TI UCCIDERANNO, di Kirill Sokolov
Ai più non dirà nulla, per coloro che invece hanno avuto la fortuna di vedere una piccola gemma come Why don't you just die! sarà sicuramente aumentata la salivazione in un nanosecondo. Difficile non accada, quando l'ignoranza è servita così bene. L'unico "problema", se così vogliamo chiamarlo, è riuscire a mantenerla quando si passa ai piani alti come è capitato a lui.
Dopo il suo triangolo vendicativo balcanico (credo possiate trovarlo su PrimeVideo o affini) il nostro ha diretto un altro film, al momento ancora inedito nello Stivale, per poi approdare con la sua caravella alla volta del paese stellestrice dove ha trovato Andy e Barbra Muschietti ad accoglierlo con la loro neonata Double Dream, che è stata ben felice di rilasciare al russo ben venti milioni di dollari per questo film. Film che, ed era logico dubitarne, mantiene intatta la poetica del suo regista con tutto ciò che questo arriva a comportare.
Ti uccideranno è un film folle, deviato, anarchico e, soprattutto, realizzato benissimo. Mi era sorta la vaga ipotesi che lo stile strabordante di Sokolov venisse messo a freno dalle logiche produttive americane, ma fortunatamente così non è stato. Il risultato quindi è una pellicola che, a dispetto dello scarso successo che ha avuto, è divertentissima, ritmata e senza paura di addentrarsi nel turpe e nel ridicolo involontario, perché questa è la sua vera essenza. Pura esagerazione, senza lasciare prigionieri, in pratica l'Anticristo (poi ci arriveremo...) in un'epoca di franchise stantii e prodotti preconfezionati che hanno impestato gli schermi fin troppe volte negli ultimi anni. Quindi sì, bella la caciara, la adoriamo tantissimo, ma deve essere fatta nel rispetto dell'estro di chi ce la propina, quindi ben venga un film come questo e tutta la sua follia dilagante.
Che poi, davvero, non capisco che critiche si possano muovere a questo film. Non ha una trama elaborata, ma nemmeno il titolo che ha lanciato il suo regista vantava un intreccio particolarmente contorto. Anzi, era una storia estremamente lineare e semplice, con un paio di colpi di scena ben gestiti e piazzati in una narrazione atemporale che compensava l'eccessiva semplicità di un plot servito solo per inanellare una serie di mazzate e pizze in faccia da antologia. E infatti era proprio lì che il suo resta eccelleva, nell'esercizio dell'evoluzione olistica dello sganassone, nel tuffo carpiato del calcio rotante - o alla pratica sportiva del lancio del tubo catodico, chi ha visto capirà, e capirà in tempo futuro chi vorrà sopperire questa mancanza. Non serve molto per fare del gran cinema, a volte basta solo quel minimo di consapevolezza e una buona capacità di mostrare cosa ci diverte tanto.
Sokolov è pienamente consapevole. È un distillato di consapevolezza e sa come gestire tutto. Soprattutto, è bravissimo in quello che fa, elemento da non sottovalutare soprattutto quando si vuole fare cinema disimpegnato e di menare, che ha una sua dignità e necessita della medesima cura di una qualsiasi inquadratura contemplativa. Anzi, le scene d'azione portano una difficoltà tecnica e narrativa che non si può ignorare nella complessità narrativa.
Quante sono le armi a disposizione? Oppure, che numero di colpi abbiamo disponibili per dare una vera varietà alla sarabanda di codogni perpetrati? Ecco, può sembrare ininfluente, ma il ritmo di un'opera è data dalla fluidità delle riprese e dalla ricchezza delle coreografie. Ecco, qui i soldi americani di certo aiutano e rendono ogni momento divertente, finalizzato al proseguire della trama ma, soprattutto, bellissimo da vedere. C'è una esagerazione costante e arriviamo a vedere una che combatte con indosso una testa di maiale. Io non vi conosco, ma credo che una persona decente si faccia bastare tutto questo popò di roba per rimanere soddisfatto - non vorrei foste quella brutta gentaglia che hanno ritenuto La città proibita un film non riuscito.
Certo, They will kill you è un titolo estremamente derivativo e le influenze si colgono tutte, cosa che a un certo punto gli impedisce di avere una vera e propria identità propria (per tornare su Mainetti, tutto lì era filtrato dall'ibridazione con il cinema italiano pulp che rimane una costante dell'autore romano) a favore di tutti questi miscugli. Questa critica è più che legittima e paga lo scotto del trasferimento sui lidi occidentali, che finché il nostro era immerso nelle lande sovietiche portava una poetica più personale e con un'anima degna di questa nomea e poetica.
C'è anche la questione sociale.
Sembra strano, ma già appena dopo i crediti produttivi Sokolov ci ricorda che alla base del suo stampo di nocche su celluloide c'è un intento strettamente politico. Perché quanto avviene tra le mura di quell'hotel è null'altro che la parodia di quanto già avviene nel nostro mondo disastrato, lo stesso globo che vede dei poveri asservirsi ai ricchi per avere dei privilegi ottenibili solo tramite la guerra ad altri straccioni. Questo è forse l'aspetto più inaspettato di un film che, nel suo non avere pretese, ha una carica nascosta che me lo ha fatto apprezzare ancora di più, soprattutto per come gestisce i colpi di scena. Ma è anche l'aspetto più debole di un'operazione che forse avrebbe meritato ben altro trattamento che qui, spiace dirlo, soggiace all'aspetto più ludico lungo il proprio percorso.
Che ad avercene di "semplice" divertimento così, ma soprattutto in tempi come quelli che stiamo vivendo mi sarebbe piaciuto che qualcuno calcasse maggiormente la mano su questo aspetto (l'attrice protagonista poi è nera, non dimentichiamolo) anziché ridurre il tutto a una questione di satanismo sacrificale che, per quando gagliarda, lascia anche il tempo che trova.
Tempo speso benissimo a sbellicarmi e ad esaltarmi non-stop, ovviamente, questo non va mai dimenticato. Ma già che in un film simile si sia cercato di fare un simile discorso è una mezza vittoria che mi ha reso il suo flop al botteghino ancora più indigesto.
Credo che il tutto sia un esperimento del ruteno per vedere come battere la cinepresa nella Hollywood che conta, e per quanto il risultato concreto che interessa ai produttori sia stato quello che è, per coloro che hanno il cuore posizionato nella parte giusta del petto ci sarà da sbellicarsi in allegria, come solo l'ignoranza più bella permette.










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