ODISSEA, di Christopher Nolan

Dopo aver vinto la guerra di Troia con lo stratagemma del cavallo, Ulisse è pronto per tornare alla sua amata Itaca e dalla ancor più amata Penelope. Ma gli dèi hanno altri piani per lui... anzi, un vera odissea!

Se l'Iliade è il racconto corale della guerra di Troia e di come, tra ire funeste e lutti addutti, tutto lo scibile umano ebbe modo di sviscerarsi su ambo i fronti contenenti, l'Odissea non è solo il racconto di un ritorno a casa, bensì il viaggio prima fisico e poi mentale in un mondo in trasformazione, dove la caduta della città di Ilio segnò non solo la politica, ma pure le vite di chi partecipò al decennale assedio. In ambo i poemi si riconosce l'hybris (ὕβρις), ovvero l'arroganza nello sfidare l'ordine costituito tra gli dèi e gli uomini, vero tema ricorrente della cultura greca, un affronto a cui conseguono prove da superare se non proprio punizioni divine. Fu punito Prometeo che rubò il fuoco, Aracne fu trasformata in ragno per aver sfidato Atena e quando Bellerofonte volle volare fino all'Olimpo con Pegaso, gli dèi inviarono un tafano affinché il cavallino alato disarcionasse irritato l'eroe.

D'altronde ricordiamo gli aedi Allis Párko con la cantica Hybris theoría.

«Ciclope, se mai qualcuno dei mortali ti chiede
il perché dell'orrenda cecità del tuo occhio
rispondi che il distruttore di rocche Odisseo t'ha accecato
il figlio di Laerte, che in Itaca ha casa»

L'hybris di Odisseo viene comunemente associata all'accecamento di Polifemo, ma in realtà la superbia non sta nell'offesa in sé, quanto nel aver rivendicato il proprio nome, scatenando le ire del monocolo che al proprio padre Poseidone chiese vendetta - sì, l'unica volta che un genitore dice che il figlio ha preso dalla madre. Questo è un punto importante perché si unisce alla curiosità del protagonista, al suo essere uomo di multiforme ingegno e di conseguenza architetto dei piani per sfuggire alle insidie che gli déi stessi mettono sul suo percorso, affronto nell'affronto. Ed è il punto focale per capire la grandezza del personaggio, che nel suo vagare trova comunque il punto fermo di casa, del rivendicare la propria identità e il possesso sulle terre che gli sono appartenute.

Ogni personaggio che si rispetti ha il suo conflitto, e nella mitologia greca questo si riconosce proprio nell'hybris. Trova l'hybris giusta, e troverai il modo di costruire il personaggio. Ovviamente Nolan ci ha messo del suo...

Come non è intoccabile Batman, non lo è nemmeno un poema omerico. Questi poi vennero tramandati oralmente prima che l'invalido per eccellenza (la cui esistenza è ancora dubbia) li trascrivesse, pertanto la pretesa di fedeltà a quello che è un  mito, frutto di varie rielaborazioni e qui di nuovo sotto l'ottica di un occhio ancora più terzo del solito, vanno a decadere - e su certe polemiche melaniniche vorrei tenermi alla larga. Piaccia o non piaccia, Nolan è un autore, e questo vuol dire che quello che porta in scena è il frutto della sua visione, che non necessariamente deve rispettare fedeltà storica o le pippate degli studenti del classico, giacché l'epica si basa sugli archetipi su cui è stata costruita la moderna cultura. Pertanto, armature in kevlar e libere concessioni sono ben accolte. Il vero e unico problema semmai, almeno per me, è stato che non hanno voluto osare fino in fondo.

Ciò non toglie che il sequestro di persona che è stata la visione abbia coinciso con del grandissimo cinema. Sior Cristoforo sa quello che vuole ottenere e come averlo, peccato però per quel suo cercare costantemente di sembrare il più intelligente ad ogni costo, vero marchio di fabbrica di ogni sua produzione. Quando va bene ti capita Memento, quando va male siamo dalla parti di Tenet (qui ribattezzato Tenet 'na minchia tanta).

Parlavamo dell'hybris, appunto, che qui non è più l'affronto vero e proprio, ma la costruzione del cavallo, il riconoscere nella propria opera l'atto che ha sancito l'epoca di guerre infinite che sarebbe giunta. Stiamo quindi parlando di un annullamento del mito, e infatti l'atmosfera è perennemente mortuaria, perché l'epoca degli dèi sta giungendo al termine, e a sancire questa disfatta è stato proprio Odisseo stesso. Ne esce un discorso piuttosto articolato sul presente, da Oppenheimer nuova ossessione di Nolan, dove nessuno ne esce salvo e in quella ripresa finale riconosce l'annullamento stesso della civiltà, sulla quale crescerà un mondo spoglio, privo di cultura e capacità di tenere uniti i popoli. l'Odissea di Nolan non è più il viaggio di ritorno verso casa, ma il disturbo da stress post traumatico di un uomo che ha visto il proprio più grande dono come arma di disfatta, di annullamento totale dell'umanità, in una guerra decantata come eroica ma dove chiunque (anche piuttosto didascalicamente) ne esce più imbruttito che mai.

La guerra di Troia diventa la guerra di tutte le guerre, il conflitto che ha fatto nascere tutto il bellicismo che seguirà in ogni cultura, per questo il cast e le ricostruzioni sono gestite in una maniera così fantasiosa. Itaca e la Grecia sono un non-luogo che riguarda tutta l'umanità.   

È una scelta coraggiosa che cambia drasticamente le carte in tavola, e avrei desiderato che Nolan la rimarcasse... perché così, A ME, il risultato finale è sembrato piuttosto insapore, mentre dalla cucina proveniva un buon profumo.

Mi va benissimo la scelta di una messa in scena che non comprenda la presenza degli dèi, o il loro rivelarsi solo tramite gli elementi (discorso a parte per Atena, mezzo colpo di scena che ho apprezzato), ma allora perché includere i mostri vari, quando alcuni di essi sono una ripetizione di eventi già palesati e che non apportano veramente nulla alla narrazione (qualsiasi riferimento ai Lestrigoni è puramente casuale)? Perché omettere tutta la parte di Nessuno e lasciarci un Odisseo che non è il geniale stratega, ma un povero pirla in balia degli eventi ai quali non sa mai come raccapezzarsi?

È un film così pieno di eventi e narrazioni che certe non hanno il modo giusto di espandersi come dovrebbero, tutto è abbassato alla linea mortifera che a Nolan piace tanto e ogni personaggio ne esce fedele ma solo in parte alla sua natura mitica, pertanto come mai Circe se la magia è un contorno, e perché darle un minutaggio così esiguo se non si riesce a svilupparla appieno come meriterebbe, soprattutto per il peso storico ed erotico che la sua figura si porta dietro da sempre?  

Ho sempre avuto la sensazione che Nolan si riproduca per osmosi visto come tratteggia la vita nei suoi film, lui che ci tiene ad elogiarla quando può. Per questo le visioni spiritiche sono la parte migliore del lotto, e vi giuro che la sequenza agli inferi me la sognerò a lungo la notte, mentre tutto il resto è scombinato, improntato sul suo presunto realismo artigianale che nulla aggiunge alla visione del mito e, di conseguenza, al fuoco interiore che caratterizza le storie greche.

Tanto per cambiare, il problema non è quel cazzo di woke di cui blaterate a caso.

Certo, il film e suo e ci mette tutti i conigli che vuole ma questo non voler essere né carne né pesce, questo suo cercare di andare sempre oltre rimanendo però fedele agli schemi che esercita da tutta la sua (notevolissima) carriera sono qualcosa che inficia una visione sicuramente personale, autoriale ma, nonostante tutto, monca, priva di quel guizzo che lasci andare il cervello e restituisca la piena potenza di una storia che ci riguarda tutti e che così potrebbe comprenderci realmente. Invece siamo di fronte all'ennesimo labirinto al cui interno troviamo un minotauro piuttosto fiacco, per il puro gusto di complicarsi la vita perché a lui, per qualche motivo, piace così. E mi spiace perché, al netto dei suoi meriti oggettivi, in questo film ci ho creduto davverio tanto. 

Non l'ho visto da grecista e nemmeno da fanatico di mitologia (quale solo), ma unicamente con l'intenzione di salutare il buio della sala con un bel film. Alla fine è quello che ho avuto, eppure la sensazione che poteva esserci altro, stavolta di davvero mitico, è rimasta per un ibrido dalle fattezze bellissime ma piuttosto goffo a muoversi.

Pur de scopà, Giove si era trasformato in una pioggerellina d'oro, Nolan invece ha smosso i milioni per poter girare tutto in IMAX. A ognuno le sue priorità...

PS: comunque, avrei goduto davanti a un finale dove Laerte scorge Odisseo e Penélope bere un Fernet Branca a Itaca.






Commenti

  1. Nemmeno io sono uscito entusiata, come invece mi era successo per Oppenhieimer. Il problema (per me) è che Nolan è ricaduto nel vecchio vizio di asservire tutto alla storia, di far muovere tutti i personaggi come pedine di un ingranaggio, ma senza che ce ne sia davvero uno in grado di emozionarti, di prenderti al cuore. Il risultato finale è spettacolare, ma arido. Questo film non mi ha smosso nulla.

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    1. Ma poi, se l'unico che ti rimane impresso è Agamennone e per il solo fatto di avere un'armatura eccentrica...
      Il che è un peccato, perché il fine di tutto è davvero nobile e a suo modo coraggioso.

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  2. Condivido. Condivido e mi spiace perche' io invece ammiro Nolan da sempre, pure la sua ambizione; ma qui ha sfidato gli dei e l'arroganza un po' l'ho avvertita. Film riuscito a meta', con un montagguo talmente veloce che comprime episodi uno dietro l'altro a discapito del racconto; emozioni appena abbozzate, alcune scene poi le ho travate un po' confuse. Non so quanto abbia influito questa pellicola cosi' decantata, ho avuto la sensazione che mancasse la sua solita 'perfezione'. Film promosso, certamente, ma purtoppo non l'ho amato come avrei vuto.

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