraccio!

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    1. Buone feste anche a te, collega 🤣🤣

      Sorrentino riesce a dividere, ma per me - al di là del risultato del singolo film - rimane un autore personalissimo che ha contribuito alla rinascita del nostro cinema.

      E Nolan, quando fa certe robe, non lo lascio stare per nulla 😜

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    2. Cattivo 😂

      Ho appena letto un tuo commento sul blog di Erica, del tuo viaggio a Napoli e devo dire mi ha incuriosito, spero niente di brutto, spero un cambiamento proficuo. Scusa per l'invadenza.....🤞

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    3. Ma figurati. Anzi, sono state giornate meravigliose :)

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  2. Netflix non lo ha acquistato, lo ha proprio prodotto... e questo amplifica il miracolo! Sorrentino, anzi, più volte ha ammesso che senza Netflix questo film non si sarebbe mai potuto fare.
    Sulla critica concordo con te in tutto e per tutto, anche se a me "Loro" non era affatto dispiaciuto. Ma questo indubbiamente è più coinvolgente e sentito, anche verso lo spettatore.

    p.s. complimenti, sei stato l'unico ad aver avuto il coraggio di mettere la foto più "hot" di tutto il film :D

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  3. Non so se sia il suo film migliore o il mio preferito, ma è sicuramente quello che mi ha commosso di più.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U

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