BACKROOMS, di Kane Parsons
Quello scatto ritraeva semplicemente un interno in fase di ristrutturazione di un ex mobilificio in Wisconsin, poi convertito in negozio di hobbystica, ma riuscì ad esaudire la richiesta dell'utente. Effettivamente, creava uno strano senso di smarrimento e per un semplice motivo: era deserta, quando in realtà è un posto adibito ad essere abitato, e il focalizzarsi su un particolare irrilevante dava un senso di incapacità di collocazione nell'economia architettonica.
È il concetto di quello che le persone studiate chiamano spazio liminale, termine usato per descrivere un luogo o una situazione di passaggio in grado di scatenare una forte senso di ambascia o nostalgia (oppure entrambi) come i corridoi vuoti di un hotel. Il fenomeno era comunque destinato ad ampliarsi e, dopo lo scatto postato, alla genesi della mitologia contribuì il commento anonimo di un utente che asseriva come fosse possibile finire nelle backrooms, non-luoghi frapposti oltre la nostra dimensione in cui era possibile accedere noclippando come accade nei videogame.
Quindi, se nella realtà nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, immaginatevi su internet. La fauna della rete ha iniziato ad innaffiate il mito appena nato fino a che questi non si è espanso oltre i limiti dell'immaginabile, rendendolo un vero e proprio creepypasta costantemente aggiornato. La pasta non era scotta e ognuno ha infarcito la mitologia del fenomeno alla propria maniera, tanto che vennero a formarsi due filosofie: chi voleva che le backrooms rimanessero solo delle fotografie e chi insisteva con lo storytelling. Il fatto che mancasse un copyright e un canone da seguire complicò notevolmente la faccenda, il cui gigantismo era ormai fuori controllo.
In tutto questo, viene fuori Kane Parson.
Parson è un ragazzo nato nel 2005 che a soli dieci anni ha aperto il suo primo canale YouTube. Il primo contenuto di rilievo è un adattamento dell'anime e manga Attack on titan, eseguito con fittizio materiale d'archivio sulla scia dei documentari storici postbellici, che in breve divenne un lavoro fortemente elogiato dai fan per la sua accuratezza e fedeltà, ma tutto cambiò quando anche lui contribuì al mito delle backrooms.
Affascinato dal creepypasta in questione ma deluso dai racconti a tema, il giovane si è armato di Blender e ha realizzato il corto The Backrooms (found footage), caricandolo sul proprio canale. Il video riscosse un successo immediato, tanto che il giovanissimo internauta decise di ampliare il suo esperimento a una vera e propria webserie, finendo per solleticare il fiuto dei produttori. Quindi sì, a diciannove anni il marmocchio si è ritrovato dietro una macchina da presa in veste di regista ufficiale a dirigere una coppia di attori del giro grosso, supportato dai maestri del settore. Il suo esordio infatti non è solo distribuito dalla A24, ma conta tra i produttori dei pesi massimi come James Wan (il ricottaro di The conjuring), Shawn Levy (il regista di Deadpool & Wolverine) e Oz "Papà Gambalunga" Perkins, che gentilmente lo affianca con gli schiavi della sua troupe abituale.
Capite bene quindi che, qualunque sia il parere sul film, è impossibile non scontrarsi contro l'elefante nella backrooms, ovvero il fatto che si tratta dell'opera prima di uno che durante le riprese aveva l'età che avevo io quando stavo ancora nella mia cameretta a segarmi su saghe fantasy di dubbio gusto. Questo non può viziare il giudizio, ma è un elemento che un poco mi scalda il cuore, perché in un'epoca dove sui giovani viene riversato ogni malgiudizio, vedere che lui e quello di Obsession ci hanno regalato gli horror più chiacchierati dell'anno è una battaglia vinta a prescindere.
Poi, che il film non mi sia sembrato nulla di che è un dettaglio irrilevante. Ma va anche considerata, appunto, l'età di Parson, lo sviluppo che ha avuto il tutto ancor prima che lui ci mettesse mano e come, probabilmente, parli a una generazione che non è la mia.
Backrooms prende intelligentemente dai corti realizzati da Parson e li piazza a mo' di dettagli in alcuni punti, arricchendo il piatto cinefilo, ma questo rimane anche un film per quelli nati su internet e che al folklore di un certo web fa riferimento. Tutto perfettamente capibile anche da quelli non più giovanissimi come me, ovviamente, ma è un elemento che non mi sento di trascurare e che può causare alcuni gap negli spettatori meno avvezzi a certi linguaggi "alternativi".
Rimane però innegabile come la baracca si regga benissimo sulle proprie fondamenta, il che non era scontato dato che si tratta di un pluri-passaggio da un media all'altro - i racconti di internet originari, i corti del web e poi un film vero e proprio. Mentirei infatti se dicessi di non essere rimasto affascinato in più di un punto, giacché scenografia ed effetti sonori fanno un lavoro egregio amalgamandosi in questo dedalo di nonsense, o se l'incipit found footage non mi abbia trasmesso un minimo di inquietudine. Fedelissimo a quello scatto originario, queste dimensioni liminali lasciano il senso di vacuità e vuoti interiore, di qualquadra che non cosa continuo.. ma per il resto?
Davvero Backrooms può dirsi riuscito in ogni sua parte come stanno dicendo? Perché a fine visione non è che sia uscito dalla sala tanto entusiasta e tutto quello che è stato espresso mi è sembrato affiorare appena dalla superficie (concetto abbastanza volatile vista la vastità del cazzo che me ne frega della materia trattata) a favore di un concetto che si mangia quello a cui la pellicola voleva integrarlo, ovvero il lascito di noi e la proiezione di noi stessi che facciamo sul reale, ma anche come siamo condizionati da passato e fallimenti fino a ricrearci una dimensione alternativa, preferibile alla realtà, troppo dura da affrontare per la complessità che richiede al nostro capriccioso io interiore.
Backrooms passa dal lasciare un gustoso senso di vuoto e incertezza quando funziona al sembrare uno Stalker for dummies quando va leggermente meno meglio, con tutto ciò che ne consegue quando hai ambizioni così alte e, in qualcosa che non cerca di spiegarti il minimo pelucchio, si avvertono comunque delle incoerenze, specie col villain finale e la forma che assume - o che mantiene, chi vivrà vedrà.
Resta un film di grande atmosfera, ma che tolta questa non riesce a fare in modo che il vuoto che ricrea sia qualcosa in grado di riempire o di fornire un discorso completo fino alla fine. Tanti bellissimo momenti che alla lunga finiscono col ripetersi, e qui la magia un attimo decade, fino all'inevitabile spiegone che, per me, ha tolto potenza alla rivelazione su uno dei protagonisti - la cui dipartita viene accolta con un'indifferenza ai fini della trama a tratti destabilizzante.
C'è tato entusiasmo in questi claustrofobici frame e forse la mia delusione sta unicamente per aspettative che avevo solamente io, ma pur elogiando il lavoro di questo giovanissimo (e sperando possa continuare al più presto con risultati pari alle sue magnifiche ambizioni) resto della mia, leggermente in disparte, felice che un evento simile sia accaduto a incapace di goderne appieno come forse avrebbe meritato.
Al di là del parere personale e dei professionisti che lo hanno affiancato, è davanti agli occhi di tutti cosa questo giovanissimo sia stato in grado di fare. Ed è questo il punto, l'horror sta venendo trainato magnificamente dai giovani, coi loro stilemi a la loro personalissima visione del mondo.











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