PIOVE, di Paolo Strippoli
Ora c'è solo da capire chi sia il pro-vita tra i due...
Questa macabra tripletta di titoli sembra volerci ribadire, e pure con una certa cazzimma, che l'horror italico è rinato dalle proprie ceneri (meno male, che Zampaglione da solo ci è bastato...) e ha voglia di gridare la propria presenza sugli schermi a pieni polmoni. Non solo lo fanno, alcuni meglio di altri, ma abbracciano suggestioni e topoi comuni in grado di accorparli in un'ideale trilogia tematica. In tutti e tre infatti abbiamo il rapporto con l'altro, la violenza, la gestione dei legami familiari e anche il malessere della società, il nostro divenire impermeabili all'empatia e recettivi verso la cattiveria.
Quest'ultimo è il tema più visibile e preponderante, che in un'epoca come la nostra dominata da scimmie bercianti che devono dire la loro ad ogni costo con toni tutt'altro che gentili, meglio se dietro lo scudo di una tastiera, trovo inquietantemente attuale...
Se in The nest c'era il tutto per tutto nei loschi piani della Cavallin, A classic horror story perculava il consumatore netflixiano medio e la voglia di gore di un certo spettatore. Qui invece andiamo su dinamiche più sociali, quotidiane, che mettono il film su un piano diverso e ne diventano sia croce che delizia.
Perché fino a una certa potremmo pure dire che Piove non è nemmeno un horror.
Tolto un guizzo da sperimentalista-wannabe proprio all'inizio, tra l'altro molto suggestivo, e una (forse troppo lunga) sequenza d'apertura, Piove si districa come un film drammatico... ma un film drammatico di quelli davvero ben riusciti.
Lontano da pericolosi isterismi mucciniani o da didascalismi assassini, ti fa entrare silenziosamente nella vita dei suoi protagonisti. Comprendi con poche sequenze il lutto provato dalla famiglia, vedi i lasciti di quella giornata fatale sul viso del ragazzo e nel corpo della sorellina, palpeggi il distacco creatosi tra genitore e figlio grazie alla recitazione magnifica (davvero, non c'è un volto che sia fuori posto e tutti gli interpreti sono al top, pure la bambina) e prosegue così, con un ritmo sostenuto e un uso del montaggio sonoro da manuale.
Fossero fatti così, i film sulle famiglie che urlano diverrebbero i miei preferiti. Ma Piove si palesa per il film dell'orrore che è e nel suo cercare di mettere in scena l'orrore vero, quotidiano, che possiamo vedere e respirare tutti i giorni nelle nostre strade.
Strippoli vuole dirci che l'odio e la violenza fanno parte dell'essere umano fin dall'alba dei tempi, da qui il senso del suo incipit, e che tutto quello che vedremo scatenarsi sullo schermo non ha origine da un maleficio, ma è stato messo al mondo dagli stessi uomini che finisce col danneggiare... da noi stessi. E' un messaggio che in quest'epoca di odio che infarcisce i social network, ormai alla stregua di letamai al servizio di urlatori al potere, diventa più necessario che mai, tanto che il finale può avere una doppia valenza di giudizio se si pensa a come stiamo messi a livello politico e sociale.
Quindi sì, Piove per me è un film riuscito. Ma proprio perché inizia in maniera così sfolgorante e sfocia nel genere puro con coerenza, ironicamente non riesce a tenere botta fino alla fine come vorrebbe. Perché è proprio quella bellissima parentesi drammatica a mangiarsi tutto il resto.
Ed è anche questo il motivo per cui lo considero un esordio, per l'entusiasmo che traspare ma anche in quella voglia di strafare che, con un passo indietro, si sarebbe potuta benissimo evitare. Perché per un cinema verité che ci fa bagnare, stavolta nelle mutande, c'è l'exploit di genere che rasenta il kitsch.
Il fatto è che il film regala dei momenti di grandissimo cinema per quanto riguarda l'audiovisivo: i movimenti di macchina che illustrano la giornata in marina dei ragazzi, gli scorci suggeriti del casolare dimesso, il sonoro che si amalgama all'immagine per giocare con le sfumature della fotografia... poi però inanella una sequenza di effetti e momenti violenti, qui sempre molto apprezzati, che allungano il brodo, descrivono poco della dimensione che vorrebbe raggiungere e, soprattutto, non sono cattivi come vorrebbero. Anzi, tutto il film non riesce mai a raggiungere i livelli di crudeltà desiderati, per quanto ci provi.
E c'è sempre l'annosa (ma anche mensile... ok, la smetto) questione del mostrare, del dare sostanza a quello che dovrebbe essere solo immaginato. Conferire una forma non porta quasi mai a risultati soddisfacenti, proprio perché una mente stilizzante non può gareggiare contro ciò che può essere tutto - specie se poi abbiamo un effetto speciale in CGI pezzotta di rara bruttezza come questo.
Così come illustrare il flashback di una tragedia già perfettamente intuita, che ha il "solo" merito di dare un perché alla trovata scenografica dello scontro finale.
A me resterà il confronto/scontro tra un padre e un figlio che hanno formato la famiglia perfetta e si sono trovati in un vortice di violenza e incomprensioni, scaturiti dai fantasmi del passato. E mi ha fatto volere bene a loro come non mai.










Sì come al solito la distribuzione è quello che è. C'è l'opzione di acquisto su Prime Video, in caso.
RispondiElimina