SWORD OF GOD - L'ULTIMA CROCIATA, di Bartosz Konopka

Alto Medioevo. Il crociato Willibrord è l'unico superstite di un naufragio e viene portato in salvo da un giovane senza nome. Insieme andranno a cercare di convertire i pittati abitanti dell'isola, ma dove il veterano vorrà imporre il proprio credo con ogni mezzo, il seguace troverà nuova vita in mezzo ai selvaggi. Solo che poi...

L'Italia è un posto davvero strano. I motivi sono tanti, vi basti pensare che non solo è quell'angolo di mondo dove nessuno legge ma tutti sembrano aver scritto un libro, è pure il paese occidentale dove c'è una delle più basse conoscenze della lingua inglese, eppure gran parte dei film ivi distribuiti vengono ri-titolati in lingua britannica per essere più appetibili al grande pubblico. E d'altronde, sfido chiunque a non farsi partire l'inglesismo con un bel Sword of God davanti al decisamente più cacofonico Krew boga - Google Traduttore suggerisce: il sangue di Dio.

Io comunque ho sperato fino all'ultimo che la Krew del titolo fosse una band di supporto polacca, ma sono destinato ad essere un eterno infelice...

Risolto l'albionico dilemma, viene naturale chiedersi una cosa: a chi potremmo mai consigliare un film simile (conosciuto, sempre a tema inglesismi e per motivi che non vi riveleremo, come The mute)?

Perché se tutti abbiamo l'amico appassionato di rievocazioni storiche che fa i bisogni agli angoli delle strade, va anche detto che una bestia come questa pellicola polacca è difficile da catalogare, apprezzare e, a una certa, anche da capire. Tutto ciò che poteva far pensare alla classica trashata di serie zeta a sfondo storico viene preso nel tentativo di trasferirlo su livelli altissimi, mettendo in mezzo temi come la religione, il potere e la comprensione dell'uomo degli stessi.

Insomma, immaginatevi Neil Marshall intento a girare Centurion, salvo poi essere interrotto sul più bello da Terrence Malick, venuto a far catechesi a suon di pisellate in faccia. Ecco, avrete forse un assaggio di quello che questo film è in grado di trasmettere.

Nulla, in pratica. 

Diciamo senza tanta paura che un Black death, con molto più grezzume e meno mezzi, nella sua semplicità aveva trasmesso dieci volte tanto.

Avete presente quando durante le assemblee d'istituto scoppiava un rissone da fuoco, tu primino chiedevi cosa si doveva fare e lo studente più grande rispondeva dicendo "Oh, va bene, basta che stamo a fà casino"? Ecco, nel cinema d'autore spesso vige la tesi opposta: "Va tutto bene, basta che non ce capimo un cazzo".

Seriamente, nella cinefilia meno si capisce e più trombi.

Quanto abbia trombato Bartosz Konopka dopo il suo debutto non ci è dato saperlo, ma gli ha aperto la strada per un bel po' di Festival raccogliendo recensioni parecchio miste. Qui siamo di bocca buona, alla cena offerta da Cracco preferiamo il panino porco con la mortazza da Gigi il Zampognaro, che spendiamo meno e mangiamo di più, ma davvero, la prima cosa che viene da chiederti una volta finito sto film è: perché?

Tenendo in considerazione che da quella domanda sono nate scienza e filosofia nello stesso tempo e che i polacchi sono famosi per farti sentire intelligente annoiandoti, possiamo asserire che qui travalichiamo ogni cosa fino ad arrivare all'autoparodia, in un film che cerca di essere profondo e stiloso in tutti i modi, dimenticando però tutto quello che sta nel mezzo.

Krew boga, The mute o Sword of God che dir si voglia, è un film che se la crede tantissimo e nel quale il suo giovane autore ha messo tutto il proprio estro visivo, creando delle sequenze che sono una meraviglia per gli occhi. Dal punto della mera tecnica, non possiamo dirgli nulla, perché dipendesse unicamente dalle immagini ci sono delle sequenze davvero in grado di incantare per quanto sono belle. Una sequela di meravigliosi screensaver a disposizione di cinefilo, che una volta messi uno di filo all'altro però danno un raccordo goffo, sicuramente colto, ma impacciato come pochi se ne son visti di recenti.

E la cosa divertente è che racconta poco.

La trama è lineare (tizi si incontrano, cercano di fare cose, prendono strade diverse e succedono fattacci) ma a tratti pare che manchino i punti, tanto che a una certa, leggendo in giro, ho tirato un sospiro di sollievo nello scoprire che il problema era proprio nel film. Perché quel poco che succede non lo mette in nessun contesto (siamo nel Medioevo ma non capiamo dove, c'è il cristianesimo ma non capiamo per nome di chi...) in un continuo gioco al fare i colti che alla lunga diventa estremamente snervante.

Attingendo dai racconti del passato, Konopka ha provato a narrare per mezzo filmico lo scambio tra culture diverse e come alla fine siano i dettami ufficiali, quelli sanciti dagli organi di potere (che poi metteranno il loro zampino) a creare i veri disastri, quando forse la strada maestra sarebbe quella di abbracciare la via più naturale degli eventi e dell'unità tra le persone in simbiosi con un mondo nel quale né Dio né nessun'altra divinità a suo nome mette più voce.

Intenti nobilissimi che pure un refrattario al matrimonio come il sottoscritto sposa appieno. Arrivano però tramite una visione estenuante, lentissima e, soprattutto, vittima del proprio stesso gioco e delle simbologie scelte, segno che a dimostrare di essere intelligenti a tutti i costi in ogni momento si rischia di fare la più barbina delle figure.

Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili (Giacomo 4:6, Proverbi 3:34) stava scritto da qualche parte, e per quanto siano proprio le ambizioni e l'insensatezza della follia a farci dare il meglio di noi, nella vita come in campo artistico, spesso non si tiene conto di come fare un passo indietro sia una scelta non solo prudente, ma saggia, al di là di molto mancato coraggio che ha impedito a tante opere di dare il meglio di sé.

In quella che doveva essere una delle trovate cardine, però, la mia unica domanda è stata su come facesse il povero Cristo (lol) a mangiare in quelle condizioni. Segno che qualcosa non funziona - nel film, in me o in entrambi, anche.

Un passo falso e pure bello pesante, per un film che con molto meno e molto più terreno avrebbe potuto raccontare l'Alto, sforzando il collo, ma restando più saldo.






Commenti

  1. Sei troppo forte, mi sono spanciata dalle risate! Dopo averlo visto ieri, ho pensato le stesse cose, mia conclusione: ?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ahahah, grazie 🤣
      Beh, è quel genere di film dove non capisco se sia la pellicola a non funzionare o il mio comprendonio. Peccato, perché mood è ambientazione mi intrigavano parecchio...

      Elimina
  2. Per me, siamo al livello della Potemkin.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Diciamo che qui ha lasciato adito a più di una perplessità... 😅

      Elimina
  3. Ho visto solo ora per puro caso questo film orrendo ma rivelatore. L'uomo in terra ogni volta non si smentisce mai. Del suo ego ne fa uno stile di vita che caga sopra anche a quel poco di buono che Dio essere divino lascia soli anche questi ultimi cavalieri del nulla perché da una sottrazione di basso valore non può realizzarsi un paradiso, né va da sé che dagli errori primordiali come quelli che commette Willibrord, non può nascere un fiore come la cristianità. Il seme del male è insito nell'uomo che con errori di comportamento si ritrova inesorabilmente distruttore e solo nell'inferno che ha creato da solo. Ha ucciso l'unica anima buona che combatteva da solo lo strapotere del padre Re. Emblema dell'ego in terra armato solo di sete di potere al quale era riuscito a sfuggire. Lei l'unica ad aver amato il bene. Con capacità curative e creatrici di dinastia cristica l'unica ad aver riconosciuto la donna alla pari dell'uomo come sacerdotessa. Cioè il femminino sacro che alla fine si allontana dal cavaliere errante ormai diventato cieco, una volta riconosciuto il proprio errore. AMEN Elena Brunello Fondatrice Progetto #Antiviolenza360 antiviolenza360@gmail.com

    RispondiElimina
  4. Lo sto guardando adesso, 'sto film senza capo né coda, e appunto perché volevo un parere spassionato ancora prima di finirlo, sono capitato qua. Ciò che mi colpisce, è il fatto che apparentemente (forse) vorrebbe essere un film storico, ma di fatto qui la storicità è del tutto assente. Non si sa dove sia l'isola in cui si svolge la vicenda (il Mar Baltico, presumibilmente, ma verso la costa meridionale, dato che gli abitanti adorano la suprema divinità slava: Perun. Quindi non possono essere scandinavi), non si sa quale sia l'etnia dell'isola, che non ha nome, non si sa che anno sia, non si sa chi sia il "Re" che deve venire a conquistare l'isola, e soprattutto non si sa di COSA sia Re (della Polonia? Della Svezia? Della Lituania? Boh!). Riferimenti storici quindi NON CE NE SONO, e si può tranquillamente ritenere che la storia sia del tutto inventata, anche se può esistere un qualche riferimento a eventi realmente accaduti (sì, ma quando e dove?).
    Ma anche tutto il resto resta nel vago (scusate il gioco di parole). Dove vuole andare a parare? Che il lupo perde il pelo ma non il vizio, e un ex-crociato che ha deciso di fare il missionario continuerà ad adottare sistemi coercitivi come in passato? Che il cristianesimo forse ha sbagliato a voler sostituire il paganesimo? O che in fin dei conti tutte le religioni sono ugualmente dannose? Un sonoro BOOOHHH? risuona nei cieli fino ad arrivare a Perun e ai fulmini....
    Tutto è troppo ambiguo e insensato, in particolar modo la scena del "miracolo" dell'ex-crociato che cammina sul falò senza farsi niente per dimostrare la potenza di Cristo.... "non è un trucco" dice poi.... ma ci credete, voi? Eppure è proprio quello che il regista sembra voler far credere. Inverosimile poi la preghiera del missionario dopo la morte del povero sciamano: per un cristiano dell'epoca lo sciamano era comunque destinato all'inferno, quindi anche i testi sono storicamente inattendibili.
    Ma se non è un film storico, magari può avere qualche altro significato? Non direi proprio, perché appunto è tutto troppo ambiguo. Ognuno può tirarne fuori la morale che vuole, tanto è lo stesso.
    L'unico risultato certo e uguale per tutti direi che è solo la noia....

    RispondiElimina

Posta un commento

Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U

Post più popolari