venerdì 4 dicembre 2020

MUTE, di Duncan Jones


Berlino, 2052. Leo Beiler è un barista proveniente da una comunità Amish, reso muto da un incidente avuto in tenera età. Quando la sua fidanzata Naadirah scompare, partirà alla sua ricerca, scoprendo il solito complotto che...


Succede spesso così...

Un ragazzo ha talento, riesce ad avere buoni voti a scuola senza troppi sacrifici e impara pure come portare la barba decentemente. Poi però inizia a farsi irretire da compagnie non proprio ottimali, tralascia le cose importanti e perde di vista il proprio futuro, incappando in strade pericolose. A Duncan Jones successe proprio questo e si ritrovò a dirigere quella roba di Warcraft, un fantasy tanto pezzente che, leggenda vuole, i pezzenti veri siano andati all'Accademia della Crusca per chiedere di rimuovere quell'epiteto per non farsi riconoscere.

Quando succede una cosa simile l'unica strada può essere una e una soltanto: andare da Netflix e sperare di gabbare tutti in questa maniera.

La stream-tv, dopo aver fatto fuoco e fiamme con le serie, decise che era l'ora di raccattare qualcosa anche dal cinema, dato che il loro catalogo era abbastanza insipido, così chiamò tutti quei registi di grido - o almeno di urletto - perché potessero fare lo stracacchio che volevano in totale autonomia. Duncan ci pensò su pochissimo e propose questo Mute, che più che un film, sembra un consiglio che avrei fatto bene ad ascoltare quando dovetti fare un discorso a un battesimo.

Il film d'esordio di Bowie jr doveva essere questo, in origine, ma gli studios non se la sentirono di affidare a un novellino tutti i soldi necessari. Poco male, perché è stato sicuramente meglio esordire con Moon, del quale questo è l'ideale seguito spirituale - in una scena Sam Rockwell fa pure un cameo, mostrando i cloni di Sam Bell a processo - perché... 

...aspettate, ho un quesito. 

Per voi è meglio iniziare male sfornare poi qualcosa di magnifico, o esordire col botto e buttare nel cesso la propria carriera?

Spiace dirlo, ma Mute sembra proprio l'ultimo rantolo di un corpo agonizzante. E sì, sarà pure meglio di Warcraft, ma il paragone che mi viene in mente per rendere il concetto è tanto volgare che preferisco tralasciare. Nulla toglie alla realtà che questo sia un film maldestro, profondamente sbagliato, nonostante le ottime intenzioni, e articolato in maniera quasi dilettantesca su diversi fronti da chiedersi come abbia fatto Jones a gestire così bene a inizio carriera una storia minimale ma sicuramente molto più complessa.

Il tutto è un omaggio al padre David Bowie (e alla madre adottiva), defunto a inizio delle trattative coi produttori, e i riferimenti al genitore si palesano dall'ambientazione, dall'epoca in cui è ambientato e da diversi sottofondi camuffati. Ma davvero, tutto l'amore esistente non può riscattare un film noioso, a tratti quasi svogliato e che si dirama in mille ramificazioni inutili ai fini della trama.

Non si capiscono tante cose, la prima è proprio quella di mettere la componente fantascientifica in un normalissimo thriller, dato che il tutto si riassume in due droni che portano le vivande e in un robot che fa un simil strip-tease. Non si capisce perché sia stato necessario ambientare nel futuro un film che mostra problematiche ancora attuali, solo per fare il verso a Blade runner, senza capire veramente cosa abbia reso quel film così grandioso. Qui non si tratta di raccontare una storia di genere o di usare il genere per veicolare qualcosa, è semplicemente metterlo ad cazzum, per qualcosa che alla fine non sa di nulla.

Ed è un peccato, perché i mezzi ci sono e si vede che il nostro ha imparato a gestirli. L'atmosfera noir è giusta, ma totalmente sballata. Così come le scene migliori sono quelle che riguardano i comprimari, che quasi avrebbero meritato un film tutto loro, mentre il protagonista è quasi lasciato a sé, tanto che il suo infrangere tutti i propri vecchi valori per arrivare alla verità viene quasi ovviato in più di un'occasione.

Ed era proprio necessario renderlo muto?

Duncan carissimo, io spero veramente che tu ti tolga di torno quelle brutte compagnie, perché un altro bel film tuo vorrei ritornare a vederlo. Per dire, sembrava avercela fatta Shyamalan...







6 commenti:

  1. A distanza di qualche mese dalla visione, l'ho quasi completamente rimosso dalla mente, direi che non è un gran segnale. Cheers

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    1. E credo sarà la stessa cosa che succederà a me tra pochi giorni...

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  2. Io un film che fa così cagare da uno che ha fatto film come Moon e Source Code, davvero non me lo aspettavo proprio. Sarà che ho saltato a prescindere Warcraft...

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    1. Lì almeno aveva la scusa della "commissione"...

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  3. Ah, che peccato, questo non lo conoscevo, molto interessante quello che dici, la tua disamina, ci vorrebbe che un giorno a tavolino, lui e qualche altro regista ci spiegassero perché, il perché di certe decisioni,scelte, forse certi scivoloni acquisterebbero un senso. Veramente, sappiamo così poco dei percorsi dei film, il loro procedere, qualcosa ci arriva all'orecchio, ma molto spesso la verità resta nell'ombra, e non sapremo mai perché... è andata a finire così. Era Comunque è il sequel di Moon o un film a sé stante?

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    1. Warcraft si spiega in fretta come scelta... Ha un affitto da pagare pure lui 😂
      No, non è un seguito. È ambientato nello stesso universo.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U