L'UOVO DELL'ANGELO, di Mamoru Oshii
Una strana bambina dai capelli bianchi vive su un pianeta desolato e abitato da strani tizi che cercano di pescare dei pesci-ombra. Un viaggiatore spaziale, con pochi ricordi circa il proprio passato e armato di una spada cruciforme, la incontrerà e...
Il film anime L'uovo dell'angelo, o per i puristi, Tenshi no tamago, appartiene proprio a questa categoria. E nonostante porti la firma di un maestro, vi sfido a trovare dei giappominkia otaku che lo conoscano.
Salire sullo Shinkansen del vincitore è lo sport internazionale per eccellenza, e per quanto oggi tutti si spertichino in lodi e si improvvisino benzinai nominando Ghost in the Shell, va ricordato che le indagini del maggiore Kusanagi all'epoca non ebbero un eccessivo riscontro da parte del pubblico, il (meritato) status di cult fu postumo. Questo riassume in pieno la storia artistica di Mamoru Oshii, il leggendario regista nipponico, che per arrivare al suo capolavoro immortale non ha avuto proprio la strada spianatissima.
Anzi, l'adattamento di Shirow poteva tranquillamente non esserci... non come lo abbiamo conosciuto, almeno.
Oshii iniziò a farsi notare proprio nello Studio Pierrot, lavorando a un altro cult: Lamù. Curò diversi aspetti della serie e ne diresse più di cento puntate, immettendo silenziosamente i tratti tipici del suo stile, anche se ancora embrionale. Arrivò a dirigere Only you, il primo film cinematografico della smutandata, che nonostante il successo di pubblico e il plauso della stessa Rumiko Takahashi, il regista rinnegò, perché di base un mero fanservice. Beautiful dreamer, il secondo step sul grande schermo per il bikini leopardato, cambiò drasticamente le cose...
Forte del precedente successo, la produzione affidò il sequel ancora a Oshii, che inizialmente avrebbe dovuto occuparsi solo della regia, ma lo script originale venne scartato e al sensei fu concessa carta bianca sull'intero progetto. Lui ne approfittò per riscrivere tutto d'accapo, scartando le gag e ispirandosi alla leggenda del pescatore Urashima Tarō, strategia autoriale ancora oggi elogiata dalla critica di settore ma che al momento dell'uscita scontentò lo zoccolo duro di estimatori della serie, costringendo addirittura l'autrice originale a non esprimersi in merito.
Crollati tutti i ponti con Urusei Yatsura, Oshii cadde anche in una profonda crisi religiosa - non nascose mai di essere credente, basti pensare all'epitaffio riportato all'inizio del film Innocence - e riversò tutta la propria tristezza, angoscia e frustrazione in questo film, ufficialmente il suo vero "esordio" come autore completo e vero specchio del suo modo di fare cinema.
E ricordiamolo, nonostante la sua passione per la fantascienza, lavorare negli anime per lui fu quasi una casualità, dato che la sua palestra cinematografica era quella di Bergman e Fellini. Ad essi si ispira tuttora per la gestione dei tempi e dell'immagine.
Ovviamente, Tenshi no tamago fu un flop assoluto. Ottenuta la fama di "regista incomprensibile", la vita artistica del nostro fu parecchio travagliata, tanto che non riuscì a trovare lavoro e finanziamenti per i successivi tre anni. E dopo un film come questo, la cosa non mi sembra propria stranissima...
Opera complessa, volutamente criptica e poco incline ad accontentare il pubblico, ad ogni proiezione ha sollevato interrogativi e perplessità. Per anni si è dibattuto sul suo possibile significato, tanto che lo stesso Oshii dovette dire a una convention sul suo lavoro che... non ne ha uno.
Stando alle parole dello stesso autore, quando lo diresse non aveva ben chiaro cosa volesse dire. Questo film va riconosciuto come la personalissima possibilità del regista di dare uno sfogo artistico alla profonda crisi interiore e lavorativa che stava attraversando. Ogni particolare infatti è collegato a doppio filo alla distruzione e perfino le citazioni bibliche, segno immancabile in ogni lavoro di Oshii (qui però non c'era ancora la perenne comparsata del suo cagnolino), conducono agli episodi più distruttivi del testo sacro.
Se volete delle spiegazioni, quindi, abbandonate fin da subito l'impresa - anche perché su poco più di un'ora di durata i dialoghi copriranno al massimo cinque minuti e sono sempre molto criptici. Non capirete mai perché il soldato spaziale ha i polsi fasciati (le stimmate?), se l'uovo conservato dalla bambina appartenga veramente all'arcangelo che non prese mai il posto della colomba durante il diluvio universale, così come non verrà esplicitato il senso di quei pescatori che cacciano le ombre di pesce giganti, per quanto la scena sia oggettivamente magnifica.
Ognuno interpreterà il film come meglio crede, ma il senso di disillusione e perdita che traspare da ogni fotogramma, l'illogicità del mondo anche di fronte a una fine inspiegabile ma comunque metabolizzata, è innegabile. In questa apocalisse ho visto il senso di spaesamento di cui sopra e un uomo che, con maggior cinismo rispetto ai suoi simili che cercano ancora di fronteggiare l'impossibile, trova una risposta a sé stesso in un mondo che pare aver dimenticato ogni tipo di logica, da buon materialista col suo chiodo fisso che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso.
Sembra che ci abbia capito qualcosa, ma onestamente...
Mi rendo conto si tratti di una visione possibilmente ostica, ma davvero, per chi vuole barcamenarsi nell'impresa dico solo che sarà un'oretta spesa in totale meraviglia, a patto che decidiate di abbandonarvi alla follia imbastita dal maestro giapponese.
In fondo, l'arte non è semplicemente il mostrare il bello in quanto tale, bensì la possibilità di entrare nella mente dell'artista, anche se il viaggio può non risultare piacevole o rilassante. Ma rilassare l'inquieto e scuotere il tranquillo è lo scopo di ogni opera degna di essere chiamata tale, in fondo; questo anime può appagare il comune senso di meraviglia con la magnificenza dei disegni e delle animazioni, così come ottenebrare i sensi con tutti i richiami che le immagini con la loro composizione si portano dietro.
Perché per quanto non si capisca una pupazza questo è un film che vive di una vita personalissima, supportata dalle splendide illustrazioni di Yoshitaka Amano, il leggendario disegnatore dei vari Final Fantasy, vero secondo cuore di un film visivamente magnifico.
Disegni fatti A-mano, poi...
Ok, la smetto.
Insieme a Belladonna of sadness una delle meraviglie animate dimenticate dalle ultime generazioni e che meriterebbero di essere riscoperte, specie per come risultano ancora oggi moderne e innovative. Anche se mi rendo conto che guardare qualcosa definito nonsense dallo stesso autore possa non invogliare eccessivamente...
Comunque, quando le cose vi vanno male, pensate a come stava messo Oshii ai tempi.











Ahahaha, sempre caustico!
RispondiEliminaSai, invece io credo che inconsciamente o no lui sapesse bene cosa stesse facendo, il nostro intimo si riversa su disegni, frasi, storie e spesso è la tua anima a comporre, non mi meraviglia tutto questo, peccato che spesso è la tristezza a guidare questi racconti, la gioia non ti porta a 'creare '.
Dirò una cretinata, mi sono sempre chiesta come uno straniero di cultura tanto diversa dalla nostra possa assorbire Fellini o Bergman, che hai citato, sapere che dall'estero conoscano registi da noi così importanti come Olmi, Scola, Rosi, sentirli nominare da artisti stranieri mi lascia sempre un tantino perplessa (ti ho detto che esprimeva un concetto astruso...)
Per il resto un campo che non conosco per niente, ma ho letto volentieri e ho notato che ultimamente spazi con la cinematografia. Le piattaforme offrono grandi opportunità e i recuperi danno una marea di soddisfazioni. Nel mio piccolo lo faccio con i dvd e spesso trovo delle chicche.
Un caro saluto.
Beh Lory... ormai dovresti conoscermi 😜
EliminaSicuramente era guidato da qualcosa che gli ha permesso di tradurre in immagini le sue sensazioni. Però il "non senso" del film lo dichiarò lui stesso in persona, anche se è famoso per l'ambiguità delle sue dichiarazioni. Infatti l'ultima sul suo abbandono spero sia un suo modo per dire che tornerà sotto altre vesti 😢
Per quanto concerne la gioia, ti riporto quanto disse Tenco: quando sono felice esco.
Su quegli autori... Sai che in realtà un Giappone sono esterofili quanto noi? Non a caso molti anime come Heidi, Anna dai capelli rossi e Papà Gambalunga sono tratti da libri europei, ergo anche il cinema occidentale ha un suo fascino.
Io ti ringrazio sempre 🥰 questo però non c'è su nessuna piattaforma. Se vuoi approfondire lo trovi caricato coi sottotitoli su YouTube 🍻
Grazie per la dritta ma credo sia stata più interessante la tua recensione / spiegazione.
RispondiEliminaOcchio che sto mese è in uscita Sorogoyen con un suo film e Ari Aster con Phoenix .
e allora rincaro la dose passandoti questo link, che vede pure la collaborazione del Frusciantone nazionale. Se non ti viene voglia di approfondire questo regista immenso, alzo le mani.
Eliminahttps://www.youtube.com/watch?v=dRqiKA-mnZM&t=1448s
'Quando sono felice esco', appunto 👍
RispondiEliminaIo sto felicissimo ma, complice una febbre assurda, sto recluso da una settimana 🤣 anzi, a casa sono sempre stato molto bene... 🫣
EliminaNo, ma infatti attualmente la felicità non è il mio stato d'animo, anzi è un periodo di confusione e scelte che vorrei fare ma difficili da attuare, stato attuale: pensieroso. Era riferito il mio assenso proprio alla frase che hai riportato che indica proprio il non ripiegare sui propri pensieri quando sei felice ma appunto 'uscire', senso lato e metaforico 😃
EliminaAnch'io amo il rifugio della casa, e mi dispiace che lo stato di salute non te la fa vivere come vorresti, ma approfitta per dedicarti maggiormente alle tue passioni come appunto fai. Se può consolarti, quest'inverno ha lasciato a casa un mare di persone, difficilmente faccio un'influenza, quest'anno l'ho fatta ben tre volte, l'ultima a febbraio mi ha messa KO, una tosse canina pareva....morale della favola ho preso la palla al volo e ho smesso di fumare, sono due mesi che non fumo e di questo sì, ne sono felice.
Ciao, Buon tutto, buone visioni!
Se Kon è stato il Kubrick della sua generazione per quanto riguarda la sua generazione, non saprei come catalogare Oshii. Fatto sta che si è fatto quasi tutti i generi, oltre al più che citato GitS, indubbiamente anche Patlabor (secondo film su tutti). Qui invece siamo più dalle parti di Lynch o di neo-surrealismo, comunque un'animazione che può avere come parente il recente Mad God di Tippet.
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