UNA DONNA PROMETTENTE, di Emerald Fennell
L'avete vista pure in Barbie. Interpreta Barbie Incinta, un cameo nei primi minuti - e non fatemi più nominare quella roba, vi prego.
Emerald Fennell è una donna promettente, tanto promettente che a una certa ha voluto fare il grande passo dietro la macchina da presa come autrice unica, firmando sia la regia che la sceneggiatura del suo primo film, ovvero questo Promising young woman. Caso volle che la produzione del suo esordio sia avvenuta nel 2020, in piena pandemia, ma nemmeno il COVID è riuscito a fermarla. Come se ciò non bastasse, si è pure aggiudicata l'Oscar per la miglior sceneggiatura nell'edizione di quell'anno. Non che i premi valgano qualcosa, ma mi sembrava opportuno riportarlo - non vorrei mi accusino di essere un maschio patriarcale.
Lei fa parte a pieno diritto di quella schiera di donne incazzate che hanno gridato la loro rabbia al mondo, aggiungendosi ai nome di Coralie Fargeat, Romola Garai e Chloe Okuno.
Perché sì, in barba a tanti slogan e frasi fatte da social, le donne si stanno prendendo il loro spazio per raccontare il mondo dal loro punto di vista e, soprattutto, come lo vivono. Rivendicazione, vendetta tribale e il non essere credute... tutti gli esempi riportati hanno, insieme a molti altri e con risultati alterni, messo luce su questioni diverse che le riguardano, giocando coi generi e a volte stravolgendoli pure. Questo film però gioca un campionato a sé.
Per quanto sia classificato come film indipendente e, in quanto tale, abbia circolato in quel festival di fighetti tossicomani del Sundance, non può di certo competere in termini produttivi con gli altri partecipanti alla kermesse. Si tratta comunque dell'opera di una che non è proprio una novizia del settore e che ha potuto permettersi di ingaggiare un'attrice di primo piano come Carey Mulligan (non proprio mia zia Tina che recita nel weekend libero per fare un favore) mentre un'altra esimia collega, Margot Robbie guarda il caso, è figurata tra i produttori. Poi sì, restiamo sempre nei paletti lavorativi che fanno rientrare nell'etichetta, ma questa pellicola dalla sua ha potuto concedersi una larga distribuzione e un trattamento pubblicitario degni di questo nome. Che sia arrivata poi a molte persone però è un altro discorso.
Si tratta di un'opera uscita nel momento giusto e che si fa carico del tema più sentito del decennio. Lo tratta in una maniera che spinga alla riflessione una fascia di pubblico il più ampia possibile, senza però uscire da binari che richiedano una sopportazione più alta della media ma, cose che lo distingue dal fenomeno della Gerwig (cazz... l'ho nominato ancora!) partendo da un'idea originale e senza che vi siano IP di mezzo. Sembra poco, ma il suo successo non è da sottovalutare visto contesto e periodo storico in cui è stato prodotto.
Sicuramente un buon mix tra la rara botta di culo della prima volta e la furbata studiata a tavolino sfruttando il trend più in voga del momento, ma rimane indubbio che la Fennell abbia un talento tecnico e narrativo da non sottovalutare.
Certo, tutto viene trattato col pennarellone dalla punta grossa perché l'utente medio possa arrivarci da solo e rimanendo ancorati in una determinata scala di sopportazione con tutte le semplificazioni che la cosa comporta. Se da un lato però questi paletti tolgono profondità a un film che si limita a essere manifesto, dall'altra la nostra mantiene la delicatezza necessaria per non trasformarsi in una voyeurista del dolore a là Aronofski dei giorni migliori. Di sofferenza però ne abbiamo a caterve, ma sapere quanto accennare e quanto spiegare nei dettagli rimane un lavoro di scrittura encomiabile che non tutti sanno gestire.
In questo atipico rape & revenge il fattaccio non ci viene mai mostrato, ma lo sentiamo in ogni minuto. Al posto dei flashback ci sono le facce e le dichiarazioni dei colpevoli, e il calderone che ne viene fuori mette nel sacco tutti. Anzi, tuttə. Perché nessun... (vabbeh, scrivetelo come cazzo volete) nessuno è esente dal sottrarsi alla colpa, ognuno può essere partecipe e complice di uno dei reati più odiosi esistenti.
Essere uomini o donne non conta. Basta un commento inopportuno, un pregiudizio, qualunque cosa possa denigrare una (anche possibile) vittima per entrare a far parte di un gioco perverso che la nostra società porta avanti nei confronti delle categorie più svantaggiate, qualunque esse siano. Il film ce lo ricorda a ogni svolta di trama.
Molto bello è anche il lavoro svolto sui personaggi secondari. Se uno offre un colpo di scena piuttosto amaro, è il personaggio di Alfred Molina a dare un inaspettato senso di redenzione, senza creare fazioni ma, anzi, riempiendo di sfumature un discorso che poteva essere trattato molto più grossolanamente e regalando al personaggio una dignità non indifferente.
Poi sì, la protagonista nel suo agire non si spinge mai oltre per creare la giusta empatia col pubblico, ma qui forse è una questione tra quello che io avrei voluto vedere e quello che alla Fennell interessava. E per quanto il finale giochi molto con l'ingenuità della spettatore, al netto di tutto risulta ugualmente efficace, ma non consolatorio.
Ci sono film caduti per molto meno e il messaggio arriva, onesto e sincero, senza ricatti morali ma con una nera disperazione di fondo e una flebile speranza. Spetta a noi non renderla vana.
Poco tempo fa, dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin, la Polizia di Stato usò i propri social per esprimere solidarietà alle donne vittime di violenza, salvo dover cancellare l'abilitazione ai commenti perché molte internaute riportarono la loro esperienza con le forze dell'ordine, rivelando abusi di potere, interventi mai avvenuti e, quando successo, ininfluenti, insieme a molto altro.
Questo offre un quadro desolante del nostro paese, del mondo e della figura della donna nella nostra società.










Si, si. Questo lo voglio vedere tra poco, è nella lista da fin troppo tempo. Ottimo che non abbia scene spinte, nonostante il genere, così da creare maggiore empatia. Anche se, Fincher in "Millenium" aveva fatto una delle migliori scene "stupro & vendetta"per il periodo.
RispondiEliminaMah, per me invece è proprio una furbata, per quanto nulla tolga al valore della pellicola. Avrei preferito si muovesse maggiormente sul filo del borderline, ma va benissimo anche così.
EliminaA Barbie gli fa un baffo...questo sì che è un gran film ;)
RispondiEliminaAMEN 💥
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