TRE RIVELAZIONI, di Yeon Sang-ho
Sempre stando alle dipendenze di mamma Netflix, arriva in questi giorni sulla piattaforma con tal Tre rivelazioni, coadiuvato da Alfonso "miglior film di Harry Potter per distacco" Cuarón.
Il rapporto artistico tra i due è un flirtare compulsivo proprio da quando il messicano vide gli zombie pendolari, rimanendone così incantato da definirlo "un film perfetto". L'occasione di collaborare col collega si presenta adattando un webtoon dello stesso. Non so come lo sconosciuto di levantiana memoria (tra l'altro, non male la sua serie Disclaimer per Apple TV+) sia stato effettivamente coinvolto, dati il suo divorzio con la N rossa e i crediti che lo riportano unicamente come produttore esecutivo, ma qualunque cosa abbia fatto possiamo solo ringraziare per aver dato nuova linfa a un regista sotto l'ombrello di un'ispirazione stagnante.
Tre rivelazioni non sarà un capolavoro, specie se paragonati a illustrissimi conterranei come Oldboy, I saw the Devil o, senza scomodarci troppo cronologicamente, Parasite, ma pur con tutti i suoi difetti è una visione stimolante e a suo modo appagante.
Rimane fortemente ancorato alla tradizione thriller coreana e questo, se vogliamo, è il suo limite principale.
La Corea del Sud deve proprio a quel genere il suo successo ed è il motivo per cui a inizio Anni Zero si è fatta conoscere nel mondo (rimanendo comunque una delle produzioni cinematografiche più variegate del settore) e, visto l'accumularsi di consensi, ha inevitabilmente registrato una serie di topoi, stilemi e situazioni perfettamente riconoscibili. Insomma, quelli che noi studiati chiamiamo coreanate. Ovvio che nella decodifica di un linguaggio si finisca anche per ottenere una sua involuzione, e il risultato spesso è la proliferazione di titoli fatti con lo stampino - qualcuno può vantarsi di aver ricevuto un qualsiasi lascito da un film come Nido di vipere, ad esempio?
In 계시록 magari non ci sarà una totale assenza di personalità, ma non si tratta nemmeno del titolo definitivo che stanno spacciando in molti (Chaser di Hong Jin-na lo supera) per quanto Yeon Sang-ho si inerpichi in una sentita risalita artistica che, da una parte, gli permette un inusuale ritorno alle origini.
I primi lavori del nostro infatti furono due film d'animazione: l'oscuro King of pigs, dove trattava il tema del bullismo, e il frizzantino The fake, avente come epicentro il fanatismo religioso. Quella delle chiese e della loro raccolta di seguaci è uno dei tanti temi silenti di quella parte d'oriente, dato che le iscrizioni ai gruppi clericali avvengono spesso con metodi a dir poco discutibili (ricordate il prete di Lady vendetta?) e l'organizzazione interna rasenta quella di una setta. Se il tema sociale d'ordinanza quindi non manca, è anomala invece la figura della polizia, per una volta non rappresentata come un coacervo di incompetenti, corrotti o individui discutibili alla Jo Pil-oh.
Quindi sì, ci sono le classiche anime tormentate del tipico cinema coreano, la tematica importante che volge al lato più oscuro della materia e, infine, l'evoluzione del senso di colpa che nella risoluzione del caso trova la sua catarsi finali.
Che faccio, signora, lascio?
Quello che ho pensato lungo le due ore di durata del film, minimamente pesanti e sorrette da un grande ritmo, è che forse uno solo di quei soggetti bastava da solo per una pellicola autonoma. Ecco, se di difetto dobbiamo parlare, per me è che la narrazione corale non permetta di approfondire a dovere gli animi degli attori coinvolti, così come tutte le particolarità che li riguardano. Lo spettro della sorella morta (soluzione abusatissima, ma che grande idea di regia per mostrarla) rimarrà un momento a sé, così come le visioni del prete, per quanto potenti e ottimamente orchestrate, si perdono nel mare magnum di negatività con cui condividono il minutaggio.
Tutto diretto con la classe a cui la Corea cinematografica ci ha abituati, come testimonia il confronto senza stacchi tra i tre, ma oltre a questioni di indubbio valore tecnico è nei pressi dello stomaco e dei sentimenti che ho percepito i vuoti maggiori, anche visto i temi di cui si fa carico - diciamo anche che la risoluzione del caso avviene in maniera forzatissima.
Forse Yeon Sang-ho avrà ritrovato la voglia di fare che gli mancava da un po', ma per quanto il film mi sia piaciuto, lo spettro dei suoi non-morti e delle emozioni che ha saputo suscitare con molta meno autoreferenzialità aleggia sempre.
Commenti
Posta un commento
Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U