BELLADONNA OF SADNESS, di Eiichi Yamamoto

In un medioevo sospeso nel tempo, Jean e Jeanne vogliono sposarsi. Non riuscendo lui a pagare la dote, però, il feudatario violenta e fa violentare lei. Ferita nel corpo e nell'onore, Jeanne invocherà senza volerlo un demone, al quale dovrà dare del potere con...

Sono stato un grande consumatore di anime e manga nella mia adolescenza. Anzi, a una certa rischia di diventare un vero e proprio jappominkia, ma questa e una stria che non ci interessa. Però è pur vero che ognuno ritorna dove è stato felice e, se non è il video di Morgan/Bugo, allora è sicuramente il mondo dei disegni nipponici.

Quindi, se vedete dei ragazzi appassionarsi a delle jappominkiate, non distoglieteli che pure lì c'è tanta bella robina. Ma fare in modo che vedano Belladonna of sadness

Kanashimi no Belladonna fa parte del trittico di Animerama. Questo era un insieme di tre lungometraggi - insieme a Le mille e una notte e Cleopatra - che si prefiggeva di creare un'animazione rivolta agli adulti per quella che era una riflessione erotica dei tempi che furono, per questo tutto è ambientato nel passato, per poter creare un excursus dell'eros, raccontando però storie che all'immaginario corrente fossero strettamente legate. 

Il titolo qui riportato si differenzia per due particolari: è l'unico a trattare la materia in maniera più seriosa e a non avere tra le proprie fila l'intervento di Ozamu Tezuka. Il dio dei manga infatti era così oberato di lavoro col suo Black Jack da dover abbandonare la nave dopo la direzione di Cleopatra, lasciando tutto nelle mani del fido Eiichi Yamamoto, che ebbe carta bianca per il progetto.

Nel vedere come sono andate le cose... beh, non possiamo di certo lamentarci. Kanashimi no Belladonna (conosciuto perlopiù col titolo internazionale di Belladonna of sadness) è un filmone, uno di quelli che si imprimono nella memoria.

Che sia vagamente finito nel dimenticatoio - soprattutto dalle menti dei jappominkiofili - è una gravissima colpa. Da noi, ad esempio, non è mai stato edito in home video.

Yamamoto (RIP, genio!) d'altronde deve molto al sensei Tezuka, dato che esordì sotto la sua ala dirigendo gli episodi di Astroboy e collaborando col dio in terra per gli altri due episodi del trittico, ma qui si vola altissimi e a briglia sciolta, come quello che a diciott'anni esce a fare la megasbronza senza dover rendere conto ai genitori.

L'aspetto sperimentale della pellicola è accentuato dalle scelte stilistiche che lo resero un insuccesso quasi ovunque, tanto da decretare il fallimento dello studio di animazione Mushi Productiom nel 1973, ma divenne proprio in virtù della sua estrema particolarità un cult per una nicchia di appassionati. E davvero, si tratta di uno di quei film dove staccare gli occhi è quasi impossibile - complice sicuramente una durata abbastanza breve - ma bisogna riuscire a entrare nel mood, che per diversi sarà forse a tratti respingente. 

Basti pensare che, oltre a non risparmiare stupri in abbondanza, molte sequenza sono dei fermo-immagine alternate a carrellate su lunghi pannelli, ma quando l'animazione tradizionale ha modo di scatenarsi, lo fa benissimo. Solo... ecco, diciamo che la psichedelia è di casa e che ai samurai straight edge non ho mai creduto troppo.

Davvero, qui gli animatori dovevano essere fatti come delle pigne.

L'ispirazione letteraria è quella del saggio storico La strega di Jules Michelet, che travalicava la raccolta di processi realmente avvenuti divenendo un caso letterario a sé, mentre per la grafica si riconoscono a prima vista Gustav Klimt e i dipinti preraffaeliti, soprattutto per le sequenze che vedono coinvolta Jeanne, mentre il resto sembra più debitore verso Egon Schiele. E davvero, ogni elemento esterno alla protagonista sembra un concentrato di lordura, perfettamente reso dal resto del comparto tecnico.

Dimostrando di essere avanti anni luce per i propri tempi, Yamamoto forgia un ritratti femminista di rara potenza, e nel raccontare la vicenda di una donna si fa portavoce di tutte le donne, creando un grido in loro onore e trattando i temi più disparati, come quello degli abusi e della scoperta della liberazione sessuale, spoglia da ogni impedimento religioso o sociale. Il demone che vuole rappresentare non è di matrice cristiana, è quanto più si avvicini all'istinto primordiale e di completo legame alla natura. Così come legate saranno le donne nella sequenza finale, dandoci un finale di semplice struggenza e capacità, col tocco dei veri artisti folli e anarchici. 

Nel mezzo, poi, delle sequenza che farebbero impallidire anche il reduce dei trip più lisergici. E non scherzo. Mi chiedo davvero cosa girasse in quello studio...

Un vero peccato che non si parli mai abbastanza di questo film folle, visionario e coraggioso, che meriterebbe sicuramente di essere riscoperto come meriterebbe.

Io vi avviso, dicendovi che se ve lo perdete, vi fate un gravissimo torto. Poi agite voi di conseguenza.






Commenti

  1. perfettamente d'accordo :)

    https://markx7.blogspot.com/2021/12/belladonna-of-sadness-eiichi-yamamoto.html

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  2. Mai sentito...comunque interessante, anche perché dopo Perfect Blue non mi sorprende niente più...

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    1. Infatti mi fa strano che sia finito nel dimenticatoio, merita di essere riscoperto.

      Beh, quello altro filmone - come ogni cosa su cui Kon abbia messo le mani.
      Abbiamo due trip a confronto: l'LSD dei Settanta e le droghe sintetiche dei Novanta 🤣🤣

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